sabato, Dicembre 14

Governo, ‘senz’olio contro vento’. E con un pessimo equipaggio Non è quale ruolo possano occupare Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Matteo Renzi o riserve come Danilo Toninelli, Alessandra Locatelli, Simona Malpezzi, ma che cosa ci fanno costoro in politica e, soprattutto, perché l’enorme qualità presente nel nostro Paese non riesce ad affiorare e a farsi ‘servizio’

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La distanza, drammatica, che separa la politica dal Paese, la stessa che vediamo in azione in questi giorni di estraniamento, siede davanti a me. Ventiquattro anni, appena laureato col massimo dei voti, in due università, una italiana e una olandese. Tra non molto la sua tesi sarà pubblicata, trattandosi di un lavoro di estremo interesse, di cui non indico l’ambito per non incorrere in una violazione della privacy. Parliamo di un giovane italiano al suo cospetto, se fosse ingrandito alla dimensione dello stadio di San Siro, Luigi Di Maio apparirebbe come il bollino del calcio di rigore e Danilo Toninelli come un anonimo filo d’erba.

Eppure, loro due rimarranno, a nostre spese, mentre il genietto lascerà il Paese: “Mi cercano, attratte dal mio curriculum, molte aziende italiane, diverse delle quali di calibro internazionale, ma mi offrono contratti che prevedono solo stage a seicento euro al mese. Oltre all’umiliazione implicita, dovrei continuare a vivere sulle spalle dei miei genitori, i quali si sono già indebitati per farmi studiare e, dopo tanti sacrifici, beffardamente mi vedranno andare via. Accetterò una delle proposte che mi giungono dalla Gran Bretagna o dall’Olanda, dove mi offrono quattro o cinque volte ciò che mi viene offerto in Italia”.  

Episodi così, nei quali mi imbatto spesso, parlano del nostro Paese assai più che un volume di antropologia culturale, ci dicono qual è la nostra speranza di vita. Esigua.
Non solo perché la formazione di quel ragazzo, che allo Stato italiano è costata un patrimonio, se la godranno altri, ma soprattutto perché ci ricordano che la nostra politica è fatta per lo più di nevrotici in cerca di riscatto, di mediocri, sia dal punto di vista dell’intelligenza, sia sotto il profilo della maturità personale, mossi da finalità di auto valorizzazione, che possono anche essere umanissime, persino legittime, a patto che non si tratti della sola qualità da offrire ai cittadini. 

Tuttavia, oggi, è questo il vero problema dell’intera collettività, rappresentata in maniera inadeguata, costretta subire le conseguenze di ricerche del consenso agite con modalità simili a quelle sperimentate nei videogame più pericolosi, dove si persegue il contatto con la parte più arcaica ed emotiva dell’utente, in questo caso dell’elettorato. Un modo criminale di mettersi in relazione coi cittadini, facendo leva sui loro bisogni reali, ma non per risolverli, semmai per estrarne a proprio beneficio la giusta indignazione, lasciando inevase le richieste sottostanti. 

Basterebbe pensare alla situazione di una sanità svuotata di medici, che si allontana sempre più dal malato, connettendosi, quando va bene, direttamente con la patologia, quando va male con interessi materiali potenti. Una sanità calibrata sui ricchi, che gira le spalle a chi non può pagare.

Basterebbe riflettere con attenzione sullo stato in cui versano i servizi sociali, invece di fare i pagliacci sul caso, pure mostruoso, di Bibbiano. Non c’è bisogno di questi eventi clamorosi per rendersi conto che esiste uno sfasamento enorme tra i nuovi bisogni di individui e famiglie con la capacità di risposta dello Stato e dei governi, che, sovente, affidano i ministeri relativi a individui surreali.

Basterebbe domandarsi come funziona davvero la scuola italiana, schiacciata tra ministri incompetenti e sindacati che sovente sono troppo impegnati a tutelare i propri tesserati, dimenticando di domandarsi chi sono davvero i bambini e i ragazzi di oggi, cioè i destinatari del prodotto ‘scuola’. Di loro ci si ricorda solo quando eccedono nella manifestazione del malessere, etichettandoli, con la complicità della psicologia.

Basterebbe pensare alla tragedia che segue gli eventi naturali in Italia, quando tutto si ferma alle fotografie di rito dei politici, mentre le persone rimangono attaccate al chiodo per il resto della vita, sommando il dolore dei lutti alla rabbia per le sistematiche prese in giro. 

Nessuno può ragionevolmente pensare che individui incapaci persino di concludere un corso di studi scolastici o disoccupati cronici, impietosamente bocciati nella competizione coi loro coetanei, una volta diventati parlamentari e ministri, di questo parliamo, possano rispondere alle complessità presenti in un sofisticato macrocosmo come l’Italia

Immaginare che il Paese possa essere salvato da figli di lotterie elettorali manipolate da esperti della virtualità che, a loro volta, portati fuori dalle console dietro le quali si nascondono, si rivelano individui problematici, è una follia vera, non un semplice modo di dire.

La domanda, dunque, non è quale ruolo possano occupare Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Matteo Renzi o riserve come Danilo Toninelli, Alessandra Locatelli, Simona Malpezzi, ma che cosa ci fanno costoro in politica e, soprattutto, perché l’enorme qualità presente nel nostro Paese non riesce ad affiorare e a farsi servizio’. 

Nel modo in cui sono organizzati i partiti, scalabili facilmente da malandrini spregiudicati, e nei loro ascensori interni, che tendono a premiare i servi, si trovano molte risposte, ma, purtroppo, chi voleva picconarli, il M5S, è diventato molto peggio di essi, esibendo in questi giorni difficili capi politici che vengono dal nulla, riuscendo nell’impresa di restarvi, preda della corruzione interiore generata dal potere. Questo è il nuovo.   

Comunque andrà a finire il percorso di formazione di questo ennesimo governo, i problemi descritti rimarranno. Oramai nel Dna del Paese si è installato il virus delle emozioni, della risposta istintiva, della soluzione immediata, e il riflesso condizionato conseguente conduce i cittadini a premiare chi la spara più grossa, perché in questa politica, non c’è più posto per la riflessione, per il ragionamento, per la competenza, per la ricerca di soluzioni impopolari.
I suoi attori odierni, figli di genitori frustrati, vizianti e trascuranti, sono oramai posseduti dai circuiti mentali della soddisfazione immediata, un abisso in cui sono riusciti a trascinare quasi l’intera comunità nazionale, dopo esserne stati generati, saldando un rapporto di complicità mortale, dove le dimensioni temporali del passato e del futuro non trovano più spazio, occupato per intero da un infinito presente, chiuso in se stesso, fermo, come un mare in bonaccia, dove niente si muove e l’unica cosa certa è che, senza una rivoluzione pedagogica e civile, non ci sarà nessun viaggio.

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