lunedì, Gennaio 27

Grandi Laghi: l’imprevisto congolese stravolge gli equilibri La Rinascita della Regione dei Grandi Laghi/4 Tra il 2017 e il 2018 la Chiesa cattolica prende la guida delle proteste popolari, è la fine di Kabila, entra in scena Tshisekedi ed è l’inizio di qualcosa di inaspettato

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Tra il 2017 e il 2018 le potenze occidentali e il Vaticano -che già almeno da fine 2016 avevano apertamente abbandonato le abbandonano le forze HutuPower in Burundi e in Congo nello specifico, ma in generale in tutta la Regione dei Grandi Laghi- si concentrano sul Congo.
La 
Chiesa Cattolica prende la guida delle proteste popolariUnione Europea impone sanzioni economiche ad personam sui leader del regime di Kinshsasagli Stati Uniti e la Francia supporta l’alleanza tra AngolaRwanda e Uganda che minaccia di invadere il Congo in caso le elezioni vengano rinviate per l’ennesima volta o che comunque Joseph Kabila tenti di accedere al terzo mandato presidenziale.
L’alleanza militare Luanda
KigaliKampala rientra in un piano militare ideato dal Pentagono e promosso dal Segretario di Stato Mike Pompeo, la famosa ‘Operazione Isolamento e Distruzione’.

Messo alle strette, Kabila elabora un piano B. Non rinvia le elezioni (già rinviate nel 2016 e nel 2017) e promuove l’ex Ministro degli Interni Emannuel Ramazani Shadary a suo delfinoRamazani è designato a svolgere il ruolo di Presidente di facciata, per un solo mandato, permettendo la distensione con le potenze occidentali e la Chiesa Cattolica e la possibilità per Kabila di ripresentarsi alle elezioni del 2023.
Il
 piano B naufraga dinnanzi alla pressione internazionale sulla vigilanza delle elezioni, affidata alla organizzazione capillare della Chiesa Cattolica nel monitoraggio dei seggi. Fin dalle prime proiezioni del voto è chiaro che il burattino di Kabila ha miserabilmente perso. La popolazione ha preferito il candidato dell’opposizioneMartin Fayulu, leader della piattaforma politica d’opposizione Lamuka, che ottiene quasi il 60% dei voti. Fayulu è un tecnocrate molto apprezzato in Europa, e con solide alleanze nel capitalismo americano, essendo stato per anni direttore generale della ExxonMobil a Kinshasa, Etiopia, Costa d’Avorio, Kenya, Nigeria e Mali.

Felix Tshisekedi: da burattino di Kabila a ‘uomo forte’ della rinascita congolese

Kabila e il Clan dei Mobutisti sono consapevoli che con Martin Fayulu Presidente non vi sarebbe stata alcuna possibilità d’intesa. Il loro impero mafioso sarebbe smantellato e il rischio di rispondere dei crimini economici e politici è altissimo. Così, all’ultimo momentoil regime di Kinshasa, constatata l’impossibilità di offrire unvittoria ‘artificiale’ al delfino Ramazani, nemmeno votato dalla sua etnia, trova un accordo con il secondo leader dell’opposizioneFelix Tshisekedi, figlio del leader storico Etienne Tshisekedi, deceduto a Bruxelles nel febbraio 2017. Felix deve rimpiazzarRamazani nel ruolo di burattino’ di Kabila: scaldare la poltrona presidenziale, in attesa del ritorno di Kabila previsto nel 2023. Durante il suo mandato deve garantire gli interessi della famiglia Kabila e del Clan dei Mobutisti, continuare la collaborazione con i terroristi delle FDLR e con il regime HutuPower in Burundi.

Le denunce dell’accordo sottobanco Kabila-Tshisekedi fatte dal vero vincitore delle elezioniFayulunon trovano il necessario supporto internazionalePersino la Chiesa cattolica (che conosce i veri risultati delle elezioni) lo abbandona, preferendo Tshisekedi per non innescare un pericoloso scontro politico, preambolo di una guerra civile nel Paese.
A grande sorpresaFelix Tshisekedi, dopo nemmeno un mese dalla nomina alla Presidenza, non rispetta i patti segreti stipulati con KabilaInvece di portare avanti quanto lasciato da Kabila, vara una radicale politica tesa a democratizzare il Paeselottare contro la corruzioneoramai eretta a sistema amministrativo, distruggere gli oltre 100 gruppi armati che infestano l’Est del Paese, con l’obiettivo di rilanciare l’economia del Congo e renderlo, per la prima volta dal periodo coloniale belga, un Paese normale.

Tshisekedi inizia una serie di viaggi internazionali tesi a raccogliere alleanze e supporti politici da Unione Europea, Francia, Stati Uniti. Inaugura una politica di distensione con Rwanda e Uganda orientata all’integrazione economica con l’Africa Orientale. Costruisce una santa alleanza economica e militare con Luanda e KigaliInterrompe, in maniera brutale e drastica, l’appoggio alla dittatura burundese di Pierre Nkurunziza, e pianifica un complicato piano militare per distruggere l’alleato numero uno di Kabila nell’est del Paese: le FDLR (Democratic Forces for the Liberation of Rwanda).
Il nuovo Capo di Stato comprende che l’intreccio tra governo e gruppi armati 
dell’est è deleterio sia a un sano sviluppo economico nazionale, sia all’integrità territoriale. Dal 2008 era chiaro che il Governo di Kinshasa aveva perso il controllo amministrativo nelle province dell’Est a favore di un perverso meccanismo di alleanze politichemilitari ed economiche con i vari ‘Signori della Guerra’ che avvantaggiavano solo un ristretto gruppo di persone: la famiglia Kabila, il Clan dei Mobutisti e alcuni generali dell’Esercito a loro fedeli.

L’inaspettata (sia all’interno del Paese che all’estero ha colto tutti di sorpresa) linea di Tshisekedi è il preambolo della fine degli equilibri politici ed economici conosciuti fino ad oggiE’ l’inizio della fine dell’epopea delle FDLR e del regime HutuPower di Nkrurunziza, Kabila, Clan dei Mobutisti, la fine delle complicità tra le forze genocidarie e alcune aree della Chiesa cattolica; tutti soggetti colti di sorpresa dalla inaspettata mossa del PresidenteForze costrette a subire il ‘colpo basso’. Per ora non si stanno opponendo, almeno apertamenteHanno bisogno di guadagnare tempo, comprendere la nuova situazione e studiare mosse politiche idonee, non avventate, per bloccare il nuovo corso di Felix Tshisekedi che, da marionetta diventa a tutti gli effetti ‘Capo di Stato’.
Il suo ‘nuovo corso’ potrebbe davvero trasformarlo nell’autore della rinascita dei Grandi Laghi, perché quel che sta portando avanti, a partire dal tentativo di eliminare i 100 gruppi armati -FDLR in primis- nell’Est del Congo, non sono azioni che riguardano solo il Congo, ampliandosi al Burundi -e la cronaca di questi giorni in Burundi, come in Congo è frutto di questo suo lavoro-, quel che davvero fanno è smontare totalmente gli equilibri nell’intera Regione dei Grandi Laghi.
Le 
domanda che si pongono gli osservatori internazionali è non solo se Tshisekedi riuscirà a portare termine l’operazione, ma anche e soprattutto se riuscirà a ricomporre il puzzle dei nuovi equilibri prima del 2023, e che cosa saràse sarà.
Il 
fallito tentativo di assassinare Tshisekedi, avvenuto lo scorso ottobre, fa comprendere alle forze reazionarie regionali che il ripristino del precedente status quo sarà più difficile di quanto previsto. Ora Tshisekedi sta cambiando tutto l’apparato di sicurezza presidenziale, allontanando sospetti sostenitori di Kabila sostituendoli con persone fidate.

Dopo che nel maggio 2019 ha avviato la guerra contro le FDLR -e gli altri gruppi armati ma questi altri sono quasi un problema marginale- con la partecipazione attiva dell’Esercito ruandese nel giugno ha offerto la possibilità al dittatore burundese di rimanere al potere a condizione che rompesse l’alleanza con le FDLR e modificasse la sua politica HutuPower. Il rifiuto di Nkurunziza ha scatenato la collera del Presidente congolese. Così è andata in scena l ‘Operazione Corridoio Est’, sostenuta da Angola e Rwandache allarga l’orizzonte degli obiettiviDalla eliminazione delle bande armate nell’est del Congo per garantire pace, sviluppo e integrazione regionale si passa all’obiettivo di destituire il regime burundese, ormai antitetico, e forte ostacolo per i nuovi assetti economici e politici della Regione dei Grandi Laghi individuati da Tshisekedi, e ampiamente condivisi non solo da Paul Kagame, ma anche da altre potenze regionali e occidentali.

L’avvento alla Presidenza di Felix Tshisekedi è la circostanza storica inedita tanto attesa da gran parte della popolazione-, capace di sconvolgere lo status quo del terrore e degli affari sporchi, situazione della quale è responsabile anche l’Occidente. La Rinascita regionale è costretta a passare attraverso un duro regolamento di conti. La liberazione dell’est del Congo e del Burundi non riuscirà impedire i massacri etnici che si stanno consumando nel Sud e Nord Kivu e delineando in Congo. Kinshasa e Kigali sono consapevoli che non riusciranno evitare la violenza etnica.

Per evitare le violenze che si stanno profilando all’orizzonte occorreva agire quando si erano presentate ottime occasioni nel passato. In Congo, secondo molti osservatori, occorreva affiancare la prima ribellione Banyarwanda all’est, guidata da Laurent Nkunda, nel 2009 con un movimento politico inclusivo e popolare all’ovest, e ciò per destituire il regime di Kabila, già allora in serie difficoltà. In Burundi occorreva un adeguato supporto militare regionale ai reparti dell’Esercito repubblicano che, nel maggio 2015, tentarono il colpo di Stato per destituire Nkurunziza. All’epoca gli stessi attori regionali e internazionali oggi alla testa del tentativo di cambiamento, pensavano che il precario status quo fosse proficuo per i loro interessi Chiesa Cattolica e Paul Kagame compresi.
Occasioni perse, ora, il prezzo della pace regionale, rischia di passare attraverso il sacrificio di molte vite, di certo non voluto, ma inevitabile per sconfiggere definitivamente i mostri del passato.

(La prima parte, I Grandi Laghi scoprono il potere HutuPower, è stata pubblicata il 03 dicembre 2019; la seconda parte, ‘Grandi Laghi: il dolore di Congo e Burundi, è stata pubblicata il 04 dicembre 2019; la terza parte, ‘Grandi Laghi: quando Occidente e Vaticano abbandonarono i dittatori’, è stata pubblicata il 05 dicembre 2019; la quarta parte sarà pubblicata il 09 dicembre 2019)

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