sabato, Dicembre 7

Gli stellini stanno male, ma il PD non sta bene I grillini sono di destra e sono divisi. Parlando contro il populismo e fingendo di parlare solo di Matteo Salvini, le sardine hanno costretto il movimento a prendere atto di sé

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Molte parole per dire una cosa ovvia, anzi, banale. Gli stellini sono divisi, cosa ben nota, perché una parte (prevalente) di loro ama la Lega e vuole la Lega. Vedete, se mai ci fosse stato un dubbio sul fatto che gli stellini sono un movimento populista e quindi di destra, di destra estrema (lo ho scritto mille volte, mentre milleeuna volta altri scrivevano il contrario) ora il dubbio è caduto, specialmente è chiaramente caduto perché brutalmente sconfessato dalle sardine. E sì, perché le famose sardine, parlando contro il populismo e fingendo di parlare solo di Matteo Salvini, in realtà hanno costretto il movimento a prendere atto di sé, hanno costretto Davide Casaleggio (non so Grillo, ma è solo un comico di seconda categoria, e infatti ne riparleremo) a prendere posizione e a schierarsi.
Perché uno degli effetti delle sardine, credo, è che la parte più aperta, e perfino colta, degli stellini era in piazza con le sardine (che sono il contrario esatto del ‘vaffa’), mentre il resto, la parte maggioritaria secondo me, ha dovuto scegliere se fare l’unica cosa utile a Salvini anche se sarà la fine del movimento: schierarsi con Salvini per danneggiare l’alleatoPD.
Che poi il tutto sia stato o meno ‘manovrato’ dal duo Giggino-Casaleggio è irrilevante, il risultato è quello da loro desiderato. Il cosiddetto partito degli stellini, che dovrebbe rappresentare il 30% degli italiani votanti, affida a ventimila sconosciuti, sui centomila sconosciuti che potrebbero avere diritto di decidere, sui cinquecentomila che millantano essere iscritti al partito anche se non ‘registrati’ per il voto nella ‘democrazia diretta’, la decisione su cosa fare nella politica italiana. Senza un dibattito, una discussione, l’evidenza di posizioni differenti, nulla: una oscura votazione. Seguita poi da unacalata’, tipo unno, di un tizio barbuto, capelluto, discinto, disordinato, silente o ‘apoftegmatico’ (come la Pizia lui o non parla o parla per apoftegmi, che capisce solo lui) promoter dell’Hotel Forum (non so se prendono un cachet lui e prima di lui Monti, ma lo meritano), che arriva ma non trova il discolo scappato a Palermo e che lui richiama, mi piace immaginare, come le mamme napoletane che invitano i figlioli corsi fuori a giocare a strummolo con la nota frase: ‘esci dentro!’, seguita da qualche epiteto e uno scapaccione … ma come per le mamme, appena si voltano dall’altra parte tutto torna come prima!.

Quanto all’affanno di Giggino, non ci credo nemmeno per un istante. Giggino è la quintessenza del cinismo politico imbevuto di … ignoranza e supponenza, di superficialità e incompetenza … e sfruttamento -se facesse il Ministro degli Esteri per cui è pagato? E quindi ora il predetto si trova al meglio di sé, può ricominciare a barcamenarsi liberamente, un colpo qua e un colpo là: se le elezioni vanno male al PD è la prova che la coalizione non regge; se vanno male agli stellini (cioè vince egualmente Bonaccini) il merito è di Giggino che sotto sotto li ha aiutati. E intanto li può ricattare -il PD, insieme a Renzi- costringendolo ad assumere posizioni conservatrici e stupide, pro-evasori, anti-Europa, ecc. Per di più, come ormai abbiamo capito tutti, gli stellini ‘tirano’ per Salvini, sono sempre stati lì: il ‘rischio’ di cui parla la stampa più importante, di fare perdere Bonaccini per i pochi voti presi dagli stellini non esiste, è esattamente ciò che Giggino & co. vogliono, suvvia non prendiamoci per i fondelli!
Perfetto.

L’aspetto surreale, per non dire comico, è l’ennesima cena di pochette (ma chi le paga queste cene) dove quest’ultimo arriva al solito in ritardo, per mediare, discutere, attenuare, insomma, fare il gioco di Salvini.

E c’è ancora qualcuno nel PD, Dario Franceschini incluso, che pensa che con gente simile si può collaborare senza puntare tutti e due i piedi? Temo di sì: se leggo l’intervista di Andrea Orlando (quello che dovrebbe essere il ‘sinistro’ del PD … figuriamoci) tutto aperto alla trattativa, comprensivo, dialogante … ziesco. Dialogante con chi, con Giggino?, proprio il giorno in cui la ‘base’ scardina tutto, quando si dice la lucidità politica.

Vedremo, ma è evidente che il PD è nel pallone, non sa che fare, non ha strumenti per agire, non ha la forza di agire. Si accinge, una volta di più, a bruciare l’aiuto possente che gli viene dalle sardine in piazza … eppure lo hanno detto e ripetuto i suoi esponenti: noi vogliamo solo buona politica, anzi politica. Ma dov’è?

Il guaio è che il PD di oggi non sa più stare in piazza. Non dico la solita esagerazione dei salotti, ma la piazza ormai non la capisce più. Quando l’altra sera Corrado Formigli ha chiesto alla sardina capo cosa ne pensasse di Berlinguer, al predetto brillavano gli occhi, cercava di non dire, e ha solo balbettato che loro vogliono buona politica: cioè Berlinguer.

Ma Zingaretti non è Berlinguer, come non lo è Franceschini (che, però, non è nemmeno Andreotti) e sorvoliamo pietosamente su Orlando o anche Cuperlo, ecc.

Questo, credo, è il vero problema del PD, che oggi non ha uomini e non ha una linea: ha solo nemici, non avversari, nemici. Finora ‘tutta l’altra storianon è nemmeno cominciata, è solo annunciata, non c’è nemmeno il cast! Se poi qualcuno lì dentro pensa davvero di potersi ‘mangiare’ gli stellini, è pronto per un ricovero coatto. Perfino Massimo Cacciari, eroico, non va oltre l’offerta di qualche lezione, ma a chi, agli emuli della Serracchiani o della Ascani o di Orlando?

Se è vero, come è vero, che la capacità degli uomini politici si misura anche sul numero degli imitatori, quello che dico è più evidente che mai: andato via Bersani, chi vuoi imitare in quel mortorio? Perfino il disperato tentativo di Crozza è finito come tutti hanno visto.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.