giovedì, Dicembre 12

Governo, il gioco dell’oca Che finisce in forno

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Magari per il Governo si ritorna al ‘punto di partenza’ di pochi giorni fa. Caratteristica del ‘Gioco dell’oca’ (e della sua moderna versione, ‘Monopoli’) è il passaggio, o il ritorno forzoso, alla casella del via. (Oltre che il soggiorno in galera: ma questo è altro discorso anche se in questi giorni tra accuse controaccuse e richieste di impeachment la carta del «Vai in prigione» è stata spregiudicatamente giocata). E’ quanto è avvenuto e sta avvenendo a proposito della formazione del primo Esecutivo di questa XVIII Legislatura? Certo Sergio Mattarella, rigoroso Capo dello Stato, fa sul serio, certo altrettanto sul serio hanno fatto e fanno i due leader ed i principali esponenti di Movimento Cinque Stelle e Lega. Ma con un ‘sottotraccia’ in qualche maniera condiviso ed accettato da tutti gli attori in commedia (o farsa che sia). Con il ‘pubblico pagante’, nel senso che ne paga le conseguenze sulla propria pelle, vale a dire noi tutti cittadini italiani, che vive nella condizione classica di ogni rappresentazione: quella ‘sospensione dell’incredulità’ che permette di accettare per vere cose evidentemente non credibili. E quindi, magari, dopo questa gigantesca presa per il culo ci ritroviamo «dove eravamo rimasti» però con qualche protagonista, lumbard o terrone che sia, ridotto a più miti consigli.

Altra metafora, più napoletana, è il «Facite ammuina», cioè confusione, come da ‘Riculamentu d’impiecari a bordu dei navi da Real Marina del Regno delle Due Sicilie’ del 1841. Da usarsi in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno. Geniale falso storico, più vero del vero. «All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora: chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta: tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio passann’ tutti p’o stesso pertuso: chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à». La prima ammuina post voto del 4 marzo (2018) era tra e nelle diverse forze politiche, ed ha portato all’alleanza di Governo Movimento Cinque Stelle-Lega. La seconda, e in corso, potrebbe inaspettatamente (ma non inaspettatamente per tutti) portare a vedere finalmente la terra del Governo Cinqueleghista. (Quanto ai risultati concreti di siffatto Governo è tutt’altro discorso. Vedremo). Il «Facite ammuina» in versione contemporanea italica, con speciale riferimento alle vicende politicoistituzionali, ha il principale scopo di fare passare il tempo ed ‘ammorbidire’ le diverse resistenze. Avremmo dunque assistito, e staremmo assistendo, ad un colossale ‘gioco delle parti’ più che ad un drammatico braccio di ferro: ed al termine dell’ammuina all’approdo a quanto era già, seppur implicitamente, previsto dalle varie parti di questo ‘gioco di ruolo’.

Da prospettiva diversa già lo scrivevamo in ‘Governo, era già tutto previsto…’ su ‘L’Indro’ di giovedì 10 maggio (2018), nella serie ‘Pensieri di un Corazziere di picchetto per la crisi di Governo’. «Era già tutto previsto, anche l’uomo che sceglievi» riprendendo l’illuminante analisi dell’esimio politologo francovietnamita Riccardo Cocciante. «Era già tutto previsto / fin da quando tu ballando / mi hai baciato di nascosto / mentre lui che non guardava / agli amici raccontava /  delle cose che sai dire / delle cose che sai fare / nei momenti dell’amore / mentre ti stringevo forte / e tu mi dicevi piano “Io non lo amo, io non lo amo”. / Era già tutto previsto / fino al punto che sapevo / che oggi tu mi avresti detto / quelle cose che mi dici / che non siamo più felici / che io sono troppo buono / che per te ci vuole un uomo / che ti sappia soddisfare / che non ti basta solo dare / ma vorresti anche avere nell’amore / ma quale amore. / Era già tutto previsto / anche l’uomo che sceglievi / e il sorriso che gli fai / mentre ti sta portando via / ho previsto che sarei / restato solo in casa mia / e mi butto sopra il letto / e mi abbraccio il tuo cuscino / non ho saputo prevedere / solo che però adesso io / vorrei morire».  Quanto a chi ‘si butta sopra il letto abbracciando il suo cuscino’, ciascuno può riconoscervi chi vuole. Magari più di uno. O riconoscervicisi. Comunque «era già tutto previsto». Del caso prendiamone atto.

Certo, il momento culminante è stato nel clamoroso ‘strazio’ di domenppo Quirinaliica 27 maggio (2018). Analizzato in ‘Mattarella e l’11 settembre della democrazia italiana’, ‘L’Editoriale’ de ‘L’Indro’ di lunedì 28 maggio (2018). E, certo, il drammatico ’11 settembre’ non diventa ipso facto un burlesco ‘1° aprile’ (per quanto…). Però se dopo tutto quello che è successo si tornasse alla casella di partenza, e ad un Governo Movimento Cinque Stelle-Lega o Luigi Di Maio-Matteo Salvini che dir si voglia, ci sarebbe poco da stupirsi. Pure con il ritorno, seppur in altra casella rispetto al Ministero dell’Economia, del già ‘nemico pubblico’ Paolo Savona, accusato né più né meno di essere una sorta di ‘brigatista gialloverde’ eversore dell’economia italiana, europea, mondiale e forsanche galattica. Avendo oltretutto in curriculum l’imperdonabile vulnus di essere stato ‘Ministro dell’industria del commercio e dell’artigianato nel Governo di un altro pericoloso nemico delle Istituzioni quale Carlo Azeglio Ciampi, noto anarchico insurrezionalista che seppe tanto ben celare le proprie recondite mire da arrivare alla guida della ‘Banca d’Italia’ e dello ‘Stato italiano’ (all’epoca ancora esistente, non solo formalmente). Ora, però, Di Maio dice «Siamo pronti» e Salvini «Porta mai chiusa». Si ritorna, si ritornerebbe, dunque al ‘punto di partenza’ di pochi giorni fa, al ‘Conte dimezzato’ (Giuseppe). Attenti però che in cattività il destino naturale, cioè molto innaturale, dell’oca, o dell’anatra, da cui siamo partiti è il forno, l’umido, o magari il salmì. Cucinata ,‘cucinati’, dal cuoco del Colle.

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