sabato, Dicembre 14

Governo giallorosso: navigazione complessa in mare agitato Paura, incapacità, trasformismo hanno dominato la crisi che si chiude con un Governo a forza di endorsement dall’estero e l’Italia sempre in serie B

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A crisi finita e a contorsioni e isterismi, per il momento, sospesi, si può tentare di fare qualche riflessione veloce sull’accaduto e, entro certi limiti, sul futuro del governo giallorosso.

Sull’origine della crisi si sono già scritti fiumi di righe e non vale la pena tornarci, se non per domandarsi fino a che punto la crisi sia derivata realmente da una sorta di sindrome isterica di Matteo Salvini o da motivazioni più complesse e profonde.
È un fatto acquisito, quello per il quale le persone che si trovano tra le mani, o si conquistano, troppo potere, spesso finiscono per perdere del tutto il controllo della realtà, si credono capaci di tutto, in grado di fare tutto e di ottenere ciò che vogliono. Ciò, certamente, in una mentalità rozza e violenta come quella di Salvini può avere fatto superare a Salvini stesso (circondato come è non esattamente da premi Nobel e da Riccardi Cuor di Leone, ma piuttosto da bisce) il limite della consapevolezza. Può darsi. Ma, ora come ora, non importa, perché ciò che conta è vedere (e si dovrà aspettare un po’ per vederlo) come reagirà non tanto e non solo Salvini allasconfitta’, perché di sconfitta si tratta, ma specialmente come reagiranno gli attuali comprimari di Salvini, le bisce di cui sopra, che, credo, comincerà presto ad avere seri problemi all’interno del suo partito.
Per ora tutto apparentemente tace, anche se Luca Zaia, quello che io considero il vero avversario di Salvini, ha già cominciato a schierare le batterie: e le userà. Ma i veri avversari per Salvini saranno meno evidenti: Giancarlo Giorgetti, che ha morso il freno durante tutto il Governo, e Roberto Maroni, che mastica amaro il suo attuale allontanamento dalla politica attiva, dovuto probabilmente al tentativo di assecondare Silvio Berlusconi. Ancora non hanno imparato che con Berlusconi o si tratta da posizioni di forza o si soccombe, l’illusione di esserne, esserne creato o diventarne il successore è follia pura. Angelino Alfano, Giovanni Toti, Gianfranco Fini, ecc. ne sono la prova; e poi, il naso di Berlusconi è orrendo a vedersi, ma è finissimo. Maroni, però, ha dalla sua quell’aria fintamente ‘buona’, anche se a suo tempo si dedicava attivamente alla consumazione dei polpacci dei poliziotti, che gli permetterebbe di nascondere l’aggressività violenta di Salvini. Ma vedremo; certo che la Lega va incontro ad un periodo di turbolenza non indifferente, ed è un po’ ridicolo dire, come fa Salvini, che i grillini si erano messi d’accordo con una manovra anti-italiana. Ecco, con questi parametri di ragionamento non si fa un passo: Salvini non pare averlo capito, temo che una buona parte della Lega nemmeno lo abbia inteso, lo hanno invece ben compreso sia i lombardo-veneti (che vogliono negoziare direttamente con l’Europa), sia gli imprenditori del Nord e perfino del Sud (mafiosi inclusi), che sanno benissimo che senza Europa o contro l’Europa non si va da nessuna parte.

Lo svolgimento della crisi, invece, ha fatto emergere delle cose forse per alcuni inattese, ma prevedibili. Tre in particolare: paura, incapacità, trasformismo. Non ha fatto emergere (salvo minimi sprazzi in casa PD, ma proprio minimi) una visione e un progetto per il futuro, una strategia.

La paura, come dico, la ha fatta da padrona, l’impressione diffusa daisondaggi’ -storicamente assai poco attendibili ma stranamente di ciò ci si è dimenticati a quanto pare- era quella di una vittoria schiacciante di Salvini e della parte più reazionaria (come si diceva una volta, quando si potevano usare parole dotate di senso culturale e storico) del suo partito, per di più rafforzato da Giorgia Meloni, ma non (e lo ho scritto più volte) da Berlusconi, che ancora l’altro ieri si dissociava da Salvini.
Su questa base e sulla base di questa paura, prima Beppe Grillo, seguito a ruota da Matteo Renzi, hanno cominciato a urlare (letteralmente) contro ibarbari’ e a favore di un incontro a tutti i costi, dal punto di vista del comico con gli odiati e ladri del PD e, dal punto di vista di Renzi con gli inutili e osceni stellini, per i quali aveva comprato quintalate di pop-corn.
La paura, mi sembra, ha completamente falsato la situazione, impedendo di ragionare con calma e, tra gli stellini, e in particolare Luigi Di Maio completamente spiazzato e già stordito dalle intemperanze di Salvini, scatenando una vera e propria guerra rabbiosa e rancorosa, ma sotterranea, contro l’ipotesi di governo.

Ma nel PD, ha fatto di peggio, molto di peggio, e su questo, come ho già detto, si è inserita la fretta assurda e incontenibile di Sergio Mattarella, che hanno imprigionato Nicola Zingaretti in uno schema, che ho descritto con l’immagine di uno Zingaretti che negoziava con una mano legata dietro la schiena.
Da un lato, dunque, la fretta e la pressione di Grillo costringevano letteralmente gli stellini a seguire la sua linea, tanto che alla fine lo stesso Di Maio ha perso moltissimo potere, anche se si vede assegnare il Ministero degli Esteri.

Zingaretti ha trattato non tanto (non condivido l’opinione diffusa) di mala voglia, ma in condizioni di difficoltà, perché non in grado di trattare liberamente. Logica voleva, e credo che Zingaretti volesse andare sì a una trattativa con gli stellini, ma senza Di Maio e Conte, e invece è stato costretto a tenerseli entrambi. Ciò, credo, lo indebolisce anche ora, a cose concluse, e lo lascia nella sgradevole situazione di essere sotto la minaccia dei siluri di Renzi e di Di Maio … che sia la prossima alleanza? Dubito molto che Renzi non ne sia perfettamente capace e, quanto a questo, Di Maio non sarà da meno: ha le spalle al muro e si dibatterà, vedrete.

In tutto ciò, l’Europa intesa come Comunità internazionale, non ha mancato di aggiungere la solita volgarità, il solito sbrego con quella sgarbata e inopportunaspintadi Christine Lagarde a Roberto Gualtieri al dicastero dell’Economia. In qualunque altra circostanza non sarebbe stato difficile dire che si tratta di uno sgarbo di una persona maleducata, molto maleducata, che è la pura verità. Ma quello sgarbo giunge dopo lincoronazione di Conte ad opera di Donald Trump (la stampa italiana usa il termine ‘endorsement’, per nascondere o almeno oscurare la realtà, che è di una estrema gravità), e dopo le blandizie pro-Conte di Angela Merkel, Emmanuel Macron, ecc.

Tutto ciò conferma che Conte è stato aiutato e Gualtieri pure, ma l’Italia è ufficialmente collocata nella serieB’: blandizie ne avremo (siamo troppo grandi per fallire), ma ora come ora, in Europa e nella politica internazionale conteremo come il due di briscola, del resto giocato da Di Maio.

Ecco, Di Maio. Veniamoci un momento.
Di Maio si è visto assegnare il Ministero più importante e delicato in questo momento per l’Italia, che deve cercare non solo (e non tanto) di fare dimenticare le isterie del precedente governo (presieduto dalla medesima persona!), ma specialmente cercare di riassegnare all’Italia una politica estera degna di questo nome. Non mi sembra Di Maio la persona più indicata per farlo e non solo perché confonde il Venezuela con il Cile, straparla di Nicolás Maduro, non ha idea di dove sia l’Africa e certamente non sa che significhi alleanze, trattati, Organizzazioni internazionali, ecc. Incidentalmente, non so quanto sarà guardato con simpatia al Ministero, che potrebbe avere la sensazione di trovarsi di nuovo una sorta di Alfano, non esattamente il più brillante dei nostri ministri.
Il Ministero degli Esteri è una struttura di enorme complessità culturale, non solo organizzativa, piena di persone di altissima qualità, frustrate dalla prevalenza politica di persone di minima qualità, e dalla mancanza assoluta di fondi, per cui spesso non sono in grado letteralmente di agire … non vanno all’estero per risparmiare!
Inoltre, la mancanza da tempo di una direzione forte e chiara e di idee e progetti, fa sì che spesso la diplomazia agisca più d’istinto atavico che per scelte politiche.
In una parola, una politica estera l’Italia non ce l’ha e, con tutta la simpatia per il ragazzo oggi in gramaglie, non mi pare proprio che Di Maio possa dargliela.
Per di più, Di Maio sarà impegnatissimo a cercare di recuperare terreno nel partito, dove è stato mollato da Grillo e dove lo stesso Casaleggio esce pesantemente sconfitto, e non solo, perché ha dovuto anche metterci il sigillo su. E quindi di politica estera non si occuperà per nulla e, dato il carattere arrogante, non avrà nemmeno la furbizia di far fare ai sottosegretari o viceministri, ammesso che gliene diano di validi.

In tutta franchezza, non credo che questo Governo avrà la vita facile, le tensioni si faranno sentire, specie quando col passare del tempo ci si renderà conto che i sondaggi a favore di Salvini sono alquanto esagerati, e quindi si riaprirà la voglia di buttare tutto all’aria, tanto più che, forse mi sbaglio di grosso, Conte non è più l’idolo di Di Maio e viceversa. E tanto più, infine, che Conte cercherà ora di fare vedere quanto è bravo e quanto è autonomo, e quindi approfondirà i contrasti, sempre che non caschi (come mi pare possibile) nella sindrome salviniana.

Continuo a non capire perché Mattarella non abbia fatto una piega e quindi, ribadisco con grande dispiacere, che nella mia personale classifica dei Presidenti della Repubblica ha perso, e di molti posti, la prima posizione. Peccato.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.