giovedì, Febbraio 20

Govermo: si naviga a vista, con il freno a mano tirato La ‘quadra’ di Conte perché il Governo duri: avanti piano, quasi fermi. Sulla prescrizione il ‘lodo’ Conte destinato a durare poco

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A denti stretti, a bassa voce; ma non per questo il tono è meno allarmato, preoccupato. «Ormai si naviga a vista», confida Dario Franceschini, una delle anime del pragmatismo cattolico emiliano che si è attendato nel Partito Democratico.

Il nodo della prescrizione, per esempio. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte deve trovare laquadra’: un colpo al cerchio del Movimento 5 Stelle, il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia; un ‘cavallo che in tanti vogliono azzoppare: ampi settori della Magistratura (lo si è visto in occasione dell’apertura degli Anni Giudiziari), lo ritiene un qualcosa peggiore del male che intende curare; per gli avvocati penalisti, spalleggiati da numerosi giuristi (da Cesare Mirabelli a Giovanni Maria Flick), è una mostruosità giuridica anticostituzionale; lo stesso PD lo getterebbe volentieri alle ortiche; l’Italia Viva di Matteo Renzi lo contesta ampiamente, e fa sapere che mai e poi mai lo voterà in Aula; e non parliamo delle opposizioni. Insomma, fibrillazione continua.

Il ‘lodoConte è poco più di un artificio, un rospo da ingoiare per non logorare ulteriormente un Governo che sta in piedi solo per evitare elezioni anticipate e scongiurare che trionfi la destra. In sostanza, e salvo sorprese dell’ultimo minuto: il Governo vara la riforma del processo penale e rinvia a un decreto parlamentare al Milleproroghe il compito di rendere operativa l’intesa raggiunta. Un accomodamento che reca le firme di Conte, Franceschini, Roberto Speranza e Bonafede. Con la benedizione, questa volta, del vertice dell’Associazione Nazionale Magistrati. Per il segretario dell’ANM Giuliano Caputo «una diversa modulazione, con un trattamento differenziato per chi dopo una sentenza di condanna in primo grado viene assolto in appello, non ci sembra una soluzione irragionevole. Sugli eventuali profili di legittimità costituzionale sarà la Consulta a pronunciarsi. Ma deve subito riprendere il percorso di riforma del processo penale». Walter Verini, responsabile Giustizia del PD, lesto rilancia: «Ora si lavori alla riforma del processo penale per garantire ai cittadini una durata ragionevole e certa. Con i cambiamenti introdotti alla riforma Bonafede gli effetti deleteri sulla prescrizione vengono fortemente ridimensionati».

Lo stesso segretario del PD Nicola Zingaretti ostenta ottimismo: «Sulla prescrizione sia arrivata una buona mediazione. Ora è il momento di costruire e non di picconare. Sulla prescrizione mi sembra che ci sia la conferma di un buon punto di arrivo che ci permette ora di riaccendere l’agenda per il lavoro e la crescita, lo sviluppo e gli investimenti, sulla scuola, l’economia e il lavoro ripartendo da uno spirito che deve essere unitario».
Secondo Zingaretti «non se ne può più di polemiche e di picconate; gli italiani si aspettano una comunità che produca i fatti. Ora avanti tutta per dare risposte a un Paese che se lo aspetta».

Piccolo’ particolare: i conti occorre farli con l’oste; che per l’occasione ha il volto e la voce di Matteo Renzi; Italia Viva voterà la fiducia al Milleproroghe, assicura; al tempo stesso «La legge Bonafede cambierà. Come e quando cambierà dipende dalle arzigogolate tattiche parlamentari. Ma noi non ci fermeremo finché gli avvocati e i magistrati continueranno a dire che le proposte di Bonafede sono incostituzionali. Ci vorranno settimane di dibattito parlamentare ma non abbiamo fretta. Nessuno vuol far cadere il governo ma non accetteremo mai di diventare grillini. Meno che mai sulla giustizia». E il coordinatore di Italia Viva, Ettore Rosato, è ancora più esplicito: «Utilizzare il Milleproroghe per modificare il diritto penale sarebbe uno scandalo». E accusa il PD di «deriva giustizialista. Sulla prescrizione noi contrasteremo qualsiasi forzatura istituzionale e non ci sarà nessuna marcia indietro e nessun tipo di accordo che vada a contrastare i principi costituzionali».

Il disegno di Renzi è semplice: appena votata la fiducia, Italia viva presenta un disegno di legge per spazzare via illodoConte e tornare alla legge di Andrea Orlando sulla prescrizione: «Vediamo come si comporterà il PD e se al Senato hanno i numeri per bocciarla».
Una furbata a cui si risponde con un’altra furbata: un folto gruppo di senatori di Forza Italia e di ex parlamentari grillini si sta coalizzando per rimpiazzare gli eventuali voti mancanti di ‘Italia viva’, se questi dovessero mancare.

Il fatto è che Zingaretti ha bisogno di tempo, per costruire il suo partito ‘nuovo’; il M5S ha bisogno di tempo per tamponare l’emorragia di consenso, voti e fiducia; anche Renzi ha bisogno di tempo, visto che il suo partito è gracile e stenta a decollare. Tutti, insomma, hanno bisogno di tempo, anche perché dal Quirinale sono giunti chiari segnali: se cade il Governo, Sergio Mattarella non è più disposto ad avallare altre pasticciate coalizioni. Si vota, insomma; anche se sciogliere le Camere diventa sempre più problematico: prima c’è da svolgere il referendum costituzionale, poi importanti elezioni amministrative. Per non parlare di almeno cinquecento nomine importanti di dirigenti apicali di enti di Stato o parastato: ENI, Leonardo, RAI, MPS, Poste, SNAM… E ancora: CSM, Corte Costituzionale, infine Quirinale. Figuriamoci se Zingaretti, Renzi, grillini e compagnia e compagnia cantante sono disposti a lasciare questi succulenti ‘piatti’ alla destra.

Dunque, si governerà senza governare, con il freno a mano tirato; nel segno di una discontinuità continua, di una unione litigiosa e berciante, all’insegna del tirare a campare (pardon: del navigare a vista, come dice Franceschini).
Questi i fatti, questa la situazione.

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