sabato, Settembre 21

Governo giallorosso: la democrazia è il problema La democrazia non è la buffonata di Rousseau, ma neanche l’idea stello-salviniana per la quale se vinci le elezioni ‘comandi’, questo è solo populismo. Questo dovrà essere fatto capire agli stellini se vorranno cercare di governare con Zingaretti

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Confesso che non capisco, o forse capisco troppo bene, per quale motivo il foglio ufficiale degli stellini, sbeffeggi i cinque punti di Nicola Zingaretti, affermandone la superficialità e la incompletezza. Certo, sono una vera rivoluzione copernicana di fronte alle ‘idee’ degli stellini, il rovesciamento delle loro prospettive superficiali e ‘populiste’, nel senso peggiore e più banale del termine. A termine di colloqui con Sergio Mattarella, loro -i M5S- ne hanno tirati fuori dieci, che più banali non si può!
Poi, certamente, si tratta di vederne i contenuti effettivi, ma già basterebbe solo il punto sulla democrazia, che rovescia completamente la concezione autocratica e autoritaria degli stellini e del loro capo effettivo, Davide Casaleggio.

Leggiamo che Casaleggio parla con Zingaretti e sarebbe d’accordo su un accrocco PD-stellini. A parte che fino a ieri ha detto, e fatto dire -perché lui parla sempre per interposta persona- peste e corna del PD, se fosse vero e, specialmente, se fosse sincero il suo tentativo di ‘interlocuzione’ (loro sono raffinati, parlano così), sarebbe la accettazione del rovesciamento totale della suaconcezionedella politica e della società; il rovesciamento del populismo autocratico al quale puntava, la rinuncia al ritorno di una sorta di aristocrazia non per nascita ma per … elettroni. E, ripeto con un ‘se fosse vero’ scritto a lettere cubitali, sarebbe una ottima notizia, sarebbe un inizio di dialogo utile, checché ne dica e ne pensi Marco Travaglio.
A parte che ciò vorrebbe dire mettere da parte la buffonata della riduzione dei parlamentari, ciò vorrebbe dire apertura al confronto reale su temi reali. E quindi apertura, e sarebbe ora, alla competenza, che non vuol dire avere tecnici al governo, ma averci persone serie, colte, coscienti e che specialmente agiscano secondo una prospettiva, un progetto, una strategia: ciò che Dibba e Di Maio odiano.

E’ chiaro, le idee si devono riempire di contenuti e qui tutto dipende dalla trattativa e della fermezza con la quale Zingaretti condurrà la trattativa, se non gli cominciano subito a fare scattare trappole alle spalle. Sulla quale ha ragione Massimo Cacciari: o quei cinque punti sono quelli e tutti quelli e fermamente quelli, o qualunque accordo, o peggio contratto, sarebbe inutile e dannoso; meglio rischiare le elezioni, ma mantenendo ferme le proprie idee e specialmente le proprie idealità, piuttosto che arrivare al governicchio di fatto, magari fino alla sconclusionata Leopolda.

La Leopolda, credo, sarà il momento in cui Matteo Renzi dovrà mettere le carte in tavola, tutte le carte: allora o mai più. Se vuole, come io continuo a credere, spaccare il PD, e cercare una alleanza con i centristi sparsi qua e là da Berlusconi in giù, quella sarà la sua ultima occasione.
E non a caso, cerca di prendere, al solito, due piccioni con una fava, proponendo Giuseppe Conte al Governo, quel Conte che, guarda caso, Zingaretti ha escluso esplicitamente. E non contento, a margine della consultazione di Zingaretti con Mattarella, spara, attraverso la sua alter-ego al Partito la signora Anna Ascani (vice presidente Pd … che vice!), che bisogna accettare la pretesa degli stellini di modifica del Parlamento. Modifica che avrebbe delle complicazioni notevoli (e ciò ne aumenta il contenuto velenoso), perché se si approvasse, si dovrebbe poi andare al referendum (quasi certo) e solo dopo tutto ciò si potrebbe votare, per l’ovvio motivo che, con un Parlamento modificato sia pure non ancora in maniera definitiva, non si potrebbe votare per un Parlamento nella vecchia composizione. In altre parole, ci si predispone da un lato a prendere un po’ di tempo (magari per farsi il suo partito) e dall’altro mettere una mina a tempo sotto la eventuale nuova maggioranza.

Perché, dunque, dico due piccioni? Ma perché rafforza nella trattativa la posizione stellina rendendo molto più difficile la proposizione di altri nomi e contemporaneamente propone al Governo una persona che in quindici mesi ha consentito e coperto tante di quelle porcate che gli basteranno per una vita, e per di più aggiunge il pezzo da novanta della modifica costituzionale. Tutto ciò può dare a Renzi e a Maria Elena Boschi (molto loquace in questo giorni, specie nell’escludere una sua presenza al Governo e non per pudore, credetemi) la possibilità di buttare giù il Governo proprio su quella base.
E va bene che il Partito ha dato mandato all’unanimità … già, ma Renzi non c’era e non certo per nobile discrezione, suvvia, a queste sciocchezze non credono più nemmeno i bambini dell’asilo! Ma diciamo la verità: per doppiezza e vigliaccheria: almeno un punto è acquisto, Renzi lavora sempre dietro le spalle ed è un vile, politicamente parlando.

Quanto a confusione non si scherza. Gli stellini addirittura, con una faccia di bronzo degna di miglior causa, hanno il coraggio di dire che se entro domani la Lega (sì, proprio così, la Lega!!!) non chiarisce se è disponibile a governare con loro modificando la Costituzione nel numero dei parlamentari, loro … tratteranno con il PD, ma avendo al primo punto, di dieci che hanno la faccia di indicare, la riduzione dei parlamentari. Bravo Renzi!

Ciò posto, niente Giuseppe Conte, che ormai è bruciato (a mio parere per sempre, anche per un posto in Europa) che poi ha sempre detto che l’esperienza del Governo per lui sarebbe stata la prima e anche l’ultima, e che voleva tornare alla sua amata professione di avvocato, sia pure non più del popolo per fortuna … A proposito, ma non faceva il professore ordinario? un po’ di sano tempo pieno no eh … All’estero è inconcepibile che un professore (certo molto meglio pagato, questo sì) faccia altro che il professore. Coraggio professor Conte, torni a fare il mestiere per il quale è pagato, gli studenti ne saranno felici, visto che è così bravo!
Tolto Conte, lo stesso identico discorso vale per gli altri stellini governativi, da Di Maio in giù, Elisabetta Trenta inclusa (non parlo di Moavero perché mi viene da ridere), che ha piegato la testa sempre dinanzi a Matteo Salvini, e solo alla fine quando ha capito che poteva finalmente fingere di pensare con la propria testa (cioè con la Costituzione, per capirci, non so se se ne sia resa conto anche lei … continuo a pensare che le Forze armate non ne potessero più) lo ha timidamente fatto.

Insomma il discorso è tutto sulla democrazia, ruota tutto intorno a questo, con buona pace di Travaglio. Perché democrazia, non solo non è la buffonata di Rousseau, ma neanche l’idea stello-salviniana per la quale se vinci le elezionicomandi’. Non è così, questa non è democrazia, al massimo è populismo. E sarebbe finalmente ora di affrontare il tema e capirci sul punto. Anche perché, unito al sovranismo diventa una bomba a scoppio ritardato.

Parlare al popolo per slogan, frasette semplici e ambigue, proporre ciò cheil popolo vuole è facile, e può anche risultare, come nel caso italiano, vincente. Uno propone di ridurre le tasse, di dare un reddito a tutti i cittadini, di togliere potere a quelli che contano (scelti dai populisti, però), ignorare le regole sottoscritte e che permettono la convivenza civile, occupare, però, tutti i posti di potere, ecc. e la gente lo vota, e quindi chi ha avuto i voti pretende di comandare. Non è così che funziona la democrazia, troppo semplice troppo comodo.

Perché innanzitutto, la gente deve capire bene cosa significhino e come si portino alla realizzazione le ‘parole d’ordine’ lanciate a piene mani. Non basta chiedere un sì o un no su una proposta di un rigo, occorre spiegare, fare vedere le implicazioni i vantaggi e i rischi, occorre illustrare le motivazioni e gli ostacoli, ecc., prima di chiedere alla gente se è d’accordo o no. La democrazia richiede lavoro, fatica, riflessione e poi, specialmente, chi vince alla fine di quel processo noncomanda’, magoverna’, il che vuol dire che governa per tutti, favorevoli e contrari alle cose proposte.

L’altra faccia del populismo è l’autoritarismo: ‘il popolo è con me e quindi io decido’. Fateci caso, quanti di questi politicanti nostrani, non fanno altro che riempirsi la bocca di frasi come ‘gli italiani vogliono’, ‘gli italiani si aspettano’, ecc. Ognuno di loro parla in nome degli italiani; ma li ha consultati e specialmente come li ha consultati, con un tweet o una ‘diretta’ facebook? Ormai la politica è monodirezionale, è onanismo allo stato puro: il politico parla, ma non ascolta perché nonriceve’, trasmette soltanto.

Questo dovrà essere fatto capire agli stellini se vorranno cercare di governare con Zingaretti (che certo, anche lui, a queste cose dovrà pensare) e non sarà facile, perché li costringerà a passare dalle chiacchiere, dagli slogan facili e ‘popolari’, dalle formule vuote, alle scelte vere, alla responsabilità e, di nuovo, alla competenza. Non basta avere un’idea, magari anche buona, bisogna saperla realizzare, e siccome, come si dice a Napoli, ‘nessuno nasce imparato’, cioè nessuno sa fare ogni cosa per scienza infusa, ciascuno che ha l’idea la deve poi confrontare con la realtà, verificare con le regole e con i tecnici che le conoscono, ecc.: deve, cioè, governare, scegliere, cambiare funzionari se necessario, ma agire coerentemente e coscientemente … per intenderci, il contrario esatto del modo ignobile in cui è stato realizzato il reddito di cittadinanza!

Solo così, credo, si potrà governare con gli stellini, solo, cioè, sostituendo l’attuale personale politico che ha fallito su tutta la linea con persone nuove, capaci, colte. E, credo, ciò non vale solo per gli stellini, ma anche per il PD, che non può pensare di mandare al governo, se si farà, la solita gente ben nota e ben consunta. Dovrà, ha ragione Cacciari, proporre un Governo di altissimo (non alto, altissimo) profilo, fatto di gente seria, attenta agli interessi del Paese e non ai propri, in una parola con i coglioni e che coglioni. Ben si comprende che la Boschi voglia tenersene fuori.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.