domenica, Giugno 16

Goldman Sachs nella bufera Sul gigante di Wall Street pesano gravi problemi giudiziari

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Tempi duri per Goldman Sachs. Negli scorsi giorni, il fondo sovrano di Abu Dhabi ha citato in giudizio il potentissimo ed estremamente ben ammanicato istituto di credito di Wall Street per vicende legate allo scandalo del fondo strategico malese 1Malaysia Development Berhad (1Mdb), accusando la banca di aver ordito una ‘massiccia cospirazione globale’. Nello specifico, Goldman Sachs avrebbe ‘impacchettato’ obbligazioni per conto del fondo 1Mdb ma garantite dalla società partner di quest’ultimo, l’emiratina International Petroleum Investment Company (Ipic). L’intero castello di carte è crollato con l’insolvenza di 1Mdb, a cui erano stati indebitamente sottratti circa 3,5 miliardi di dollari.

Le indagini condotte dalle autorità statunitensi hanno portato all’incriminazione di tre persone, i due ex banchieri di Goldman Sachs Roger Ng e Tim Leissner e il businessman malese Jho Low, per cospirazione finalizzata al riciclaggio del denaro attinto dai forzieri di 1Mdb e per il versamento di tangenti alla stessa banca d’affari affinché continuasse ad operare come organizzatrice obbligazionaria per conto del fondo. Nella loro denuncia, depositata al tribunale di New York assieme a centinaia di atti, i legali dell’Ipic sostengono che Goldman Sachs si sarebbe attivata per corrompere sia Khadem al-Qubaisi, ex amministratore delegato della stessa Ipic, che Mohammed al-Husseiny, amministratore delegato della controllata Aabar, con lo scopo di indurli ad agire contro gli interessi del fondo sovrano nell’ambito di «una massiccia cospirazione internazionale per appropriarsi di miliardi di dollari» di proprietà di 1Mdb.

Gli inquirenti sarebbero inoltre risaliti a un non meglio specificato ‘dirigente d’alto rango che aveva partecipato a un vertice chiave con gli altri personaggi invischiati nella vicenda. Secondo il sempre ben informato ‘Financial Times’, che ha avuto modo di consultare un fonte vicina alle indagini, si tratterebbe nientemeno che dell’ex amministratore delegato di Goldman Sachs Lloyd Blankfein, che nel 2009 avrebbe preso parte a un incontro a cui parteciparono, tra gli altri, Low, Leissner e l’ex premier malese Najib Razak. In un secondo articolo, l’autorevole quotidiano finanziario britannico ha rivelato che Blankfein prese parte a un secondo incontro tenutosi nel 2012 insieme allo stesso Low e a Mohammed al-Husseiny, consolidando in tal modo l’impianto accusatorio messo in piedi contro Goldman Sachs dagli avvocati di Ipic. Naturalmente, i vertici di Goldman Sachs hanno respinto qualsiasi accusa, ma ciò non si è rivelato sufficiente a impedire una sonora caduta in Borsa del titolo.

Non è certo la prima  volta che l’immagine di Goldman Sachs viene infangata da accuse di malversazione. Nella prima metà del 2008, il fondo sovrano libico (Libyan Investment Authority, Lia) affidò al gigante di Wall Street 1,3 miliardi di dollari che furono investiti in un paniere di valute e in azioni di sei diverse società (Citigroup, Unicredit, Banco Santander, Allianz, Eni ed Électricité de France). A un anno di distanza, Goldman Sachs fece sapere alla Lia che, a causa dell”inaspettata’ detonazione della crisi che aveva prodotto risultati devastanti sugli equilibri valutari e sui corsi azionari, il fondo si era ridotto ad appena 25 milioni di dollari. Una perdita del 98%, di fronte alla quale i dirigenti della Libyan Investment Authority reagirono convocando immediatamente a Tripoli il responsabile di Goldman Sachs per il Nord Africa, ma l’incontro si rivelò talmente acceso da indurre la dirigenza dell’istituto di credito a evacuare dalla capitale libica tutti i propri impiegati temendo che venissero arrestati. Per scongiurare il pericolo di un’azione legale che ne avrebbe ulteriormente minato la reputazione, Goldman Sachs offrì come indennizzo al fondo sovrano libico azioni privilegiate, ottenendo come risposta un secco rifiuto che lasciava chiaramente presagire l’intenzione di Tripoli di trascinare in giudizio la banca. L’insorgere della rivolta di Bengasi, a cui fecero seguito il congelamento dei miliardi di dollari ed euro detenuti dalla Lia e il successivo bombardamento della Libia risparmiarono a Goldman Sachs quella che si configurava in tutta evidenza come una lunga e costosa battaglia legale, da cui l’istituto sarebbe potuto uscire gravemente danneggiato.

Un pericolo che si ripresenta ora con lo scandalo 1Mdb.

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