giovedì, Ottobre 29

Governo Trump: il ruolo cruciale di Peter Thiel

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Peter Thiel, il miliardario fondatore di PayPal, rappresenta un imprenditore molto atipico. In estate, mentre pressoché tutti i suoi colleghi attivi nel settore dell’hi-tech supportavano anche finanziariamente Hillary Clinton, lui versava quasi 1,5 milioni di dollari a sostegno della campagna elettorale di Donald Trump. La mossa lo ha trasformato in una sorta di untore agli occhi dei giganti della Silicon Valley, che lo hanno accusato di tollerare il razzismo, il sessismo ed altre disdicevoli caratteristiche affibbiate a Trump, sebbene colossi come Facebook, troppo dipendenti dal suo ingegnoso sistema di pagamenti, si siano visti costretti a scendere in campo a favore della sua libera scelta, pur non condividendola. Thiel si è difeso con le unghie e con i denti, affermando che «a prescindere da come vadano queste elezioni, ciò che Trump rappresenta non è affatto folle. Egli cerca di rinnovare il Partito Repubblicano portandolo oltre i dogmi del reaganismo. Trump ha indubbiamente pronunciato insulti e frasi offensive, ma sulle questioni più importanti, come l’immigrazione e l’opposizione al commercio senza regole e alla guerra, ha pienamente ragione. Il suo programma non punta tanto a fare l’America un grande Paese, quanto a fare dell’America un Paese normale. Un Paese normale non ha un deficit commerciale di mezzo trilione di dollari. Un Paese normale non combatte simultaneamente cinque guerre non dichiarate […]. I media hanno preso le esternazioni di Trump alla lettera, senza prendere sul serio il suo programma. Gli elettori, d’altro canto, hanno preso seriamente il suo programma senza prendere alla lettera le sue dichiarazioni».

Il verdetto favorevole delle urne ha indotto Trump a reclutare nella sua squadra una mente libera e innovativa come quella di Thiel, incaricandolo di scovare persone valide da inserire nella nova amministrazione e di fungere da ponte tra la Casa Bianca e il capriccioso settore dell’alta tecnologia. Per il tycoon newyorkese sarà fondamentale costruire un rapporto di stretta collaborazione con la Silicon Valley, che permetta di creare posti di lavoro negli Stati Uniti senza incidere negativamente sugli affari delle grandi aziende tecnologiche. A questo scopo, Theil e Jared Kushner, il genero di Trump, hanno organizzato un incontro presso la Trump Tower di New York tra il presidente e alcuni alti dirigenti delle aziende che insieme coprono una fetta di mercato da oltre 2 miliardi di dollari. Qui arriveranno Larry Page ed Eric Schmidt di Alphabet (controllata da Google), Tim Cook di Apple, Sheryl Sandberg di Facebook, Jeff Bezos di Amazon (nonché editore del filo-democratico ‘Washington Post’) e altri dirigenti di Oracle, Ibm, Intel, ecc. Uber e Airbnb hanno annunciato che non parteciperanno, mentre sembra che nessun rappresentante di Twitter sia stato invitato all’incontro. L’obiettivo che Thiel si è prefissato non è affatto facile da conseguire, dal momento che i colossi della Silicon Valley, i quali ottengono gran parte dei propri profitti grazie al libero commercio e all’assenza di qualsiasi barriera protettiva tra i vari Paesi del mondo, sono chiamati a trattare con un presidente espressosi in termini estremamente negativi sulla globalizzazione.

Nonostante gli screzi riguardo alla cooperazione in materia di sorveglianza di massa attuata dalla National Security Agency, l’industria tecnologica si era trovata molto più a suo agio con Barack Obama, il massimo sostenitore dei trattati di libero scambio con Europa e Asia e un acceso supporter della politica delle porte (relativamente) aperte agli immigrati finalizzata a favorire l’afflusso di talenti stranieri negli Stati Uniti. Alcuni ex dirigenti di Alphabet hanno addirittura lavorato per l’amministrazione Obama. L’obiettivo di Trump, di converso, è quello di rimpatriare la produzione di computer, telefoni cellulari e tutte le altre apparecchiature tecnologiche sfornate dalla Silicon Valley, che in rapporto ai profitti stratosferici realizzati di anno in anno impiega un numero estremamente basso di lavoratori statunitensi. Secondariamente, il presidente intende promuovere il rientro del ‘tesoro della globalizzazione’ che le aziende hi-tech detengono in ‘paradisi fiscali’ come le Isole Cayman, attraverso l’applicazione di forti sconti fiscali per coloro che intendo rimpatriare i capitali.

In un suo libro del 2014, Thiel ha invece accusato la globalizzazione di incoraggiare la semplice riproduzione delle tecnologie esistenti a scapito di uno sviluppo realmente innovativo, cosa che consente alle aziende hi-tech di macinare utili da capogiro senza portare alcun vantaggio alla comunità. Ciononostante, come rileva il ‘Wall street Journal’, il fondatore di PayPal può rivelarsi un utile alleato per la Silicon Valley: «Thiel ha affermato che il governo può giocare un ruolo centrale nell’appoggiare grandi progetti tecnologici, e considera i monopoli come una forza positiva per l’economia nazionale, cosa che potrebbe portare a un ridimensionamento del ruolo dell’antitrust, a una limitata deregolamentazione pensata specificamente per il settore e  a un incremento degli stimoli fiscali volti a favorire il business». È forse per questo che Venky Ganesan, alto dirigente di Menlo Ventures e presidente di National Venture Capital Association, ha salutato con favore il rapporto di collaborazione instaurato tra l’amministrazione Trump e Peter Thiel, ed è presumibilmente in forza delle stesse ragioni che Elon Musk di Tesla e Travis Kalanick di Uber hanno accettato di entrare a far parte della cerchia di consiglieri di Trump, mentre Ibm ha annunciato un piano di assunzione di 25.000 impiegati negli Stati Uniti. Segno che la voglia di ricostruire i rapporti tra Silicon Valley e Casa Bianca non manca.

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