sabato, Maggio 25

Grandi manovre per la dittatura field_506ffb1d3dbe2

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Pierre Nkurinziza

Kigali – Il primo febbraio scorso il Presidente Pierre Nkurinziza ha portato alle dimissioni il Vice Presidente della Repubblica Bernard Busokoza. Le motivazioni sono strettamente politiche. Negli ultimi mesi Busokoza era diventato particolarmente critico sulla revisione della Costituzione, sulla possibilità di un terzo mandato del Presidente Nkurunziza e sulla gestione governativa riguardante la distribuzione delle terre ai rifugiati ritornati nel Paese. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la scelta del Vice Presidente di annullare l’ordine ministeriale firmato dal ministro Edouard Nduwimana riguardante la nomina di Niyoyankana Bonaventure alla guida del principale partito di opposizione tutsi, UPRONA. Una scelta obbligata per la sopravvivenza di questo partito storico burundese. La nomina per decreto di Niyoyankana è stata preceduta dalla decisione del Presidente di destituire l’attuale leader del partito d’opposizione Charles Nditije, probabile candidato dell’opposizione per le elezioni Presidenziali previste per il 2015.

Per la prima volta nella storia della Repubblica, Presidente e Governo si arrogano il diritto di interferire nella vita politica interna di un partito di opposizione decidendo sulla sua leadership. Una situazione simile non si è verificata nemmeno sotto il regime del Generale Pierre Buyoya. La decisione rientra nel progetto di distruzione del principale partito di opposizione evidenziando la volontà del Presidente Nkurunziza di accelerare il piano mettendo alla testa del partito Niyoyankana Bonaventure, uno dei leader della corrente interna del UPRONA, denominata Kumungumya, fautrice di un compromesso politico con l’attuale regime.

Questa corrente, attualmente dominante nel UPRONA, ha permesso una alleanza tacita con il Presidente Nkurunziza e il suo partito razziale nazista CNDD-FDD (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia – Forze per la Difesa della Democrazia). Un’alleanza che parte dal supporto che l’attuale regime sia troppo forte per essere sostituito con mezzi democratici e che le forze tutsi all’interno dell’esercito siano troppo deboli per attuare un cambiamento attraverso un colpo di Stato. La corrente Kumungumya, partendo da questi presupposti, è convinta che solo una collaborazione possa limitare il progetto di instaurare una dittatura razziale in Burundi e sia in grado di salvaguardare la minoranza tutsi da dure repressioni e massacri.

La candidatura di Niyoyankana Bonaventure alla leadership del UPRONA è stata rifiutata durante l’ultimo congresso nazionale svoltosi a Gitega, dove la corrente Mukasi, fautrice di una opposizione radicale, sembra aver acquisito una maggior influenza all’interno del partito. Niyoyankana è considerato dalla maggioranza degli iscritti come una marionetta corrotta dall’attuale regime che gli avrebbe affidato il compito di distruggere il partito di opposizione con dinamiche simili a quelle che portarono la trasformazione del Partito Comunista Italiano in un partito ibrido completamente funzionale all’involuzione che la Repubblica Italiana sta subendo dagli anni Novanta.

Il rafforzamento della corrente radicale Mukasi è stato sottolineato mercoledì scorso tramite le avvenute dimissioni di tre ministri del UPRONA, il Ministro dello Sviluppo Distrettuale Jean-Claude Ndihokubwayo, Il Ministro delle Comunicazioni Leocadie Nihaza e il Ministro del Commercio Victoire Ndikumana. Le dimissioni hanno siglato la rottura della politica di collaborazione tra il partito al potere CNDD-FDD e il principale partito di opposizione. «Rifiutiamo categoricamente di coabitare con il partito al potere del Presidente Pierre Nkurunziza che sta distruggendo ogni spazio democratico», dichiara giovedì Tatien Sibomana, portaparola del UPRONA.

Le reazioni del Presidente Nkurunziza non si sono fatte attendere. Nell’apprendere la notizia delle dimissioni ha immediatamente firmato l’ordine di arresto contro l’ex Vice Presidente Busokoza e il Leader del Partito Nditije accusati di alto tradimento, costringendoli a rifugiarsi presso un’ambasciata a Bujumbura, la capitale. Secondo fonti non confermate i due leader dell’opposizione sarebbero protetti all’interno della  Ambasciata Americana. La crisi all’interno del Governo sta minando le delicate basi di power-sharing (condivisione del potere) previste dagli accordi di Arusha che posero fine alla guerra etnica tra hutu e tutsi. In pericolo anche il processo di riconciliazione tra le due comunità dopo un decennio di conflitti.

Gli ordini di arresto del Vice Presidente e del leader del UPRONA non hanno fatto scattare la scintilla della guerra civile, come è successo in Sud Sudan, pur avendo le stesse cause: il rafforzamento del Presidente, a causa dell’attuale debolezza della componente tutsi all’interno delle forze armate. Un tentativo insurrezionale avrebbe offerto su un vassoio d’argento l’opportunità al CNDD-FDD di scatenare le sue milizie genocidarie per massacrate i cittadini burundesi di origine tutsi.

La Comunità Internazionale comincia a preoccuparsi sulla deriva autoritaria intrapresa dal Presidente Nkurunziza. Una preoccupazione che risulta ipocrita e tardiva in quanto gli avvertimenti lanciati fin dal 2011 dalla Ong Americana Inernational Crisis Group e dalla Ong Svizzera Initiative and Changes, sono rimasti inascoltati. Nel 2011 International Crisis Group aveva pubblicato un rapporto sulla situazione in Burundi dove si illustrava chiaramente l’inizio di questa deriva autoritaria. «Nonostante che le Istituzioni sembrano funzionare e che il Governo assicuri la Comunità Internazionale di essere impegnato nella riconciliazione nazionale e lo sviluppo, il Burundi sta regredendo. Gli accordi di Arusha sono stati sostituiti de facto da un sistema mono partitico caratterizzato dalla fine del dialogo tra il partito al potere e l’opposizione, da una deriva autoritaria del Governo e la ripresa della violenza politica», recita il rapporto.

Nel 2012 la Ong Svizzera Initiative and Changes organizzò un forum politico sul Burundi dal 28 maggio al 2 giugno dove parteciparono membri del partito al potere, dell’opposizione e leader della società civile. L’obiettivo era quello di favorire un dialogo parallelo tra il Governo e le altre forze della società burundese. L’iniziativa fu totalmente ignorata dall’Unione Europea che preferì attivare i propri canali diplomatici per supportare un altro dialogo parallelo tra Governo e opposizione teso a riconsolidare la politica di collaborazione ad esclusivo vantaggio del CNDD-FDD.

Parallelamente alla crisi di Governo, fonti autorevoli informano del progetto del Presidente Nkurunziza di rafforzare il potere tramite la nomina a Primo Ministro del Generale Alain-Gullaume Bunyoni, ex Ministro della Pubblica Sicurezza ed attuale Capo del Gabinetto Civile della Presidenza della Repubblica. Il Generale Bunyoni, uomo fedele al regime, sospettato di diversi crimini etnici durante la guerra civile e temuto dalla comunità tutsi, sarebbe stato scelto dal Presidente per cercare un compromesso per risolvere le differenze nate all’interno del partito CNDD-FDD relative alla possibilità di un terzo mandato presidenziale per Nkurunziza.

Una importante percentuale del partito teme che la decisione di ricandidarsi tramite modificazione Costituzionale possa creare una pericolosa situazione per il partito, temendo due scenari entrambi destabilizzanti. Il primo prevede il boicottaggio delle elezioni da parte dei partiti di opposizione come avvenne nelle elezioni del 2010. Questa possibilità metterebbe in serie difficoltà il Presidente e il partito privi di legittimità democratica per due volte consecutive. Il secondo scenario è ancora più inquietante: parte della dirigenza del partito teme di perdere le elezioni. Un timore basato sui dubbi della influenza del CNDD-FDD sulle masse popolari. Alcuni dirigenti del partito fanno intendere che la propaganda della “democrazia della maggioranza” non sia in grado di controbilanciare un malcontento popolare sotterraneo, estremamente pericoloso per la tenuta del regime.  La propaganda non reggerebbe dinnanzi ai miseri risultati prodotti durante i due mandati presidenziali di Nkurunziza.

Nonostante la creazione di una Agenzia Anti Corruzione, le istituzioni burundesi sono corrose dalla corruzione che sta minando le basi dello sviluppo sociale ed economico. Questa corruzione si associa ad abusi di potere inflitti non solo sulla minoranza tutsi ma sulla popolazione in generale dalle forze di polizia composte da ex criminali di guerra Hutu Power. La loro insaziabile sete di denaro li starebbe spingendo a superare i limiti consentiti (vessazioni della comunità tutsi) trasformando la comunità hutu e quella mussulmana in altrettante vittime, perdendo progressivamente il ruolo di protettori della etnia hutu contro i tentativi di “dittatura della minoranza” tutsi. L’Agenzia Anti Corruzione è impossibilitata ad agire poiché la corruzione, agli alti vertici, è gestita direttamente dalla famiglia Presidenziale che tollera la corruzione delle sue forze armate ai danni della popolazione burundese in generale.

Questo fenomeno definito ‘una affare di famiglia‘, ha posto il Paese alle ultime posizioni delle classifiche internazionali sulla democrazia e la trasparenza amministrativa, diminuendo sensibilmente l’attenzione degli investitori e donatori internazionali. La popolazione sta subendo direttamente le nefaste conseguenze della scelta di Nkurunziza di allinearsi all’asse Tanzania – Congo, voluto dalla Francia con l’obiettivo di bloccare il processo di integrazione del blocco economico East African Community, considerato da Parigi sotto il dominio tutsi di Rwanda e Uganda. Questo tentativo a creato una coalizione tra Kenya, Rwanda e Uganda che sta progressivamente escludendo il Burundi e la Tanzania dal processo di integrazione economica e sociale. Mentre la Tanzania può rivolgersi al secondo blocco economico dell’Africa anglofona: quella dell’Africa del Sud, SADC, il Burundi rischia di rimanere isolato a causa della sua posizione geografica.

Gli effetti sull’economia sono già devastanti aumentando i livelli di disoccupazione e povertà di per sè allarmanti.Vari dirigenti del CNDD-FDD nutrono dubbi sulla efficacia della ‘tattica Ruandese’ che Nkurunziza intende attivare per controllare il pericoloso malcontento sociale. Questa tattica, adottata dal Presidente ruandese Juvénal Habyariamana negli anni che precedettero il genocidio in Rwanda, tende ad addossare tutti i mali del Paese alla comunità tutsi e al fantomatico ‘complotto tutsi regionale’. La tattica sembra trovare resistenze all’interno del partito al potere. Una percentuale significativa di dirigenti non ritiene il CNDD-FDD ancora pronto per gestire una fase di massacri etnici che sono il normale epilogo di questo tipo di tattica politica. 

Al contrario questi dirigenti stanno attuando un’opera di dissuasione sul Presidente affinché non si presenti alle elezioni e nomini come candidato e successore il Generale Allain-Guillaume Bunyoni considerato  l’uomo ideale per gestire la continuità politica del CNDD-FDD e per rafforzare il Governo in previsione della instaurazione di un regime razziale. Parallelamente a questa opera di dissuasione alcuni dirigenti di partito starebbero diffondendo tra la comunità hutu l’idea che i problemi sono causati dal particolare stato psicologico di Nkurunziza causato dai traumi subiti durante la guerra civile. Questa subdola mossa avrebbe l’obiettivo di screditare il Presidente e mantenere inalterata la credibilità del partito. Una propaganda indirettamente rafforzata dallo stesso Nkurunziza che ha più riprese negli anni passati ha pubblicamente dichiarato che le sue scelte politiche sono guidate dal fantasma di un bambino di sei anni che fu da lui ucciso durante la guerra. Questa opera di delazione sarebbe confermata dalla diaspora burundese hutu e tusti che vive in Uganda.

Nonostante le preoccupazione internazionali, vari esperti regionali pensano che il piano di regime razziale non verrà attuato prima delle elezioni del 2015 in quanto attualmente il CNDD-FDD non avrebbe la forza necessaria per gestire un regime simile. Secondo questi esperti il partito si starebbe concentrando sul rafforzamento del piano, non sulla sua realizzazione. Oltre alla deriva costituzionale e alla rottura del equilibrio tra le due comunità il CNDD-FDD starebbe attuando un’opera di revisionismo storico e si starebbe affidando a esperti francesi.

Il revisionismo storico intrapreso è quello di trasformare l’ala militare del CNDD, le Forze di Difesa della Democrazia (FDD), da una fazione della guerra civile ad un movimento di liberazione nazionale contro la dittatura tutsi. La celebrazione della Settimana dei Combattenti della Libertà avvenuta il 25 novembre 2013 sarebbe inserita all’interno di questo processo revisionista. Dal 13 al 16 novembre 2013 gli ex combattenti che hanno partecipato a campagne di massacri etnici durante la guerra civile, sono stati glorificati dal partito al potere. Il lato più inquietante è stata la partecipazione alle manifestazioni di diplomatici e Ong della Francia e del Belgio.

Secondo fonti autorevoli nel Paese si registrerebbe la presenza di esperti militari francesi con l’obiettivo di applicare la teoria militare della Guerra Rivoluzionaria, un complicato ma efficace sistema suddiviso in tre livelli gerarchici per il capillare controllo della popolazione e la sua attivazione per pulizie etniche, che la Francia instaurò nel Rwanda e fu il principale motore per il genocidio del 1994. Questi esperti militari francesi starebbero replicando l’esperienza ruandese, basandosi sulla polizia e sulla milizia hutu Imbonerakure che già gode di una immunità mai ufficializzata. La milizia starebbe ricevendo addestramento e armi.  

La preparazione della dittatura razziale passa attraverso la sottile quanto criminale opera del Governo di polarizzare le tensioni tra la comunità hutu e tusti sulla proprietà della terra assai scarsa nel piccolo ma sovrappopolato Paese africano. A seguito del ritorno dei rifugiati hutu dalla Tanzania e di quelli tutsi dall’Uganda, dal 2011 si sta assistendo a pericolose dispute sulla proprietà dei terreni che il Governo non sta cercando di gestire pacificamente, schierandosi dalla parte dei contadini hutu ed insinuando il rumore di un complotto tutsi per rubare le terre nel Paese.

A livello regionale, la Francia starebbe spingendo il Presidente Nkurunziza e il CNDD-FDD al rafforzamento della alleanza dei ‘Paesi amici’: Congo e Tanzania, alla riappacificazione con il gruppo armato burundese di estrema destra Fronte Nazionale di Liberazione (FNL) operante in Congo e alla creazione di una alleanza di forze eversive con il gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR),anche esse operanti in Congo. Entrambi questi due gruppi armati sono protetti dal Governo di Kinshasa ed usufruiscono della politica di passività adottata nei loro confronti dalla missione di pace ONU in Congo MONUSCO, contravvenendo al suo attuale mandato di neutralizzare tutte le forze negative presenti al est del Congo.

L’attuale regime burundese sembra essere  funzionale alla sinistra evoluzione delle geo strategie della France-Afrique per il dominio del Continente elaborata dal documento ufficiale ‘L’Africa è il nostro avvenire‘, presentato al Governo Francese. nel ottobre 2013 dal Senatore per l’Africa Jeanny Lorgeoux e l’ex Segretario di Stato alla Cooperazione Jean-Marie Bockel. Il documento ha riscontrato un entusiastica approvazione tra i circoli economici francesi e il Presidente Francois Hollande che ha promesso di applicare alla lettera la riforma (reazionaria) della France Afrique proposta dai due esperti governativi.

L’Amministrazione Obama, attualmente impegnata in un sottile scontro contro Parigi sulla mancata eliminazione del gruppo terroristico ruandese FDLR all’est del Congo, sta seguendo gli sviluppi in Burundi con estrema preoccupazione e attenzione. 

 

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