domenica, Novembre 17

Governo: mille promesse su ‘cosa’ fare. In attesa di sapere ‘come’ Di Maio, Salvini, quel che resta del Pd, annunciano il sorgere del sol dell’Avvenire (o di quello delle Alpi e Due Sicilie)

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Tra ‘nuovo’ Governo atteso, altro giro di consultazioni e richiesta di proroga da parte dell’’esploratore’ Roberto Fico, con il Partito Democratico, o quel che ne resta, che prova a percorrere una via minimamente dignitosa per passare dall’opporsi al proporsi, tra le ‘distanze siderali’ denunciate dal sempre più attivo ministromilitantedirigente Democratico Carlo Calenda e le vicinanze epocali di chi si butterebbe fra le braccia di chiunque pur di stare al Governo o almeno essere illuminati dalla sua luce, tra consultazioni e costipazioni, molto si continua a parlare di straordinari successi (certamente raggiungibili purché si sia alla guida del Paese) e poco a quagliare

Lo scrive icasticamente Giulio Colavolpe in ‘Proposta Cinque Stelle, tra miracoli e Corte dei miracolisu ‘L’INDRO’ del 26 aprile (2018): determinati «propositi postulano un governo forte, indomito, imperterrito, quale l’Italia non ha mai conosciuto nella sua storia di continuo sfruttamento, servitù, acquiescenza, tolleranza e indulgenza». Un Governo (e un Presidente del Consiglio, e Ministri, e viceministri e sottosegretari, e via andando) che intanto presentino piani concreti ed economicamente sostenibili, accompagnati da un cronoprogramma rigoroso. Invece (almeno sinora ma ci permettiamo di nutrire qualche ragionevole dubbio suIl’effettiva possibilità e capacità di cambiare rotta) il modus operandi, e vivendi, è stato ben altro. E’ stato, è, il morettiano «Andremo, vedremo, faremo» che ha preso il posto dell’icastico «Veni, vidi, vici» di Giulio Cesare. Che magari era un po’ troppo forte (e un po’, molto, ballista lo era anche lui), ma almeno era coniugato al passato, si riferiva a fatti e cose accadute. Ora si ‘declina’ solo necessariamente al futuro, avendo però non ottime referenze al passato (e al presente). Lo strascicato e romanesco «Annamo, vedemo, famo…» è divenuto il motto del nostro povero Paese, che anche per questo si avvia a diventare un Paese povero, salvo rigorose e inaspettate inversioni di rotta.

Insomma il ‘cosa’ intendono fare l’abbiamo (più o meno) capito. Resta da comprendere la componente più importante, il ‘come’. Mica roba da poco. Quali sono gli impegni concreti, la loro realizzabilità e la sostenibilità economica. Appurata l’impossibilità di conquistare il sol dell’Avvenire molti si sono spostati sul sole delle Alpi, che ormai illumina oltre al Manzanarre e al Reno (bolognese) anche le Due Sicilie passando per tutta la dorsale appenninica. (Quanto a Berlusconi, il sempre più imbarazzato e imbarazzante Silvio continua a promettere sostanzialmente sempre la stessa cosa: che facendosi gli affari suoi, riuscirà a far del bene anche agli affari nostri. E fino a che c’è gente che gli crede…). E sarà, sarebbe, una vera, grande, benvenuta rivoluzione quella incentrata sul ‘come’ realizzare realmente le cose. Passando dal ‘coma’  in cui siamo immersi al ‘come’ che rialza e redime. Finalmente la rivoluzione del ‘come’.

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