sabato, Settembre 21

Governo giallorosso: non sarà un’avventura Non è che forse siamo di fronte ad un qualunque governo Rumor o Piccoli o magari Bisaglia e Forlani? e senza nemmeno Fanfani e Andreotti e perfino Casini nella compagine

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Oggi, secondo le previsioni di queste ultime ore, Giuseppe Conte dovrebbe sciogliere la riserva e presentare la lista dei Ministri, e si potrebbe perfino arrivare subito al giuramento del governo giallorosso. Vedremo.

La parola dominante delprogramma’, o meglio della sintesi, pubblicata sul sito di Rousseau a ‘beneficio’ dei votanti sulla piattaforma, è la parolaoccorre’. Occorre fare, occorre programmare, occorre studiare (no, studiare no, parola imbarazzante), occorre concentrarsi (ebbene sì anche questa, la avrà scritta Danilo Toninelli) occorre offrire maggior tutela … e così via.
Sono ben 26 punti, tutti dioccorre’. Bene bravi e come? C’è tutto e il contrario di tutto, dalla riduzione delle tasse agli incentivi al Sud, all’autonomia del Nord, ecc. Ma non c’è una parola che sia una in cui si dica come si pensi di realizzare tutto ciò, ivi compresa quella che hanno dimenticato, ma si tratta solo di una dimenticanza (è un programma provvisorio quello) e cioè la conquista di Marte.
Qualcuno commentava stamane che mancava anche ‘la pace nel mondo’, ma chi lo faceva dimenticava, evidentemente, che quella aspirazione è riservata rigorosamente (c’è il copyright, insomma) alle partecipanti al concorso di Miss Italia e di Miss Universo.

La piattaforma Rousseau, intanto, subisce i rituali e normali intoppi, ritualmente e normalmente smentiti dai gestori della piattaforma; certo che una meraviglia dell’elettronica e del progresso come quella, che mostra momenti di difficoltà per fare esprimere al massimo centomila persone, non può non lasciare qualche perplessità sulla democrazia diretta che dovrebbe, con la medesima piattaforma, gestire sessanta milioni di votanti, anche di più, certo, perché alla democrazia diretta della piattaforma parteciperanno, validamente e con grande efficienza, anche i neonati, come afferma il punto 20, probabilmente scritto personalmente da Grillo come spunto di un suo spettacolo: «Per favorire l’accesso alla piena partecipazione democratica, all’informazione e la [forse ‘alla’?]trasformazione tecnologica, la cittadinanza digitale va riconosciuta a ogni cittadino italiano sin dalla nascita, riconoscendo -tra i diritti della persona- anche il diritto di accesso alla rete». Beh, siete avvertiti: ora le gestanti si diano da fare, perché appena nato il fantolino o la fantolina, sia immediatamente dotato/a di telefonino cellulare e collegamento a internet ex utero matris … e perché non già in utero? Cosa sia la cittadinanza digitale, mi sfugge, ma certo Casaleggio ce lo spiegherà.

Ora, io domando: sono io che ce l’ho con gli stellini o una cosa del genere che ho riportato sopra è una cosa che offende l’intelligenza anche di un cerebroleso? Il mio terrore più grave è che queste cose siano statepensate’, e quindi saranno anche scritte, nel programma definitivo anche dal PD. Immagino che siano la base del discorso sulla fiducia delpowerful’ (parola di Trump) Giuseppe Conte in Parlamento.

Al punto 15 si dice testualmente: «È indispensabile promuovere una forte risposta europea al problema della gestione dei flussi migratori, anche attraverso la definizione di una normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e all’immigrazione clandestina, ma che -nello stesso tempo- affronti i temi dell’integrazione. La disciplina in materia di sicurezza dovrà essere aggiornata seguendo le recenti osservazioni formulate dal Presidente della Repubblica». Questo è un programma? come si fa apromuovere’, quali mezzi si useranno? questa è la domanda vera, anzi, questa è la domanda a cui si dovrebbe, in un programma di governo, dare la risposta. Insisto: qual è la norma, consequenziale a questo desiderio, che verrà proposta dall’Italia? E poi, è proprio così marginale e incidentale la modifica ai decreti sicurezza, a parte i rilievi, peraltro giganteschi, della Presidenza della Repubblica? È d’accordo il PD sulla riduzione di questo punto, sul quale pare abbiano molto insistito, ad un inciso quasi casuale?

Certo, bisogna dirlo, la faccia di bronzo a costoro non manca, se è vero come è vero, che al punto 11, senza ridere, affermano: «L’Italia ha bisogno di una seria legge sul conflitto di interessi, con una contestuale riforma del sistema radiotelevisivo improntato alla tutela dell’indipendenza e del pluralismo».
Un momento, per favore, leggiamo bene, a me gira la testa vorticosamente. Bisogna riformare il sistema radiotelevisivo (la RAI, insomma e poco altro … o forse molto ma ben nascosto, perché se si parla anche della rete, sono guai) favorendo l’indipendenza: dopo quello che hanno fatto l’anno scorso, quando se ne sono impadroniti manu militari, istituendo (così si dice) una rete leghista, orgogliosamente leghista! Ma ciò che colpisce è l’inizio di questa frase involuta, dove si parla di legge (seria, perché in genere si fanno leggi poco serie) sul conflitto di interessi, di cui la riforma della RAI sarebbe contestuale. Chiaro? Bene, bravi … io non ho capito.
Contestuale’ vuol dire che si tratta di una cosa fatta insieme ad un’altra, nello stesso tempo, nello stesso testo. E dunque si suppone che si tratti di cose in larga misura analoghe, o almeno assai vicine. Bene, ma che c’entra il conflitto di interessi con una RAI pluralista?

Sorvolerei sul ‘green new deal’, lo scrivono in inglese il programma, per inserire la protezione dell’ambiente (sintetizzo così una frase ridondante e involuta) nella Costituzione, dove già c’è. Boh. Certo che però si cambia il ‘paradigma culturale’: evviva.

Non sorvolo, ma considero del tutto banale, il riferimento all’Europa, anzi alla Commissione, con la quale sirilancianoinvestimenti e margini di flessibilità. Non voglio apparire pignolo sempre con gli stellini, ma che diamine significa ‘rilanciare’ i margini di flessibilità? Come si fa a rilanciare i margini? Certo, poi si aggiunge, che occorrono regole ‘orientate’ alla crescita … invero già ci sono, ma tant’è.

Due persone, forse tre, spiccano in questa convulsa trattativa: Andrea Orlando che, con generosità, evita di aprire un altro fronte di polemiche nel PD, rinunciando ad entrare nel governo a favore di Dario Franceschini, il solito democristiano inossidabile; la signora Paola De Micheli, intelligente e vivace, speriamo capace di esprimersi al governo come parla; Nicola Zingaretti, una persona che a tutti gli effetti appare retta, coerente, profondamente onesta, che ha sopportato di tutto non solo da Matteo Renzi, ma forse anche di più (ed è quanto dire!) da Franceschini, e, alla fine, ha portato a termine una trattativa impossibile, con una mano legata dietro la schiena e con Mattarella che ha, di fatto, giocato contro di lui, ora vedremo se strada facendo concluderà l’operazione grandiosa che abbiamo intravisto.

Malissimo ne escono altri. Renzi innanzitutto, infido, ambiguo, doppio, invadente e arrogante perfino più dell’arrogante per definizione, l’odiatissimo Massimo D’Alema, e che sarà il primo e principale ostacolo sulla strada del governo, non per il programma (del quale non si è minimamente curato), ma per il proprio interesse; Luigi Di Maio, un bambino viziato e capriccioso, ignorante e supponente, aggressivo e violento, che risolve i problemi senza guardare né a destra né a sinistra, patetico nel tentativo di affermare che è tutto merito suo, cui viene lasciato, a quanto pare, nientemeno che il Ministero degli Esteriil che la dice lunga sulla rilevanza dell’Italia nel mondo, specie se, accanto a lui, avremo, come si mormora, Dibba (Alessandro Di Battista) al Ministero per l’Europa, il duo che a Strasburgo sbeffeggiava l’Europa scompisciandosi dalle risate.
Aggiungo, però, che la faccia soddisfatta e arrogante del bambino Di Maio e dei suoi, giunge dopo un periodo in cui hanno visto il baratro davanti ai piedi e, se se ne sono allontanati, lo devono al PD, sorprende che anche giornalisti bravi non abbiano sentito l’esigenza di dirlo.
Conte, scialbo, parolaio, banale, piacione, convinto sinceramente e perfino serenamente (e solo perciò non arrogante) di essere un genio e di avere il mondo in mano, si accorgerà tra poco che non è così, e ce ne accorgeremo anche noi sulla nostra pelle … ma forse meno di quanto ci si aspetti, perché una volta di più il PD darà il sangue per tenerlo in piedi questo governo, per correggere gli strafalcioni di tanti. Finché, beninteso, non arriverà Renzi.

Molti dicono che si apre una nuova era, il futuro reso mirabile dalla piattaforma Rousseau e non so che altro. Anzi, abbiamo sentito durante il pomeriggio di ieri, l’orgoglio e la soddisfazione per la meraviglia del sistema rivoluzionario, del ‘metodo diverso’ di decidere, così perfetto e nuovo che per dare il risultato di 80.000 voti per il governo grazie ai meravigliosi computer e alla meravigliosa invenzione della Casaleggio & co. si è dovuto attendere un’ora e mezzo, le meraviglie della super tecnologia! A me viene in mente una sola parola, e mi auguro di non essere il solo a dirla: buffoni, con una improntitudine ineguagliabile.
Grazie agli 80.000 che finalmente la Casaleggio & co., hanno saputo contare uno ad uno, si è rotta la angosciosa attesa di ‘tutte le cancellerie del mondo intero’ (sic, parola di Di Maio) … vuoi mettere questa rivoluzione tecnologica con i due milioni di volgari voti cartacei contati in tre ore da quei piccoli mentecatti del PD?

La mia impressione, in conclusione, è che siamo di fronte ad un qualunque governo Rumor o Piccoli o magari Bisaglia e Forlani, e senza nemmeno Fanfani e Andreotti e perfino Casini nella compagine.
Beninteso, questo è il mio parere e me ne assumo, con quel brivido nella schiena di cui ho parlato, tutta la responsabilità.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.