martedì, Novembre 12

Gli ‘ultimi’ 78 giorni di Marco Pannella Marco Pannella: piccola storia di una vita grande / 9

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E dal 2 marzo del 2016 iniziano gli ‘ultimi’ settantotto giorni di Marco Pannella, conclusisi giovedì 19 maggio. Naturalmente all’inizio non poteva sapere che tali sarebbero stati. Né quanti sarebbero stati. Anche perché quel malore sembrava inizialmente essere ‘solo’ un piccolo incidente di percorso, pur all’interno di una malattia e di un quadro clinico gravi. Così, in itinere e passo dopo passo, quel periodo si trasforma in una straordinaria ‘reclusione aperta’, con amici e compagni di strada vecchi e nuovi che vanno a trovarlo a casa, a Roma, in Via della Panetteria, due passi da Fontana di Trevi, dove ormai stabilmente sta. Amici e ‘compagni’ spesso, molto spesso, ritrovati dopo anche dolorose rotture, che lo ‘visitavano’ a domicilio. Con il Ministro dell’Interno, Andrea Orlando, che gli ‘porta a casa’ alcuni di quei detenuti che con tanta indefessa costanza Pannella andava da sempre a visitare nelle carceri. E poi politici, da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi. E Monsignor Vincenzo Paglia, e tanti altri, con Clemente J. Mimun, Direttore del TG5 e intimo sin da ragazzino di Pannella, a fare da guest star tra i radicali doc, anche per la fornitura quotidiana di prelibatezze del ghetto ebraico per sollecitare l’appetito. E assiduamente alcuni dei più stretti ‘compagni radicali’, coordinati dal ‘suo’ Matteo Angioli e da Laura Hart che si erano trasferiti alla Panetteria per accudirlo.

Finché, subito dopo il suo ottantaseiesimo compleanno del 2 maggio 2016 il male cresce e il dolore morde ancor più ferocemente. La sera di mercoledì 18 maggio lascia dopo settantasette giorni consecutivi la propria abitazione alla Panetteria, per essere ricoverato urgentemente. Quando arriva in clinica i ‘suoi’ sanitari gli chiedono se vuole essere sedato. Sedazione profonda. Marco Pannella apre il volto a un grande sorriso, e risponde con un’ultima parola estratta dal suo canestro: «Grazie». E così ha lasciato la vita, questa vita, con un «Grazie».

Bachisio Maureddu, detto Isio, è coautore di questo ‘Marco Pannella: piccola storia di una vita grande’: ne è amico e ne è stato stretto collaboratore, in particolare nei suoi ‘ultimi’ dieci anni. Esponente storico del ‘Partito Radicale’, oggi del ‘Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito’. Racconta in prima persona i propri ‘ultimi’ 78 giorni di Pannella. ‘In verità…’.

In verità, quella prima mattina che non è venuto al Partito mai avrei immaginato che non sarebbe più venuto, che così quella giornata, uguale a tante altre, inaugurava i ‘78 giorni’ della casa in Via della Panetteria. In quei primi giorni non ero preoccupato, Marco era una bestia, aveva una forza ed una energia tali che spesso io arrancavo dietro di lui. Non potevo, quel giorno, pensare che non sarebbe mai più salito al terzo piano di Via di Torre Argentina, che non si sarebbe più affacciato sulla porta della stanza per dire: ‘Sigari ne abbiamo?’, domanda retorica e consuetudinaria, ché lui sapeva benissimo che ne avevamo. Non potevo pensare che non mi avrebbe più chiesto, facendo un sacco di giri di parole, di andare a Teramo, a fare non si sa bene cosa, incontrare non si capiva chi, in realtà sentendo solo il bisogno di tornare nella città delle sue radici, a rivedere luoghi e facce che raccontavano la sua storia più antica. Né quella mattina potevo immaginare che presto la sua assenza fisica si sarebbe trasformata in una presenza costante nei miei pensieri. E giorno dopo giorno, non potendo più occuparmi di lui come facevo prima, cominciai ad occuparmene in modo diverso.

Al Partito telefonavano in tanti, compagne, compagni, simpatizzanti da tutte le parti d’Italia, personaggi noti e meno noti o semplici curiosi, era una teoria infinita di voci. Rispondevo, davo le informazioni così come io stesso le raccoglievo, spesso parlavo con compagni che non vedevo da tanti anni. Quelle voci accorate, preoccupate, in ansia, pian piano facevano crescere anche in me una nuova consapevolezza: forse al Partito non lo avrei più visto. Nel frattempo Matteo e Laura, gli angeli custodi di Marco, avevano aperto la casa alle visite ed era cominciata quella lunga processione di persone in Via della Panetteria. E le telefonate si moltiplicarono, in tanti chiamavano per chiedere di fargli visita ed io rispondevo, facendo anche un po’ da filtro. C’erano poi le foto, quelle che uscivano ogni giorno dalla casa, foto che ritraevano Marco con i suoi ospiti. Divennero un nuovo modo per me di occuparmi di lui. Pubblicare quelle immagini sui social, raccogliere i commenti e commentarle io stesso, era un nuovo modo per stare assieme, non più sul sedile accanto nella mia auto, ma viaggiando con lui nel mondo digitale.

I giorni passano, le foto di Marco lo mostrano sempre più pallido, smagrito, i suoi grandi occhi ancor più grandi. Io continuo a fare quel che c’è da fare e ricordo. Ogni giorno nei miei pensieri rifacciamo cose, Marco ed io. Andiamo in banca, a trovare la sorella Liliana, agli studi di Canale5 o attraversiamo in auto Via della Panetteria con Marco che urla, battendo la mano sullo sportello ‘ ‘Nnamo! Non è un’isola pedonale! Non è un’isola pedonale!’ ai passanti ignari che camminano in mezzo alla strada.

Poi Marco se ne va e cominciano le lunghe celebrazioni. Lo portano in Parlamento, io lo aspetto a casa, al Partito. Le settimane che seguono sono molto dure, ci metto un po’ a convincermi che non passerà più a chiedere i suoi sigari. Che stanno sempre lì, al solito posto. Così un giorno ne prendo uno e lo accendo. L’odore si spande, l’odore di Marco. Non fumo più sigarette.

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Sull'autore

Gabriele Paci Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’. Già, tra l’altro, Direttore di ‘Notizie Radicali’ Agenzia stampa quotidiana. Isio Maureddu Esponente storico del ‘Partito Radicale’ e oggi del ‘Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito’. Già Consigliere generale di ‘Radicali italiani’. Amico e stretto collaboratore di Pannella, in particolare negli ultimi dieci anni.