domenica, Giugno 16

Gli Usa intensificano la pressione militare in Estremo Oriente

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Che la regione dell’Asia-Pacifico sia divenuta prioritaria per gli Stati Uniti è noto almeno dal primo mandato di Barack Obama, il quale, di concerto con il suo segretario di Stato Hillary Clinton, lanciò la politica del ‘Pivot to Asia’ rivolta a saldare i legami politici, economici e militari con i Paesi asiatici in funzione di accerchiamento della Cina. Il Trans-Pacific Partnership (Tpp) e il ridislocamento di portaerei e basi militari lungo le rotte attraverso cui transitano i cargo petroliferi cinesi rientrano indubbiamente in tale disegno, così come il consolidamento del ruolo di Corea del Sud e Giappone come ‘portaerei’ in grado di garantire a Washington una proiezione strategica sui mari che Pechino tende a includere nella propria sfera egemonica.

L’ascesa alla presidenza di Donald Trump non ha apportato sostanziali modifiche a questo approccio, nonostante l’avvio di trattative bilaterali con i leader politici dei Paesi in questione finalizzate a ridiscutere i termini della ‘protezione militare’ assicurata dagli Stati Uniti ai propri alleati. Attualmente, gli Usa schierano 28.000 soldati in Corea del Sud ed altri 45.000 in Giappone, ove è di stanza (a Yokosuka) anche la Settima Flotta. Il costo di questa esposizione militare è coperto dai Paesi ospitanti nella misura (rispettivamente) del 40 e del 75%, mentre Washington mantiene altre migliaia di militari in Thailandia, Filippine e Australia e conduce esercitazioni militari per «garantire la navigazione nel Mar Cinese Meridionale» di fronte alla pretesa, crescente assertività di Cina e Corea del Nord.

Quest’ultima in particolare, con il suo continuo potenziamento dell’arsenale missilistico e i ricorrenti test balistici, desta crescenti preoccupazioni negli Usa, i quali hanno recentemente deciso di schierare in Corea del Sud batterie antimissile Terminal High Altitude Area Defense (Thaad). Fabbricato dalla Lockheed Martin, questo sistema a carica cinetica è concepito per intercettare missili balistici a corto e medio raggio nella fase terminale del volo. Ha 200 km di gittata ed è in grado di operare fino a 150 km di altitudine, ed è stato dislocato in Corea nonostante il clima di forte instabilità politica che regna all’interno del Paese, dove si è recentemente consumato l’impeachment a danno della presidente Park, giudicata responsabile di corruzione.

Altre batterie di Thaad erano state precedentemente installate presso le Hawaii e Guam, mentre Washington continua a mantenere stabilmente nelle acque territoriali coreane e giapponesi proprie cacciatorpediniere equipaggiate con sistema radar Aegis e missili intercettori Patriot in funzione anti-Corea del Nord. Cina e Russia hanno criticato il rafforzamento della forza militare Usa in Corea del Sud e Giappone, e chiesto parallelamente a Pyongyang di sospendere i test missilistici in cambio dell’interruzione delle esercitazioni militari condotte in maniera congiunta dalle forze di Washington e Seul.

Dagli Usa non è giunta alcuna riposta ufficiale, ma Mosca e Pechino sono consapevoli che per le esercitazioni Key Resolve e Foal Eagle, tenutesi a marzo, gli Usa avevano inviato in Corea del Sud sottomarini a propulsione nucleare, bombardieri strategici, caccia F-22 e la portaerei Carl Vinson. Una forza militare davvero imponente, che potrebbe ora rimanere in via permanente nella penisola coreana come una pistola puntata alla tempia non solo di Pyongyang, ma anche di Pechino. Come spiega inoltre la ‘Pravda’, «ben 24 elicotteri d’attacco Apache sono stati schierati presso la base statunitense di Suwon. Altri 36 sono stati assegnati all’aeronautica sud-coreana. Un portavoce di Seoul ha chiarito che gli elicotteri verranno trasferiti nelle isole Yeonpyeong e Baengnyeong, a 12 km dalle coste della Corea democratica. Non esiste provocazione più spudorata: dopo la fine della guerra di Corea, il confine marittimo tra i due Paesi non fu deciso e Pyongyang contesta ancora oggi la proprietà delle isole».

In Giappone, d’altro canto, tende ad acquisire sempre più concretezza la possibilità che Tokyo si doti di proprie capacità missilistiche in grado di sferrare un primo attacco (first strike) contro la Corea del Nord e ridimensionare Kim Jong-un. Ma non è tutto. Il premier giapponese Shinzo Abe è attualmente impegnato a valutare la prospettiva di installare missili terra-terra presso l’isola di Yonaguni, situata a un tiro di schioppo da Taiwan, su cui Tokyo intende proiettare la propria influenza in funzione anti-cinese.  

La revoca dell’approccio ‘pacifico’ del Giappone, imposto dagli alleati al termine della Seconda Guerra Mondiale, rappresenterebbe la svolta più rilevante in tutto il teatro dell’Estremo Oriente.

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