venerdì, Agosto 23

Golan: l’illecito di Trump va a soffiare sul fuoco L’Italia zitta, come se fosse complice, inconsapevole (?) che la decisione americana potrebbe essere un fattore di destabilizzazione; Israele è l’unico Stato al mondo che ancora aggredisce i vicini per acquisire altro territorio, cosa superata da decenni

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Mentre cade l’ultima roccaforte dell’ISIS -sempre che sia vero-, mentre cioè il mondo cerca di tirare un sospiro di sollievo -infondato come vedremo fra un istante-, mentre i genitori di Lorenzo Orsetti si mordono le mani per la sfortuna che ha colpito il loro figlio, mentre, insomma, si può per un momento pensare di avere accantonato un problema, Donald Trump non può evitare di mettere altra carne al fuoco.

Certo, per lui è indispensabile, pressato come è dai mille guai che gli piovono addosso, solo per sua colpa, deve a tutti i costi distrarre l’attenzione da sé e creare altri problemi, anche perché lo stato dell’economia statunitense non è dei migliori e quindi anche su ciò, meglio sorvolare.

E dunque un’altra iniziativa improvvisa, ‘nonomalnegoziata e fonte di possibili (anzi certi) ulteriori guai internazionali: riconosce l’annessione del Golan da parte di Israele. Aiuta così il suo amico Benjamin Netanyahu sotto elezioni e in gravissimo difficoltà … tra l’altro per motivi di ‘mazzette’ -tutto il mondo è paese.

Potrei dire, sconsolato: una volta di più l’interesse personale di uomini politici fa premio sulla politica vera e quindi sugli interessi dell’umanità.

Le alture del Golan, al confine tra Israele e la Siria, furono occupate militarmente con la guerra del 1967, la cosiddetta ‘guerra dei sei giorni’. In quella occasione, Israele, affermando che i Paesi arabi confinanti si preparavano ad attaccarla (cosa mai dimostrata), scatenò una serie di attacchi violentissimi, in particolare contro l’Egitto (del quale distrusse a terra la gran parte dell’aviazione, a dimostrazione che di attaccare Israele non ci pensavano poi tanto), contro la Siria, per occupare, appunto, le alture del Golan, da cui potevano partire attacchi contro Israele, contro la Giordania, che occupava la Cisgiordania (cioè la terra destinata dalla risoluzione delle Nazioni Unite del 1947 alla costituzione dello Stato di Palestina), occupandola a sua volta.

L’occasione fu anche usata per occupare Gerusalemme, città ‘internazionalizzata’, cioè destinata a non appartenere né ad Israele né alla non ancora nata Palestina, e che invece da quel momento non solo fu occupata, nella parte ovest, ma, in breve, fu annessa ad Israele, che poi ha occupato e annesso anche la parte Est di Gerusalemme.

Ora l’idea di Trump sarebbe quella di permettere che Israele annetta anche le alture del Golan, in effetti fin dal 1967 sotto occupazione militare israeliana.

Ora, che Israele, o almeno una parte dei suoi governanti, ormai la gran parte di essi, voglia in prospettiva occupare l’intera Palestina e le alture del Golan (anche per una questione economica vitale) oltre Gerusalemme, è un fatto ben noto. Ormai Israele è rimasto, credo, l’unico Stato al mondo che ancora aggredisce i vicini per acquisire altro territorio: una cosa ormai superata da decenni.
Ma farlo effettivamente può essere assai complicato. Se non altro per motivi giuridici molto seri. Anche per motivi politici, certamente, dato che la Siria è uno Stato autonomo e indipendente e che in questo momento ha ripreso molta forza e quindi potrebbe, con l’aiuto della Russia, reagire ad una idea del genere.
Finora, restando alla politica, la Russia ha assunto un atteggiamento, diciamo così, ‘benevoloverso Israele, e ne ha quasi sempre ‘perdonato’ i continui sconfinamenti in territorio siriano con la scusa di colpire basi iraniane, che considera rivolte contro di essa.

Dal punto di vista giuridico, bombardare il territorio di un altro Stato è cosa illecita come poche, ma finora la politica aggressiva di Israele è rimasta senza risposte significative; la Siria è (era) troppo impegnata nel suo durissimo conflitto interno, ora in via di soluzione.

Ma la questione delle alture del Golan potrebbe essere un fattore di incontrollabile instabilità, e specialmente potrebbe indurre la Russia a reagire, e ancora di più potrebbe indurre a farlo la Turchia, ormai sempre più incontrollabile sia da Trump che da Putin, e l’Iran, attraverso le sue basi in Siria.

Una situazione esplosiva. Tanto più che per il diritto internazionale l’occupazione militare è un fenomeno per definizione non definitivo, nel senso che serve solo per tenere delle posizioni in vista dei negoziati di pace, ma è un principio estremamente chiaro (e definito nelle convenzioni dell’Aja e di Ginevra molto chiaramente) che l’occupazione militare non può essere un mezzo per il trasferimento della sovranità sul territorio occupato: il territorio, insomma, resta dello Stato che ha subito l’occupazione, e quindi prima o poi deve essere restituito.

A maggior ragione se quella occupazione è illegittima. Come è quella israeliana sia delle alture del Golan che del resto (come dice esplicitamente anche una risoluzione del 1967 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite) a causa del fatto che la guerra di Israele nel 1967 fu un atto di aggressione, vietato dal diritto internazionale, anche se giustificato da una esigenza di difesa preventiva, poi rivelatasi del tutto insussistente. Sta insomma in fatto che la cosiddetta ‘legittima difesa preventivaè un atto illecito, e quindi certamente non può legittimare l’annessione del territorio occupato.

Inoltre, le norme del diritto internazionale vigente fanno espresso divieto agli Stati di riconoscere l’acquisizione illegittima di territori da parte di uno Stato. Il che vuol dire che gli Stati amici di Israele, benché ‘amici’, devono agire perché Israele non faccia l’atto che viene suggerito da Trump.

Insomma, si va a soffiare sul fuoco, in un posto in cui di fuochi accesi ce ne sono già parecchi e per di più non lontano da dove i nostri militari hanno una postazione molto importante (nel Libano meridionale, proprio al confine di Israele), che potrebbe essere oggetto di attacchi o comunque di difficoltà, qualora dal Libano partissero azioni di attacco vendicativo, diciamo così, verso Israele.

Infine, se è vero che l’ISIS come forza militare è stata sconfitta sul terreno, è certo che i membri dell’ISIS, a cominciare dai tanti europei che con l’ISIS hanno combattuto e che all’ISIS fanno riferimento, sono ancora numerosi, e ormai non più impegnati o impegnabili in una difesa di territori, e quindi suscettibili di andare in giro per il mondo a fare attentati.
Come dire che se c’è una cosa da evitare è appunto di aumentare i motivi di tensione da quelle parti. E dunque, bravo Trump, che ci crea ulteriori problemi, visto che ne avevamo pochi.

Ciò che sorprende, o meglio non sorprende visto il Governo che abbiamo, è il totale silenzio italiano sulla questione. Forse non ci si rende conto del pericolo, dei rischio che il nostro silenzio venga scambiato per complicità … forse non ci se ne rende conto, o forse si è troppo impegnati nella nostra politichetta marginale e nei nostri dispettucci a Macron e Merkel invece di difendere gli interessi dell’Italia.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.