venerdì, Maggio 24

Governo: Mattarella tace e lavora ai fianchi L'unica soluzione accettabile è quella di un Governo non tecnico ma super-partes, guidato da una personalità autorevole e capace di ispirare fiducia, nella pubblica opinione soprattutto

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Lontana è la Cina, ed è un sorriso amaro quello che di chi cita quel Mao Tze Tung che in anni ormai lontani eccitava con il suo ‘libretto rosso’ pieno di stramberie, e che oggi nessuno ricorda più. Il Grande Timoniere (già, Mao dagli entusiasti di allora era stato così chiamato, a riprova che il servilismo è vecchio quanto il mondo), un giorno se ne esce con «Grande è la confusione sotto il cielo la situazione è eccellente». Frase che a tutti sembra bellissima, e da allora si cita a sproposito.
Mao a quanto pare era amante della frase ad effetto, ‘suggestiva’; e ce ne ha regalate parecchie: «Leggere troppi libri è dannoso»; «La bomba atomica è una tigre di carta»; «La rivoluzione non è un pranzo di gala»; «E’ sempre scuro prima che diventi buio»…. Queste frasi ‘suggestive’, e assolutamente prive di significato, se le poteva permettere. Chi sollevava anche un sopracciglio si trovava di corsa spedito in un campo di ‘rieducazione’.
Divagazione di cronista annoiato che si trova a passeggiare con poca speranza di cavare qualche succo da limoni abbondantemente spremuti. La confusione è sì, grande; ma la situazione a volerla definire eccellente si rischia il ricovero immediato in una REMS con vigilanza speciale.

Lo scorrere delle ore è scandito da annunci uno più stravagante del precedente. Il leader di Liberi ed Uguali Pietro Grasso telefona al leader grillino Luigi Di Mario. Subito dopo è il leader della Lega Matteo Salvini, a telefonare a Di Maio; intanto, mentre le telefonate sono in corso, un leghista della vecchia guardia, Roberto Maroni, già presidente della regione Lombardia, annuncia che un Governo Lega-Movimento 5 Stelle è impossibile. Si fa sentire anche un padre nobile del Partito Democratico, Walter Veltroni; fa sapere che: «Il PD deve dialogare, magari con la regia del Quirinale». Sempre il PD annuncia che non starà con le mani in mano, che presto articolerà una sua iniziativa, per il bene del Paese: «Con un governo Movimento 5 Stelle-Lega l’Italia rischia troppo». Salvini pone il veto a un Governo di salute pubblica: la Lega non entrerà mai nel Governo di tutti per non fare niente. Andrea Orlando, leader di minoranza del PD, annuncia che il suo partito deve prepararsi all’eventualità di nuove elezioni. Ancora nel PD: si saldano i tronconi che sono ostili a una ipotesi di opposizione frontale così come l’ha disegnata Matteo Renzi prima di dimettersi da Segretario del partito. Ci potrebbe essere un ripensamento: se, per esempio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rivolgesse un appello in questo senso. Insomma: ‘Niente Aventino‘, è la nuova parola d’ordine. Il ‘sasso’ lo getta Gianni Cuperlo, leader anche lui della minoranza del Partito. Poteva star fuori dalla girandola delle dichiarazioni Silvio Berlusconi? Certo che no; così il leader di Forza Italia, da saggio padre di famiglia che ne ha viste (e ne ha fatte tante), esorta ad andare avanti per uscire dallo stallo. Ancora Salvini: il problema, la vera emergenza è il lavoro. Di Maio: entro la giornata ascolta tutti i leader di partito, perché sulle presidenze di Camera e Senato occorre ‘largo consenso’. Il reggente del PD Maurizio Martina, per senso di responsabilità non si sottrarrà al confronto; e conferma il vade retro per un Governo Lega-M5S…

Il carosello potrebbe andare avanti, noioso e minaccioso, per ore: una dichiarazione non se la nega nessuno; e meno si ha da dire, proporre, più si parla, strepita e urla.
Lasciamolo perdere questo pollaio, dove, tanto tempo fa, Sergio Endrigo cantava, «chi sbaglia non paga le spese. / Dove chi grida più forte ha ragione, / Tanto c’è il sole e c’è il mare blu…».

Più che mai occorre affidarsi alla saggezza, al realismo, alla fantasia, all’audacia e alla prudenza dell’attuale inquilino del Quirinale. Da sempre lo stile del presidente Mattarella è improntato da grande garbo e rispetto istituzionale. Se possibile, ora, di più. Per Mattarella parlano i composti silenzi: la settimana si chiude senza neppure gli appelli alla responsabilità coscientemente inseriti in alcuni appuntamenti istituzionali. Il Presidente è consapevole che anche per l’Italia serviranno i tempi che si è concessa la Germania; che è meglio, al momento, lasciar parlare e con le altrui parole troncare e sopire; e lasciare intanto che il Governo Gentiloni continui a operare sull’ordinaria amministrazione.
Anche il Quirinale condivide l’impostazione di chi vuole la elezione dei presidenti delle Camere questione separata dalla formazione di un Governo possibile. Per quel che riguarda questa prima fase, il Quirinale non ha alcuna intenzione di intervenire, affare del Parlamento e dei suoi componenti, fanno capire i collaboratori del Presidente.
Altro, diverso discorso, il Governo. Molti prospettano un cosiddetto Governo discopo‘, e lo ‘scopo’ sarebbe predisporre una nuova legge elettorale e con questa tornare alle urne. Ipotesi poco credibile, anche se da molti evocata. Sul profilo tecnico-costituzionale, ma anche su quello squisitamente pratico. Il Governo non è una mozzarella con la data di scadenza. I tempi per la nuova legge elettorale possono essere lunghi, un cammino accidentato. E nel frattempo mille possono essere gli ostacoli e le ‘urgenze’, nazionali e internazionali cui fare fronte. E anche senza ‘emergenze’ sarebbe un pessimo segnale per i mercati e gli altri Paesi dell’Unione europea. Dunque, l’unica soluzione accettabile diventa quella di un Governo non tecnico ma super-partes, guidato da una personalità autorevole e capace di ispirare fiducia, nella pubblica opinione soprattutto.

E’ appunto questo, il problema: l’uomo (o la donna, beninteso). C’è chi accredita il professor Gustavo Zagreblesky, Presidente emerito della Consulta, leader del fronte del No ai tempi del referendum. Si parla con una certa insistenza di ‘modello Zagrebelsky’. Ma forse, come nella più classica tradizione, questi nomi li si fa circolare con l’intenzione di meglio bruciarli. Per ora, alla Eugenio Montale si può solo dire «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo»: le elezioni in autunno; un incarico diretto a Di Maio o a Salvini. Resta l’ipotesi di un Governo del ‘giorno per giorno’, che cerca e raccoglie maggioranze a seconda del momento, a seconda delle questioni da affrontare. Sarebbe una maggioranza ‘liquida’, soggetta a mille possibili ricatti e condizionamenti.

In questo scenario confuso chi mostra d’essere più confuso di tutti, è il PD. Il ‘reggente’ Martina promette e annuncia ‘collegialità’; al momento, da Carlo Calenda a quel che resta del giglio renziano, da Michele Emiliano a agli altri leader della minoranza, ognuno se la canta e se la suona in completa libertà. E’ paralizzante confusione.

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