martedì, Marzo 26

Governo Conte: tra gronde, ponti e famiglie, solo proclami? Sembra che si voglia cambiare corso. L’hanno detto Luigi Di Maio, vice-premier e Giuseppe Conte, premier del governo del cambiamento, un segno concreto del quale sarebbe proprio nella revoca delle concessioni

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La famiglia Renzi è una famiglia strana. Davvero qualche suo membro sottrae soldi ai bambini africani, usando come scudo un’associazione per scopi umanitari? Davvero i genitori di Matteo Renzi fanno strane manovre con i servizi legati all’editoria, dando incarichi fittizi ai loro familiari per far girare in modo anomalo i proventi solo nel proprio focolare? E il figliol prodigo, quel Matteo scout tutto arrivismo e protagonismo, ha davvero raccattato soldi per la sua Leopolda da finanziatori ai quali in cambio ha promesso qualcosa in virtù dell’incarico di primo ministro che ha occupato per tre anni, avendolo iniziato facendo la pelle a Letta,  scrivendo poco prima ‘Letta stai sereno’? Ma davvero siamo ridotti ad avere per politici una famiglia del genere, che si muove tra bullismo e menefreghismo?  Ma di più: questo vuol dire essere una famiglia cattolica? Ligi a quali principi e valori? Davvero tutto ciò accade e abbiamo ancora il dubbio di pronunciare qualche certezza in merito?

Si dice tutto ciò non per questioni morali o affini; si dice questo per dire che il servizio pubblico non può diventare la fonte della ricchezza per chi non ha altri numeri per trovare un lavoro normale. Questo atteggiamento, conforme a molti politici, non ha fatto il bene dell’Italia.  Come non lo ha fatto Prodi, quando concede le autostrade a una famiglia che entra nella partita delle gestioni autostradali in modo, diciamo così, preferenziale e che continua a godere preferenze nel rinnovo delle gestioni. Non fanno bene all’Italia concessioni come quelle che leggiamo, nelle quali il principio della concorrenza non viene rispettato operando in un sistema di mercato e non fa bene all’Italia concedere le fonti certe del profitto ai privati, primo perché pensano solo a incrementare il proprio profitto, secondo perché dove prende i soldi lo Stato per conservare il welfare se vende i suoi gioielli?

Da sempre si dice che l’Italia ha un anomalo capitalismo, iniziato quando dava sovvenzioni alla FIAT per poi andare, la FIAT, all’estero con le sue sedi fiscali e amministrative; un Paese così anomalo che alla fine non ha fatto dell’Italia un Paese solido ma un Paese dove si sistemano gli amici dei potenti e tutti gli altri s’arrangino un po’ come gli pare. Un Paese che ha agito non con la legge del Vangelo in mano mentre tutti i protagonisti del disastro la domenica andavano a messa, ma con la legge della famiglia, quella legge ritroviamo nella mentalità mafiosa, anche quando mafiosi non erano. Ma la mentalità è affine a quella realtà, più che alla legge del mercato e della concorrenza.

Ora pare che qualcuno voglia cambiare il sistema; oddio, le carte sono anche in questo caso un po’ strane: mentre deridono le perizie sul ponte, il ponte crolla e uno dei primi a deridere le perizie è ora ministro proprio delle infrastrutture. Ma perché uno così non lo mandano a f…, loro che hanno introdotto in politica la nobile espressione? Per tacere di Grillo e di chi sostiene la battaglia alle gronde per preferire, evidentemente, il crollo del ponte sulla loro case. Ma che gente è gente così? Non vuole le gronde, non vuole i vaccini, vuole tenersi in val di Susa gli spettri-piloni invece di far terminare la galleria. Sono uguali a Toscani, quel fotografo che diventa famoso fotografando le pecore dei Benetton e si scandalizza quando si chiede ai Benetton di rispondere dei madornali errori di gestione. Ma a chi si devono chiedere, questo errori se non al proprietario? Toscani, gli italiani non sono incattiviti; sono normali, sono quelli che, nel mondo anglosassone, preparerebbero una class action contro il proprietario che fa cadere i ponti sulle loro case. E sulle loro teste.

Ma sembra che si voglia cambiare corso. L’ha detto Luigi Di Maio, vice-premier e Giuseppe Conte, premier del governo del cambiamento, un segno concreto del quale consisterebbe proprio nella revoca delle concessioni. Lo hanno detto le due autorevoli voci del Governo, ma non lo ha sottoscritto l’altro vice premier, quel Matteo Salvini che ha capito di non poter far saltare così nettamente un sistema di connivenze e malaffare tutto italiano. Ci rimetterebbe anche lui. Sembra, allora, più certo che questo Matteo sia più vicino all’altro Matteo di quanto non si creda e come lui attento solo al “famigghia”. E sembra,  ma rischiamo la certezza, che il governo in carica, il governo del cambiamento, alla fine si risolva in proclami e basta. Come tutti i precedenti governi.

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