sabato, Dicembre 14

Governo: fiducia sulle belle speranze Cambiare tante idee, tanti ‘amici’, tanti atteggiamenti in pochi mesi è una cosa che lascia senza parole. Lui, Conte, le parole le ha trovate, tante, ma spiegazioni su come metterle in pratica neanche una

0

Il Governo Conte 2 ieri ha ottenuto la fiducia della Camera -molto ampia a dire il vero, vedremo oggi in Senato- su di un programma che promette ‘profumo di futuro’ -a prima vista-, e i ben informati dicono che oggi Ursula von der Leyen darà a Paolo Gentiloni il portafoglio dell’Economia. Sembrerebbero giorni se non felici almeno di buon auspicio per questo nostro Paese, dopo la buriana di questi ultimi mesi.

Essendo cosa diversa, strutturalmente nel senso di culturalmente, cosa molto diversa da un giornalista, la mia capacità di valutare il discorso programmatico del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla Camera, è molto limitata, ho bisogno nonché di rifletterci, di vedere le conseguenze.
Mi hanno, peraltro, colpito due o tre cose, sulla quali dirò due parole, ma proprio due o tre.

La capacità di presentarsi in Parlamento in una veste, con atteggiamenti, con argomenti che sono sostanzialmente l’esatto opposto di quello di quindici mesi fa: alle chiusure, alle ostilità di qualche mese fa, alla promessa di rivoluzionare tutto, oggi un tono collaborativo, aperto, di comprensione.
L’unico elemento che accomuna, mi pare, i due discorsi, è la verbosità eccessiva, l’insistenza sugli incisi e sulle digressioni, e non ditemi che anche io lo faccio -appunto forse è una ‘deformazione professionale’-, ma potrebbe, in un Parlamento, essere un modo per prendere tempo, per distrarre l’attenzione. Dovrei dire in termini critici, ma francamente, lo dico con stupore e ammirazione: cambiare tante idee, tantiamici’, tanti atteggiamenti in pochi mesi è una cosa che mi lascia senza parole, ammirato e, un po’, disgustato, ma io sono vecchio.

Apprezzo invece, perché mi inorgoglisce anche se rispetto a pochissime persone che possano accorgersene, il fatto che abbia concluso dicendo che vorrebbe che i Ministri e i politici della maggioranza si limitassero nelle loro dichiarazioni e nell’uso dei social’ per scambiarsi polemiche e minacce varie. Io, nel mio piccolo, avevo addirittura proposto che, almeno i Ministri rinunciassero del tutto ai social, finché sono al Governo.

Quanto ai ‘paroloni’ e alle belle speranze, dette così per fare impressione: il progetto intergenerazionale, il Green new Deal (una bella frase in inglese, che fa tanto chic), la smart Nation (dio solo sa che significa: un Paese furbo?), i valori costituzionali.

Ecco su ciò vorrei dire subito due parole, perché ci risiamo.
Il tema è quello della famosa riduzione dei parlamentari che piace tanto agli stellini, ma che non piace a chi pensa con attenzione alle cose (e magari ‘sa’ le cose), tema, però, immediatamente (e la faccia di Di Maio, che gli sedeva accanto sapendo di essere sempre inquadrato, ma che non si è trattenuto a lasciare trapelare il proprio disappunto) corretto da una serie di fumosissime promesse: una nuova legge elettorale (che dovrebbe, ha detto, andare insieme alla riduzione dei parlamentari), l’inserimento dell’ambiente in Costituzione, unitamente a norme sullo sviluppo del territorio (una cosa un po’ fumosa, mica vorrà immettere in Costituzione i piani regolatori?) e un riferimento a istituti che servano a riequilibrare i rapporti tra le istituzioni: cosa di per sé, molto preoccupante, non vorrei che si ritornasse alle rivoluzioni costituzionali di Silvio Berlusconi e di Matteo Renzi!
Ma poi, ed è una costante in tutto il suo lunghissimo discorso (oltre un’ora) nessuna precisazione, solo annuncio. Compresa quella della efficacia erga omnes dei contratti collettivi di lavoro, che detta così è ottima e saggia cosa, se però si spiegasse come si fa e chi sono i sindacati ammissibili, posto che si propone anche una (senza ulteriori precisazioni) legge sui sindacati. Ripeto, cosa ottima, ama delicatissima e che, francamente, mai metterei nelle delicate manine di un Di Maio! Comunque anche qui, poco più di un annuncio.
Perchè questa è stata un’altra caratteristica del suo discorso, che poi non è altro che la fotografia del ‘programma’ in 29 punti, tutti belli, tutti giusti, ma tutti dei titoli di capitoli, il cui contenuto sarebbe oceanico!

Naturalmente si propone di abbassare le tasse, specialmente sul lavoro, che è una delle proposte base del PD, ma anche qui dire è una cosa, fare è un’altra: nemmeno un accenno, che so, alla riduzione del contante ammesso, o magari ad una più generali detraibilità delle spese.

Sui decreti sicurezza una mezza promessa di modifica, ma non più di tanto: e lì sarà guerra con gli stellini, che sono su posizioni molto salviniane, così come sul tema delle autonomie, sul quale, va detto a onor del vero, è stato proprio lui a bloccare le esagerate pretese dei lombardo-veneti, ma la ‘quinta colonna’, credo, è forte.

Sul tema delle migrazioni, oltre al riferimento già citato alla modifica dei decreti sicurezza, ha (e qui c’è un dato positivo) aggiunto l’annuncio di una riforma coerente della legge sulle migrazioni; vedremo, perché sarebbe una cosa fondamentale, perché da sola, ben fatta, eviterebbe la gran parte dei problemi odierni, specie se letta alla luce della volontà di collaborare con l’Europa in materia di corridoi umanitari.

Certamente un aspetto innovativo è stato il suo parlare molto dell’Europa, sottolineando il fatto che parteciparvi non è (sì lo ha detto in modo involuto e indiretto, ma lo ha detto … e Di Maio non sembrava contento) una limitazione della sovranità, anzi, un modo per crescere.
Il tono, in particolare, è positivo (e radicalmente diverso dai comportamenti del ‘suo’ Governo precedente!), è collaborativo e lascia intendere che le cose che ci si aspettano dall’Europa vanno negoziate, per impostare anche un discorso sul patto di stabilità.
Insomma, la comprensione, finalmente che l’Europa non è il nostro nemico, ma che, essendone noi parte e parte rilevante, bisogna lavorarci insieme per farla crescere senza rischiare conflitti con le regole che noi stessi abbiamo contribuito a creare … che è la cosa che gli stellini pre-oggi e Salvini non comprendono affatto.

D’altra parte, va detto chiaramente (in difesa di una certa evasività necessaria di Conte sul punto) che se è certamente vero un atteggiamento meno ostile dell’Europa nei nostri confronti, parlare o supporre che vi sia amore sviscerato è a dir poco prematuro e quindi è meglio non illudersi di avere vita facile. Del resto, i nostri conti erano disastrati ieri e lo sono tal quale oggi, mica è passato il Mago Merlino, quello ha già i suoi guai a Londra!

Però, con un certo, facile, ‘coraggio’ ha accennato ai paradisi fiscali europei, ma con molta discrezione, troppo perché la citazione del problema possa preludere a qualche iniziativa seria.

Anche il tema dello sviluppo economico è stato trattato in maniera vaga e imprecisa. Le solite cose: sviluppo e protezione delle piccole e medie aziende, ma anche stimolo a farle crescere. Bene, benissimo, ma come non lo ha detto, così come non ha detto come su quasi tutto.
Ha, però, ribadito che le opere, grandi e piccole, si devono fare, e che (se ho ben colto il senso del suo discorso molto cauto) si devono ridiscutere le concessioni, ivi comprese quelle autostradali, e che si trarranno tutte le conseguenze della caduta del ponte Morandi, e quindi i due temi sono ben separati e distinti, almeno così mi pare da interpretare la frase chiave: «Quanto al procedimento in tema di concessioni autostradali avviato a seguito del crollo del ponte Morandi, questo Governo porterà a completamento il procedimento senza nessuno sconto per gli interessi privati, avendo quale obiettivo esclusivo la tutela dell’interesse pubblico e, con esso, la memoria delle 43 vittime, una tragedia che rimarrà una pagina indelebile della nostra storia patria».

La promessa (che a me sembra una delle cose più importanti di tutto il suo discorso) di moltiplicare gli asili e di favorire seriamente le famiglie con figli è importante e da apprezzare. Ma ha dimenticato di dire che per fare nuovi asili, per finanziare la nascita di nuovi bambini, per garantire la salute a tutti, per migliorare la scuola e fare crescere gli stipendi dei docenti, occorrono dei soldi, molti soldi, e non ci ha detto dove li trova. E quanto al salario minimo, che piace tanto agli stellini, ha solo detto che si dovrà fare, ma non ha spiegato come lo dirà alle aziende.

Infine la politica estera: parole, tante, ma nulla che si capisca, ha parlato perfino dei Balcani e vagamente della Libia (dove lascia intendere che la ‘stabilizzazione’ sarebbe avvenuta … per merito nostro), ma non ha mancato di assicurarci la ‘fedeltà’ alla NATO e ‘l’imprescindibile legame con gli USA’ … fare politica no, eh?

Ripeto: probabilmente non sono abbastanza giornalista da dire sensibilmente di più, ma io nel suo discorso alluvionale non ho colto gran che di più, salve le solite parole, che so: sulla riduzione del divario Nord Sud, sulla crescita economica e l’eliminazione dell’aumento dell’IVA, sulla lotta all’evasione, ecc.

Anche sull’evasione fiscale, uno dei temi centrali di un programma di governo che sia un programma di governo e non di chiacchiere, ha detto che vuole combatterla per fare pagare le tasse a tutti, ma di meno … nemmeno una parola, ad esempio, sul merito.

La critica e la condanna degli insulti alle Ministre del Governo, mi è sembrata (perdonatemi) leziosa e scontata, come se fosse solo dovuta. Incidentalmente, lo dico per inciso, era certamente dovuta, purché si fosse precisato che ci sarebbe stata anche se ad essere insultato fosse stato un Ministro maschio, perché altrimenti, fossi io una donna, molto mi seccherebbe di avere bisogno di essere ‘difesa’ … ma qui il discorso sarebbe lungo.

Quanto, infine, all’opposizione in pazza a urlare per dimostrare la propria mancanza di senso della democrazia e di argomenti, mi è parso di cogliere un atteggiamento più ‘cauto’ di Salvini, che, appunto, ha parlato di valutazione delle proposte del Governo e non di opposizione radicale e preconcetta.

Ciò che temo è che, con queste premesse, il Governo sarà tenuto in piedi con i puntelli e la respirazione bocca a bocca dal PD, che dovrà guadarsi oltre che dai colpi bassi di Di Maio, Dibba, ecc., da quelli bassissimi di Renzi: io, spero di sbagliare, ma non credo che quest’ultimo starà fermo a guardare.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.