martedì, Marzo 19

#GlobalBritain, perché Brexit dall’Europa non significa Brexit dall’Africa

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Brexit dall’Europa non significa Brexit dall’Africa, anzi. Questo, secondo molti analisti africani, è il messaggio Governo del Primo Ministro Theresa May ha voluto trasmettere in questi ultimi mesi ai governi del continente. Negli incontri con i vertici dei diversi Paesi, la Gran Bretagna ha assicurato che rimarrà inalterato, dopo l’uscita dall’Unione europea, l’impegno in Africa. Quella che si è vista in azione nei vari incontri ai vertici, è la #GlobalBritain, sostiene l’Institute for Security Studies (ISS).

Il Ministro degli Esteri Boris Johnson, in visita nei mesi scorsi nei diversi Paesi dell’Africa occidentale e orientale, ha sottolineato l’interesse enorme per l’aumento dei legami commerciali, per gli accordi di sicurezza e sviluppo. Il Regno Unito non si ritirerà nella ‘piccola Inghilterra’, le relazioni della Gran Bretagna con l’Africa – e in particolare il Sudafrica, il suo più grande partner economico e politico del continente – si rafforzeranno dopo Brexit. ISS sostiene essere confermato l’impegno del Regno Unito a spendere almeno lo 0,7% del PIL per gli aiuti all’Africa. Secondo alcuni analisti, accordi diretti con il Regno Unito potrebbero produrre benefici superiori rispetto a quelli con la UE, meglio performanti per il business locale.

Uno dei Paesi più interessati al tema è il Sudafrica, che inizialmente ha avuto timore che Brexit potesse danneggiare la sua economia causa la minaccia di un declino della crescita economica europea, timori dissipati da quello che gli analisti considerano un interesse crescente degli inglesi per il Sudafrica, sostengono dalla sede di Johannesburg di Econometrix.

Nel momento in cui il regno è alla ricerca di nuovi mercati, l’Africa, si ritiene, potrebbe essere molto interessante per la corona, e un mercato, per gli inglesi, tra i più tradizionali.  Le Nazioni africane del Commonwealth avrebbero più forza nel negoziato con il Regno Unito se si rapportassero a Londra come blocchi (quali ad esempio la Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale -SADC- o la Comunità dell’Africa orientale -EAC).

Intanto, come previsto, la Gran Bretagna ha varato una nuova politica estera per rilanciare la sua influenza nel Continente. Libera dai vincoli europei, Londra punta sul futuro. Forte dell’esperienza coloniale di duecento anni, e libera di promuovere politiche pragmatiche free da restrizioni dettate dall’Unione Europea, la Gran Bretagna é intenzionata a posizionarsi tra i principali partner economici del quarto polo economico mondiale. L’obiettivo immediato é quello di porsi come principale socio d’affari occidentale del Mercato Unico Africano che vedrà la luce in questo 2017.

«Per la sua sopravvivenza la Gran Bretagna non può ignorare un mercato di 3 trilioni di dollari e oltre un miliardo di potenziali consumatori. L’Africa rappresenta per la Gran Bretagna la migliore opportunità nel medio lungo termine anche grazie alle relazioni mai interrotte con le sue ex colonie che verranno rafforzate grazie al Commonwealth», spiega  Calestous Juma, professore dello sviluppo internazionale presso l’Università di Havard’s Kennedy. Londra intende utilizzare al meglio gli strumenti a disposizione per rilanciare il suo ruolo in Africa, offuscato negli ultimi venti anni da politiche europee non sempre condivise dalla ex potenza coloniale. Gli strumenti a disposizione sono la Cooperazione Internazionale e il Commonwealth.

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