lunedì, Dicembre 16

Gli sbarchi fantasma dei tunisini in Sicilia Il fenomeno non è nuovo e la Procura della città di Agrigento sta indagando per capire dove finiscano i migranti e se ci sia un eventuale basista che li aiuti

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Lungo le coste della Sicilia, gli ‘sbarchi fantasma’ sono diventati sempre più numerosi, e pescherecci vuoti vengono avvistati nelle zone balneari di Porto Empedocle, Siculiana e Realmonte. La Guardia Costiera, nel corso dell’estate, ha individuato circa cinquemila migranti: 2.100 sbarcati sulle coste dell’Agrigentino e 2.800 su quelle dell’isola di Lampedusa, compresa la piccola e isolatissima Linosa. Il fenomeno non è nuovo e la Procura della città di Agrigento sta indagando per capire dove finiscano i migranti e se ci sia un eventuale basista che li aiuti.

Recentemente, sono stati arrestati cinque scafisti, di età compresa fra i 18 e i 37 anni, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Dalle indiscrezioni emerse dalle indagini, dietro il ‘viaggio della speranza’ si celava un giro di affari pari a 200.000 euro, e fra le persone che componevano l’equipaggio, vi erano coloro che erano già stati espulsi e rispediti in Tunisia mesi prima.

Secondo le ultime dichiarazioni rilasciate dal Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, si tratterrebbe di «un’immigrazione pericolosa perché tra loro potrebbero esserci persone legate al terrorismo internazionale».

Ma questi migranti costituiscono davvero una minaccia per il nostro Paese? “Fra questi ci possono essere dei possibili attentatori, ma le indagini stabiliranno se sarà così o meno. Di tunisini che arrivano in Italia ce ne sono pochissimi, perché la maggior parte delle persone che sbarcano in Italia, circa il 90%, proviene dalle regioni dell’Africa sub-sahariana, ma non essendo stati ancora identificati, è molto difficile capire chi siano“, ci spiega Matteo Villa, Responsabile del programma migrazioni dell’ISPI.

Per la loro posizione geografica, le coste italiane sono sempre state le mete preferite dei migranti, che sono migranti economici o rifugiati politici costretti a fuggire dalla guerra, da persecuzioni etniche o dalla miseria che caratterizza i loro Paesi.

Negli ultimi dieci anni, alla rotta libica si è aggiunta una nuova rotta che parte dalla Tunisia e che non solo “è un punto di partenza per molti, dato che i migranti che partono dalle sue coste sono generalmente abitanti del Nord Africa, quindi algerini, marocchini e tunisini”, prosegue Villa ,”ma è una rotta molto più libera, per nulla controllata e gestita interamente da tunisini che noleggiano piccole imbarcazioni per raggiungere le coste meridionali della Sicilia”.

Ma perché questi sbarchi vengono chiamati ‘fantasma’? “Vengono definiti ‘fantasma’ gli sbarchi che avvengono prevalentemente, ma non sempre, di notte, in posti assolutamente difficoltosi da raggiungere via terra. Ciò permette ai migranti di avere un lungo margine di tempo per potersi dileguare tra le campagne e rendersi invisibili. Il termine ‘fantasma’ poi è veramente azzeccato perché i migranti fanno di tutto per non farsi intercettare, scegliendo la notte come momento propizio per agire“, ci dice Claudio Lombardo, responsabile della delegazione agrigentina Mareamico, associazione nazionale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente.

La zona dell’agrigentino è diventata, ad esempio, il luogo ideale nel quale disperdersi per poi partire alla volta del Nord Italia o di altri Stati europei.

Torre Salsa, riserva naturale situata nei pressi di Siculiana, è un punto di riferimento e un punto di approdo frequente e, secondo me, per arrivarci i migranti utilizzano un GPS per potersi orientare e riconoscere quale sia il luogo migliore dove sbarcare“, continua Lombardo.

Questi avvenimenti insoliti hanno attirato l’attenzione non solo dei media, ma anche della gente locale che, incuriosita, si apposta sulla spiaggia per comprendere di cosa si tratta e per questo motivo l’associazione ambientalista

Mareamico sta monitorando il fenomeno per raccogliere più testimonianze possibili e per favorire il riutilizzo di questi pescherecci.

Cosa c’entra Mareamico con gli sbarchi? “Dal punto di vista sociale e politico direi poco. A noi interessa maggiormente la questione ambientalista nel senso che quello che ci preme è che i pescherecci, che arrivano sulle nostre coste, siano rottamati il prima possibile per evitare l’inquinamento ambientale. Da qualche tempo ci stiamo battendo affinché venga cambiata la legge nazionale che prevede solo il recupero e la rottamazione del corpo del reato (il peschereccio), ed affidare le barche integre a delle associazioni no profit per il controllo del territorio o a delle cooperative di pesca, dato che spesso giungono da noi pescherecci meravigliosi. E’ un peccato che queste imbarcazioni vadano distrutte e che lo Stato paghi per la loro rottamazione senza un potenziale riutilizzo”, conclude Lombardo.

La situazione, però, sta causando disagi e, nonostante i cittadini italiani, e siciliani nello specifico, abbiano molto alto il senso dell’accoglienza, viene da chiedersi allora quali sono le misure che il governo tunisino sta adottando per arginare il fenomeno? Esiste un dialogo con l’Italia? La risposta è sì.

Una delegazione di deputati della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (Libe) del Parlamento Europeo, si è già recata a Tunisi il 18 settembre e vi rimarrà fino al 22 settembre, per discutere su come incrementare la cooperazione nella gestione dell’immigrazione e nel controllo delle frontiere tra l’Unione Europea e i Paesi del Nord Africa.

Inoltre, il governo tunisino sta effettuando delle attività di contrasto per tentare di bloccare il flusso migratorio clandestino. Tra le misure annunciate, vi sarà il rafforzamento del dispositivo di controllo lungo le coste da dove, solitamente, partono i migranti che giungono in Italia, e una rete di punti informativi destinati ai cittadini tunisini al fine di metterli a conoscenza della natura del flusso migratorio, dato che spesso questi clandestini vengono scambiati per semplici pescatori, che prendono il largo con i loro pescherecci per poi far ritorno a casa.

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