domenica, Luglio 21

Golan: un riconoscimento con conseguenze limitate Le implicazioni della decisione americana di riconoscere l’annessione israeliana del Golan, secondo gli analisti israeliane avrà conseguenze contenute sulla forza e credibilità della politica americana in Medio Oriente

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Nel suo incontro con il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, il 25 marzo 2019, il Presidente Donald Trump, ha firmato una dichiarazione presidenziale che riconosce la sovranità di Israele sulle alture del Golan.
Questo dopo 37 anni da quando la Knesset ratificò il progetto di legge, del dicembre 1981, che estendeva la giurisdizione israeliana sulle alture del Golan,  misura che, nonostante le smentite dell’allora Primo Ministro Menahem Begin, equivaleva all’annessione delle alture. Pochi giorni dopo, il Consiglio di sicurezza approvò la risoluzione 497, stabilendo che l’annessione non aveva alcun significato internazionale. Nei decenni successivi, nessun attore significativo nell’arena internazionale ha riconosciuto la sovranità di Israele sulle alture del Golan.

Per il Presidente Trump e il Primo Ministro Netanyahu, la mossa è stata motivata da interessi politici interni, ma l’annuncio del Presidente Trump, ben accolto dalla maggior parte dell’establishment pubblico e politico israeliano, ha molte implicazioni politiche internazionali che a breve potrebbero palesarsi. Conseguenze che sono state evidenziate in un report di The Institute for National Security Studies (INSS), a firma di Shlomo Brom, Senior Research Fellow, a capo dell’Israeli-Palestinian Relations dell’Istituto. Brom non ritiene vi siano conseguenze sulla sicurezza, ma i risvolti in termini politici e diplomatici potrebbero palesarsi soprattutto nella forma di maggiore difficoltà dell’azione americana nell’area.

L’applicazione della giurisdizione israeliana al Golan nel 1981, quando la Siria era meglio posizionata militarmente contro Israele, non ha avuto conseguenze immediate sulla sicurezza, oggi la situazione è diversa. La Siria ha già motivi per tentare di usare la forza contro Israele, considerata l‘attività militare israeliana all’interno del territorio siriano negli ultimi anni. La decisione americana potrebbe aumentare la tentazione siriana, ma è improbabile un’escalation, piuttosto la Siria potrebbe implementare gli sforzi a sostegno di Hezbollah e di altre milizie sciite per costruire un’infrastruttura per gli attacchi alle alture del Golan, da utilizzare in caso di necessità.

L’Iran, e coloro che agiscono in procura per l’Iran, sono già impegnati in uno scontro militare con Israele sul suolo siriano, per quanto di bassa intensità, ma non dovrebbe la decisione di Trump acuire lo scontro.
Lo stesso vale per l’arena palestinese: è improbabile che la mossa americana riguardante le alture del Golan influenzi il processo decisionale da parte di organizzazioni coinvolte nel terrorismo contro Israele o individui che potrebbero prendere in considerazione l’idea di agire contro Israele.

La comunità internazionale e i Paesi del Medio Oriente presumibilmente continueranno a considerare la decisione di Trump, alla stregua della precedente decisione di spostare l’Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, semplicemente come azione non riconosciuta e ampiamente criticata, forti del diritto internazionale. È possibile che il mondo arabo e la Turchia tentino di far approvare risoluzioni ONU che si oppongono a questa misura e riaffermano la risoluzione 497. Tentativo prevedibilmente bloccato da un veto americano al Consiglio di sicurezza; ma una risoluzione nella stessa vena potrebbe essere approvata nell’Assemblea generale, dove guadagnerebbe il sostegno della maggioranza.
Ma queste sono solo schermaglie diplomatiche.

Per il mondo arabo, la decisione americana renderà ancora più difficile promuovere una palese cooperazione con Israele, sia tra i Paesi che hanno trattati di pace con Israele o quelli, come gli Stati del Golfo, che hanno legami informali.
L’ipotesi che la resistenza e l’ostilità nei confronti del regime di Assad manifestate da molti Paesi arabi si tradurranno in un assenso alla misura americana non considera la distinzione che questi Paesi fanno tra il regime siriano e la sovranità nazionale della Siria.
Nel mondo arabo, l’opposizione in linea di principio al cambiamento delle frontiere attraverso la forza è stata preservata nel corso del tempo, come nel 1991, quando l’occupazione di Kuwait da parte di Saddam Hussein unì il mondo arabo contro di lui, e come accadde nel 2018, quando la regione autonoma curda in Iraq si propose come uno Stato indipendente, tentativo  schiacciato dal Governo iracheno con il sostegno dell’intero mondo arabo. Il mondo arabo non è pronto a lasciare che Israele comprometta la sovranità di uno Stato arabo.

Altresì, secondo l’analista INSS, la decisione americana non sembra possa ostacolare una possibile ripresa in futuro dei negoziati israeliani con la Siria su un trattato di pace, qualora ci fosse un Governo israeliano interessato a riprendere i negoziati. Piuttosto potrebbe essere più difficile, per un Governo israeliano predisposto al negoziato, attuarlo, considerato che vi è una parte dell’opinione pubblica che ritiene non ci sia motivo per Israele di avviare negoziati che implichino necessariamente una discussione sulle possibili concessioni territoriali sulle alture del Golan, quando la massima superpotenza, l’alleato principale di Israele, sostiene la sua sovranità su quel territorio. 

Resta il fatto che una diversa Amministrazione americana potrebbe modificare la posizione degli Stati Uniti alla luce di considerazioni politiche internazionali o di un cambiamento di circostanze.

La decisione del Presidente Trump potrebbe determinare una più forte resistenza tra gli alleati degli Stati Uniti nella regione alla politica degli Stati Uniti, il che renderebbe difficile all’Amministrazione migliorare il coordinamento con questi Stati sulla questione palestinese -riducendone ulteriormente la credibilità in funzione di una mediazione tra le parti, e rendendo impossibile quello che Trump ha definito come ‘l’accordo del secolo’-, ma anche contro l’Iran.

In Israele, la decisione americana potrebbe incoraggiare certi soggetti politici che propugnano l’annessione dei territori palestinesi a cercare di mettere in pratica queste idee dopo le elezioni, sostenendo che l’Amministrazione americana non si opporrà.

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