lunedì, Agosto 3

Grandi Laghi: il dolore di Congo e Burundi La Rinascita della Regione dei Grandi Laghi/2 Dalla seconda guerra panafricana del Congo all’ascesa di Pierre Nkurunziza in Burundi grazie al lavoro della Comunità di Sant’Egidio

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Prosegue la serie di servizi dal titolo ‘La Rinascita della Regione dei Grandi Laghi’, che abbiamo iniziato pubblicare dal 3 dicembre 2019. Obiettivo: avere gli elementi del pregresso di Congo e Burundi per provare a capire quanto in quei due Paesi, strategici per la regione, sta accadendo.

La stagione delle guerre senza fine e l’ascesa delle FDLR

La liberazione dello Zaire (della quale abbiamo visto i tratti salienti in ‘I Grandi Laghi scoprono il potere HutuPower’) non riuscì a creare una nuova era di relazioni pacifiche tra i vari Paesi della Regione dei Grandi Laghi.
Il nuovo PresidenteLaurent Desire Kabila, posto al potere dalla coalizione Hima, si ribellò ai suoi padrinidando inizio alla seconda guerra panafricana che ha visto il Congo scontrandosi con gli eserciti del Burundi, Rwanda e Uganda. In sostegno di Kabila, detto ‘Tomboló’ (a causa del suo difetto fisico che lo costringeva a camminare zoppicante dondolandosi a destra e a sinistra), giunsero gli eserciti dell’Angola e dello Zimbabwe, attirati dalle immense ricchezze naturali del Congo. La Francia si schierò con Tomboló, mentre Stati Uniti e Gran Bretagna con Uganda e Rwanda.

Il conflittoiniziato nel 1998durò fino al 2004, con il Congo diviso in due. L’Ovest sotto il controllo di Kabila e alleati. L’est sotto il controllo di Burundi, Rwanda e Uganda. Nel 2000 fu firmata una precaria pace (applicata solo nel 2003 – 2004) che interruppe momentaneamente la guerra regionale, anche grazie all’arrivo di un contingente di pace ONU, il MONUC (Missione Organizzazione Nazioni Unite in Congo)meglio conosciuta come MONUSCO, che doveva stabilizzare il Congo. La sua missione avrebbe dovuto finire con le elezioni presidenziali che si tennero nel 2006. Al contrario questa missione di pace dura tutt’ora, diventando anch’essa un comitato d’affari e tra le principali cause della instabilità dell’est del Congo. E’ di questi giorni la ribellione alla presenza del contingente ONU da parte dei congolesi arrabbiati contro i militari.

Durante la seconda guerra panafricana, i francesinel 2000riunirono i resti dell’esercito hutu e delle milizie genocidarie ruandesi, creando il movimento guerrigliero Democratic Forces for the Liberation of Rwanda (FDLR – Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda) i cui capi politici, responsabili del genocidio 1994, erano al sicuro in Francia con statuto di rifugiati politici, compreso la così detta ‘Vedova Nera’, Agathe Habyarimana.
Nel 
gennaio del 2001 il leader congolese Laurent Desire Kabila fu assassinato da una congiura di ex Mobutisti che diventeranno successivamente noti come il ‘Clan di Mobutu’. Subito dopo l’assassinio di Tomboló, gli ex Mobutisti misero al potere uno dei tanti figli del Presidente congoleseJoseph Kabila, avuto dall’unione con una donna tanzaniana. Kabila all’epoca era appena trentenne.

L’era di affari e terrore nell’est del Congo

La guerra congelata dall’Occidente riprese sotto forma di guerriglia e rivolte etniche dei Banyaryanda e Banyamulenge (etnie tutsi congolesi) sostenute da Rwanda e Uganda. Le più importanti furono quelle del colonello Laurent Nkunda (2009) e del Movimento 23 Marzo (M23) nel 2012.
Nello stesso turbolente periodo 
gli ex Mobutisti si rafforzarono al potere facilmente, controllando il giovane ed inesperto Presidente Joseph Kabila, denominato ‘le Petit’ (‘il Piccolo’).

Il periodo di Kabila le Petit (2001  2018) fu una delle pagine più nere e tristi per il popolo congolese. Il Clan dei Mobutisti impose un controllo totale sul Paese. Invece di dedicarsi alla ricostruzione economica e al rafforzamento della pace e della democrazia, instaurarono un complesso sistema di sfruttamento delle risorse naturali del Paese in complicità con la famiglia Kabila e varie multinazionali europee e americane.

Nell’est del Congo, dove si concentrano la maggior parte delle risorse naturali, questo sfruttamento fu possibile grazie all’alleanza con vari gruppi armati congolesi e stranieritra questi spiccavano le FDLR. Questo gruppo armato, inserito nella lista internazionale dei gruppi terroristici a causa dei numerosi crimini commessi nell’est del Congo e formato dai leader del genocidio ruandese, arrivò a controllare un territorio situato nelle province del Nord e Sud Kivu grande come la Francia e ricco di materie prime.

Nei territori occupati, le FDLR costringevano la popolazione a lavorare in semischiavitù nelle miniere di oro, diamanti e coltan, la fonte inesauribile di ricchezze per le FDLR, la famiglia di Kabila, il Clan dei Mobutisti e dei loro soci occidentali, ai quali si aggiunse, dal 2010, un nuovo partner, ovvero la Cina.
Durante l’era di Kabila 
le Petit, la popolazione congolese conobbe solo corruzione eretta a sistema, mancato sviluppo economico, povertà inaudita e interminabili violenze nell’est del Paese che provocarono circa 2 milioni di vittime. I cachi blu ONU della missione MONUC (divenuta successivamente MONUSCO – Missione Organizzazione Nazioni Unite di Stabilizzazione del Congo), entrarono nel giro d’affari.
Il loro mandato di protezione dei civili fu trasformato (non ufficialmente ma di fatto) nel mandato 
a proteggere il comitato d’affari creatosi attorno ai minerali preziosi.
vari gruppi armati presenti all’est del Congo usufruirono della protezione dei caschi blu, in quanto attori di primo piano nel traffico dei minerali preziosi.
La 
MONUSCO, nel 2012, arrivò a formare una santa alleanza con i terroristi FDLR per contrastare la rivolta del M23. I vari contingenti del terzo mondo che compongono la MONUSCO si dedicarono anche al traffico illegale dei minerali, alla promozione della prostituzione infantile, tollerando un regime corrotto e dittatoriale, e rifiutandosi di proteggere la popolazione civile continuamente vittima di guerre non dichiarate tra le varie bande armate presenti nelle province est per il controllo dei minerali. Il loro operato, spesso occultato dai media internazionali, creò forti risentimenti e odi tra la popolazione congolese che originarono varie ostilità verso i caschi blu che fecero da preambolo all’attuale rivolta popolare contro MONUSCO. In meno di una settimana due basi ONU sono state attaccate all’est del Paese, Beni e a Goma, dalla popolazione inferocita.

Durante questo periodo Rwanda e Uganda adottarono una politica apparentemente contraddittoria, sostenendo le varie ribellioni tutsi congolesi come forma di pressione politica, al fine di continuare a partecipare alla rapina della risorse naturali, unica fonte di ricchezza che permise un rapido sviluppo economico in entrambi i Paesi Hima. Il Presidente ugandese Yoweri Museveni e quello ruandese Paul Kagame istigarono e supportarono prima Laurent Nkunda e successivamente il M23 per poi fermare queste ribellioni quando Kabila le Petit concedeva loro il diritto di sfruttamento illegale di oro, diamanti e coltan per comprarsi la pace.
Le risorse naturali congolesi furono anche l’origine delle tensioni e della 
guerra fredda tra Rwanda e Uganda, iniziate nel 2000, in piena seconda guerra pan africana, quando i rispettivi eserciti si scontrarono nella guerra dei sei giorni, presso la città est di Kisangani, distruggendola e causando un numero incalcolabile di vittime tra i civili. Una guerra fredda che dura tutt’ora.

Il Burundi contagiato dalla follia HutuPower

Nello stesso periodo dell’ascesa di Kabila le Petit, in Burundi termina la guerra civile iniziata con l’assassinio del Presidente hutu Melchior Ndadaye, attuato da ufficiali tutsi dell’Esercito burundese per bloccare i suoi piani genocidari.
Guerra iniziata nel 1993 e terminata nel 2004, condotta da due guerriglie hutu: le Forze di Difesa della Democrazia (FDD) guidate dall’attuale Presidente (illegittimo) Pierre Nkurunziza, e le Forze di Liberazione Nazionale (FNL), guidate da Agathon Rwasa, attuale Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale e leader del partito di opposizione hutu Comitato Nazionale di Liberazione (CNL).
Le due guerriglie hutu combattevano contro l’esercito regolare e il 
Governo del Presidente Pierre Buyoya, attuale consigliere per le missioni di pace presso l’Unione Africana. Nello stesso tempo si scontravano tra di loro per assicurarsi il potere esclusivo nel Burundi post Buyoya.

La pace del 2000 ad Arusha fu studiata a tavolino dal Sudafrica di Nelson Mandelada Stati Uniti e Comunità di Sant’Egidio.
I tre principali attori internazionali della pace burundese 
misero alla guida del Paese il ‘Signore della Guerra’ Pierre Nkurunziza, responsabile di numerosi crimini contro l’umanità compiuti durante il conflitto. La scelta di Nkurunziza fu dettata dalla convinzione di poter controllare le forze HutuPower concedendo loro il potere per poterle progressivamente addomesticare, riducendo gli aspetti politici più estremisti e genocidari. Una convinzione all’epoca condivisa anche dai Presidenti Museveni e Kagame.
Il dominio di Nkurunziza si modellò sugli esempi del passato regime HutuPower del Presidente Juvénal Habyarimanae del contemporaneo regime di Kabila le Petit. Corruzione, potere dispotico, povertà, repressione etnica furono le caratteristiche predominanti di Nkurunziza, che ricevette a Roma, nel 2009, il Premio per la Pace della Comunità di Sant’Egidio. Andrea Zuppi (attuale Cardinale di Bologna e tra i fondatori della comunità) durante la cerimonia del premio, elogiò Nkurunziza per la sua saggezza, il suo attaccamento ai valori democratici, il suo impegno per la pace e il superamento delle divisioni etniche in Burundi.
Elogi fuori posto, visto che nello stesso momento il Signore della Guerra aveva lanciato 
una repressione sanguinaria contro l’opposizione e promosso il terrore etnico, per assicurarsi la vittoria alle elezioni presidenziali del 2010. Già nel primo mandato presidenziale il Burundi era stato trasformato in un Paese fortemente diviso a livello etnico, dove un comitato d’affari, formatosi all’interno del partito al potere, il CNDD-FDD, aveva instaurato le stesse metodologie utilizzate dal Clan Akuzi del Rwanda pre 1994 e dal Clan dei Mobutisti in Congo, per gestire le ricchezze nazionali a scapito dello sviluppo del Paese.

(La prima parte, I Grandi Laghi scoprono il potere HutuPower, è stata pubblicata il 03 dicembre 2019; la terza parte sarà pubblicata il 05 dicembre 2019)

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