lunedì, Dicembre 16

Global Compact sulle Migrazioni: Israele dice no, insieme a molti altri Benjamin Netanyahu ha annunciato il no di Tel Aviv, si aggiunge a Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Croazia, Slovenia, Bulgaria, Ungheria, Svizzera e forse Italia

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Per il ‘Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration’, ovvero il Global Compat sulle migrazioni proposto dall’ONU, che dovrebbe essere firmato nella riunione prossimo 10 e 11 dicembre a Marrakech,  prima di essere formalmente approvato con una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu, si annunciano giorni duri. Oggi  Israele si è unito agli Stati Uniti ed al gruppo di Paesi europei che non intendono aderire al patto patto sulle migrazioni.  “Siamo impegnati a difendere i nostri confini contro i migranti illegali questo è quello che abbiamo fatto e continueremo a fare“, ha detto il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.
Il patto sta creando divisioni in seno all’Unione Europea: l’Austria, la Repubblica Ceca, la Polonia, la Croazia, la Slovenia, la Bulgaria, l’Ungheria e la Svizzera che hanno già indicato che non intendono firmare l’accordo.

Una conferma della stretta che Tel Aviv sta dando all’immigrazione di un Paese sempre più marcatamente ebraicoOggi, per altro, centinaia di ebrei etiopi sono scesi in piazza ad Addis Abeba per protestare contro la recente decisione del governo israeliano di ammetterne come migranti solo mille: decisione che divide le famiglie di chi è già migrato nello Stato ebraico e contraddice l’impegno israeliano del 2015 di accoglierli. Si stima che in Etiopia siano rimasti circa 8.000 ebrei Falascia. I dirigenti della comunità hanno oggi rivolto un appello agli ebrei etiopi che vivono in Israele a non votare per il Likud, promotore della stretta. “Faccio appello agli ebrei etiopi a pensarci due volte prima di votare il Likud, perché il premier espresso dal partito, Benyamin Netanyahu non sta tenendo fede alla parola data di aiutarci a emigrare in Israele”, ha detto all’agenzia ‘Associated PressNeggousa Zemene Alemu, coordinatore della comunità ebraica per Addis Abeba e Gondar. Gli ebrei in Etiopia lamentano di vivere in povertà, di essere marginalizzati, mentre “Israele la tira per le lunghe invece di venire in nostro soccorso”.

Tornando al Global Compact sulle Migrazioni, anche in Italia, nei giorni scorsi, si è iniziato affrontare il tema con vari pronunciamenti da parte di leader della Lega e di Fratelli d’Italia contro il documento, appelli perché il Governo decida per il no. E considerando la politica che il Governo giallo-verde ha messo in campo in materia di migranti non pare vi siano dubbi sul fatto che l’Italia non arrivi al tavolo della firma in Marocco.  

Il Global Compact è patto per la migrazione sicura, ordinata e regolare, come recita il documento stesso, si sottolinea da parte dei sostenitori del documento, che non limita la sovranità di nessun Stato. Altresì, il documento riguarda solo i migranti e non i rifugiati.

I rifugiati sono oggetto di un altro Compact, adottato con un processo diverso. Il Compact on Migration si basa sul principio di distinzione tra migranti e rifugiati. I rifugiati hanno una protezione specifica, prevista dalla Convenzione di Ginevra del 1951, a causa della persecuzione politica a cui sono sottoposti. I migranti, la maggior parte dei quali motivati ​​da motivi economici, non hanno diritto a questa protezione.

Il Patto prevede che gli Stati gestiscano i loro confini in modorispettoso della sovranità e degli obblighi nazionali secondo il diritto internazionale” e “impediscano l’immigrazione irregolare“. Prevista una cooperazione rafforzata per combattere il traffico di migranti e la tratta di esseri umani e per smantellare le reti di contrabbandieri, a beneficio degli Stati e dei migranti.

In nessun modo il Patto crea un diritto alla migrazione’: l’ammissione di cittadini stranieri è prerogativa degli Stati che sono liberi di decidere chi consentire sul loro territorio.

Il Global Compact è un contributo al miglioramento della gestione dei flussi migratori a livello internazionale che coinvolgono i Paesi di origine, transito e destinazione. Basandosi sul principio che nessuno Stato può gestire da solo la sfida della migrazione, mira a incoraggiare una cooperazione rafforzata sulla migrazione, al fine di garantire che non sia gestita in modo disorganizzato. Si basa sul principio della responsabilità condivisa tra paesi di origine, transito e destinazione nella governance dei flussi migratori. I punti chiave del Patto comprendono la cooperazione per evitare morti sulle rotte migratorie e salvare vite umane in mare e altrove, rafforzare la lotta contro il traffico di migranti e traffico di esseri umani e combattere la migrazione irregolare, priorità, queste ultime in particolare, per la politica italiana del nuovo Governo.

Il Global Compact non crea nuovi obblighiIl principio di sovranità nazionale è esplicitamente enunciato nel testo , è addirittura dato lo status di ‘principio guida’. Inoltre, il Compact non è legalmente vincolante. È quindi impossibile utilizzare il Compact per mettere in discussione la politica migratoria di uno Stato

Il documento, altresì, è una raccolta di buone pratiche, ‘strumenti politici’, che gli Stati sono incoraggiati ad attuare nell’attuazione della loro politica migratoria.

Al centro del documento, la lotta contro la migrazione pericolosa, disorganizzata e irregolare. Prevede che gli Stati si organizzino per lavorare insieme contro il traffico di migranti e per smantellare le reti di trafficanti. I Paesi sono chiamati a rafforzare i loro arsenali legali per perseguire i contrabbandieri. Le misure previste dal Patto comprendono lo scambio di dati, in particolare tra servizi di intelligence, per combattere meglio i contrabbandieri.

Il Patto stabilisce inoltre il diritto per gli Stati di distinguere tra lo status di migrante regolare e irregolare nell’attuazione della loro politica migratoria. Il documento stabilisce poi l’impegno dei Paesi di origine a cooperare per consentire ai migranti con status irregolare di rientrare e reintegrarsi nel loro Paese: i paesi di origine si impegnano a fornire i documenti necessari per identificare i migranti e ad effettuare il viaggio di ritorno, considerando che spesso è l’assenza di questi documenti che ostacola il loro effettivo ritorno.

I Paesi di origine sono chiamati a monte a garantire un controllo efficace delle loro frontiere e a valle a facilitare il ritorno e il reinserimento dei migranti irregolari. Il testo invita, inoltre, i Paesi di origine a rafforzare i loro sforzi per affrontare le cause profonde della migrazione e lavorare alla repressione delle reti di contrabbandieri.

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