giovedì, Dicembre 12

Governo senza opposizione Il 'cemento' del trio Conte, Di Maio, Salvini, è costituito dall'inconsistenza dell'opposizione

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Prima Bologna, lo snodo autostradale più trafficato d’Italia: il 6 agosto la strage è sfiorata per un soffio. Una settimana dopo, alla vigilia di Ferragosto, il crollo del Ponte Morandi, che si sbriciola come se fosse di sabbia, e i suoi 43 morti. Disastri che possono essere presi a simbolo di un Paese che si sfarina, non ha più fiducia in se stesso e nelle sue capacità e potenzialità, senza identità e dimentico della sua storia, senza più memoria e un futuro molto opaco.
Non che sia ingiustificato, il pessimismo diffuso. Solo pochi giorni fa il segretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, vero e proprio Richelieu della Lega, e il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, lanciavano un grido d’allarme, evocando una sorta di possibile complotto internazionale da parte di potentati economico-finanziari ai danni dell’Italia. Una sorta di alibi precostituito in vista delle difficoltà che il Governo SalviMaio incontrerà fra una trentina di giorni, quando si tratterà di elaborare la legge di bilancio e dare corpo alle mille promesse sciorinate in queste settimane.
Più in generale, si assiste a una ennesima variazione dell’anomalia italiana. Per una quarantina d’anni (la prima Repubblica) il Paese era (s)governato da una classe politica nei confronti della quale si nutriva scarsa fiducia, ma che traeva la sua forza e legittimità da un’opposizione, il PCI che, col suo ‘alleato’ esterno, l’URSS, incuteva paura; e dunque, alla Indro Montanelli, si votava turandosi il naso.
Oggi non c’è necessita’ di un bau bau esterno. Oggi la maggioranza incarnata da Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, trae forza e legittimità dalla mancanza di un’opposizione credibile.
Il PD sembra condannato a una lento e doloroso processo di liquefazione. Matteo Renzi non sembra minimamente rendersi conto del suo essere respingente e divisivo non per quello che dice e che propone di fare, ma per quello che è. Piaccia o no, così è. Il ‘cementodel trio Conte, Di Maio, Salvini, è costituito dall’inconsistenza dell’opposizione.
Del PD c’e poco da dire, oltre il gia’ detto. Conviene spendere una riflessione su Forza Italia e il suo patron, Silvio Berlusconi. Esistono ancora?, si chiederà qualche lettore. Scetticismo giustificato. Berlusconi brilla per la sua assenza. Il partito, quello che ne resta, è affidato al duo Licia Ronzulli e Antonio Tajani. Gli altri leader sembrano eclissati. In Forza Italia, regna un vero e letterale caos. Berlusconi non regna e non governa.
In vista delle elezioni europee, a meno che Salvini non decida di staccare prima la spina a questo squinternato Governo, si confrontano più anime: Elisabetta Gardini, capogruppo a Bruxelles, è vicina alla Lega e sposa le posizioni sulla famiglia, la solidarietà e la sussidiarietà portate avanti dal Ministro Lorenzo Fontana; linee guida che erano già scritte, del resto, nella Carta dei Valori di Forza Italia, dimenticata, come tante altre cose, in un cassetto. Le capigruppo di Camera e Senato, Maria Stella Gelmini e Anna Maria Bernini, assieme all’europarlamentare Lara Comi, sono vicine ai due efficienti governatori di Lombardia e VenetoAttilio Fontana e Luca Zaia. C’e poi Tajani: si appoggia sul potente e autorevole Gianni Letta, discreto, vigile consigliere di Berlusconi. Il problema è che c’è poco da consigliare. Forza Italia sembra destinata a essere ingoiata da Salvini, che raccoglie/accoglie  transfughi e convoglia attorno a se pezzi importanti del mondo cattolico, della società civile e di ex Alleanza Nazionale. Berlusconi per ora non da particolari segni di vita. Qualche amico che gode della sua fiducia, e che gli è leale più che fedele, dovrebbe provvedere a suonare la sveglia. Se non ora, quando?

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