giovedì, Luglio 18

Google sotto pressione Il gigante hi-tech sta attraversando un periodo piuttosto difficile

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Tempi duri per Google-Alphabet. L’azienda ha chiuso il primo trimestre del 2019 con un ridimensionamento dell’utile netto pari al 28% (corrispondente a quasi 6,7 miliardi di dollari), cosa che ha provocato una caduta del valore azionario a quota 9,50 dollari a fronte del 10,60 previsti dagli analisti e del 13,66 registrato nello stesso periodo dello scorso anno. Nel solo 30 aprile scorso, la società ha bruciato qualcosa come 60 miliardi di capitalizzazione di mercato. Anche il giro d’affari si è rivelato al di sotto delle aspettative di circa un miliardo di dollari: si parla di 36,3 miliardi di dollari di turnover, in aumento del 17% rispetto al primo trimestre del 2018, quando tuttavia il ritmo di crescita aveva toccato il 26%. Sottraendo da questa somma le spese per attirare nuovi utenti, sono rimasti ricavi per 29,498 miliardi di dollari, anch’essi inferiori rispetto ai 30,04 miliardi attesi e ai 29,86 miliardi registrato nello stesso periodo del 2018. Come conseguenza, i margini di profitto sono crollati dal 25 al 18%.

Sui conti di Google-Alphabet ha indubbiamente pesato la multa da 1,7 miliardi di dollari inflitta dall’Unione Europea per pratiche pubblicitarie illecite, ma i veri problemi riguardano la scarsità di risultati ottenuti in tutti gli ambiti operativi in cui la società ha per lungo tempo occupato una posizione dominante, a partire da quello legato alla pubblicità online. Nonostante gli sforzi di diversificazione compiuti sotto la guida dell’amministratore delegato Larry Page, l’azienda continua tuttavia a configurarsi come un «cartellone pubblicitario in salsa hi-tech», come si legge sulle pagine del ‘Wall Street Journal’, ma dalla declinante capacità di generare utili. Lo suggerisce il considerevole calo di ‘click’ registrato nel primo trimestre del 2019 da YouTube, sulla quale Google aveva puntato con decisione anche perché rappresenta tuttora il 15% delle sue entrate. Per il momento, il consiglio di amministrazione della società ha cercato di guidare il rilancio scommettendo sull’introduzione di nuovi strumenti in grado di imitare – in maniera più selettiva e graduale rispetto a quanto consentito da Apple e Mozilla – l’uso dei cookie. Lo stesso autorevole quotidiano finanziario scrive in proposito che la mossa si candida seriamente a riconsolidare lo strapotere di Google nel campo della pubblicità online, ad assestare allo stesso tempo un duro colpo alle altre società che si occupano di marketing digitale.

D’altro canto, tuttavia, la compagnia paga la sempre più agguerrita concorrenza esercitata da competitori particolarmente insidiosi quali Amazon, sbarcata con successo nel settore della pubblicità online al punto da indurre un numero sempre crescente di clienti a effettuare ricerche per gli acquisti direttamente sul suo sito. Non a caso, Amazon ha incassato utili record, pur diminuendo il ritmo di crescita. Ad esclusione di Apple, anche le altre regine dell’alta tecnologia (Facebook, Twitter e Microsoft) hanno raccolto buoni risultati nel primo trimestre, registrando dati al di sopra delle aspettative, dopo aver conosciuto un anno da incubo.

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