martedì, Ottobre 27

Gli oscuri percorsi di Yaba al confine tra Myanmar e Bangladesh Due milioni di pasticche ‘Yaba’, una potente droga sintetica, sequestrate a due militari dell’Esercito del Myanmar.

0

I riflettori dei media internazionali finalmente sono stati puntati verso una zona del Mondo finora tenuta in ombra o del tutto sottaciuta, il confine tra Myanmar e Bangladesh, lo Stato del Nord del Myanmar, Rakhine. La scarsa attenzione data dai media generalisti internazionali è stata via via soppiantata da una mole di articoli e servizi televisivi dove oggi si racconta sempre più più in dettaglio lo stato di crisi in cui versa la zona confinaria tra Myanmar e Bangladesh, fino al punto di far convergere l’attenzione persino delle Nazioni Unite che oggi parlano con sempre maggior chiarezza di ‘genocidio’ o ‘crimini contro l’Umanità’ a proposito delle violenze perpetrate nei confronti della minoranza islamica dei Rohingya.

La vera e propria catastrofe umanitaria che oggi è resa nota dai media attenzionati sulla tragedia umana in quella parte del Mondo, finora ha fatto ‘ombra’ su una serie di corollari altrettanto tristi e drammatici come le politiche umanitarie, le forme di supporto ai rifugiati, i Diritti Umani calpestati a più riprese e in vari punti. Uno dei temi sui quali finora si è riscontrato scarso interesse -e non è stato oggetto di particolari indagini- è anche l’insieme di traffici illegali ai confini tra i due Paesi Myanmar e Bangladesh. Uno di questi è il mercato delle droghe, “classiche” e sintetiche che da tempo sono uno dei canali di maggior lucro per le mafie locali e per i traffici internazionali di stupefacenti.

Un recente fatto di cronaca ci svela ulteriormente quale sia lo stato delle cose in tal proposito, in quel quadrante geopolitico. Due soldati del Myanmar, infatti, sono stati sottoposti a indagini, dopo esser stati rintracciati in possesso di circa due milioni di pasticche di droghe sintetiche, battezzate “Yaba” dagli addetti al settore (sia in termini di produzione sia in termini di consumatori) proprio nello Stato Rakhine. Il mercato delle droghe sintetiche, infatti, è sempre stato fiorente nonostante le violenze di stampo etnico e religioso infurino tutt’intorno e che, anzi, sembra essere mai stato scalfito da frangenti più generali e drammatici quali il genocidio o le persecuzioni etniche.

I due uomini sono stati trattenuti dopo che 1.88 milioni di pasticche il cui valore complessivo si aggirerebbe intorno a 2.8 milioni di Dollari USA sono state rinvenuti in un mezzo militare nella città di Maungdaw lo scorso 1° Ottobre come ufficiosamente rivelato da fonti interne dei vertici militari specializzati nella lotta contro i crimini connessi col mercato delle droghe.

In realtà, Maungdaw è l’epicentro di violenze che hanno visto centinaia di morti e circa 500.000 Rohingya fuggire, a causa delle violenze esplose in quella zona, verso il vicino Bangladesh. I militari del Myanmar hanno letteralmente invaso la zona sin dallo scorso 25 Agosto a causa di una delle più grandi offensive militari il cui scopo ufficiale sarebbe stato quello di contrastare i miliziani di etnia Rohingya che hanno cominciato ad operare nello Stato Rakhine contro i militari del Governo Centrale birmano. Mentre, però, è da valutare quale sia stato l’effetto-innesco in termini di innalzamento delle violenze determinato dall’ingrandimento dei numeri dei militari birmani impiegati nella lotta contro gli insorgenti di etnia Rohingya, si può –allo stesso tempo- tristemente constatare che tale rafforzamento delle presenze militari birmane nulla ha determinato nel contrasto al mercato delle droghe classiche e sintetiche.

“Yaba” è una parola thailandese che significa “medicina pazza” ed è una mistura di metamfetamine e caffeina che è diventata particolarmente famosa e in voga nel mercato giovanile delle droghe pesanti e sintetiche in Bangladesh.

La parte occidentale dei confini del Myanmar è una zona particolarmente invasa da tali metamfetamine che, per la stragrande maggioranza dei casi, sono destinate al mercato del Bangladesh. In verità, si mormora già da tempo di miliziani, forze di sicurezza e uomini d’affari locali tutti accomunati dal diventare particolarmente ricchi proprio grazie a oscuri traffici di droghe sintetiche, traffici che mettono un po’ tutti d’accordo, in modo trasversale, all’ombra dell’arricchimento comune e che supera le rispettive differenze e le locali rivalità in atto. Le pillole sono generalmente contrassegnate con i simboli “WY” e “R”, hanno aggiunto le forze di polizia in varie sedi pubbliche, riferendosi a noti Marchi resi popolari dai Signori della Droga dello Stato Wa. I Wa sono un gruppo etnico che ha un grande esercito permanente e mette in commercio la stragrande maggioranza del mercato delle metamfetamine dell’Asia del Sud Est, ha sede nella parte più orientale del Myanmar, il che suggerisce che i percorsi della droga sono sopravvissuti alla più vasta crisi che ha letteralmente inghiottito lo Stato Rakhine.

In anni recenti, le Forze di Sicurezza del Bangladesh hanno sequestrato milioni di pillole di “Yaba” ai trafficanti che hanno tentato di introdursi nell’area Bazar di Cox sia via terra sia via mare. La scorsa settimana il Bangladesh ha arrestato tre Rohingya i quali tentavano di contrabbandare 800.000 pillole di metamfetamine nel Paese dal Myanmar attraverso i confini delimitati dal fiume Naf nel punto più alto della crisi umanitaria dei rifugiati.

Visti i grandi interessi in ballo, la vera e propria potenza dei cartelli della droga sempre più globalizzati ed internazionalizzati, è ben difficile valutare i confini sfumati tra le varie strutture ed organizzazioni sia ufficiali sia illegali, è particolarmente complesso –a fronte di milioni di Dollari USA in ballo in termini di controvalore- quale sia lo stato della corruzione tra apparati di sicurezza governativi e forze più o meno paramilitari locali e Signori della Droga. Il Dio Denaro ed i grandi proventi che derivano dal commercio delle droghe, ora soprattutto sintetiche, si fa un baffo delle catastrofi umanitarie e continua ad ingrassare, calpestando i morti e le sofferenze dei conflitti etnici. E l’indossare una qualche divisa può sembrare una ben troppo labile difesa dal potere attrattivo del denaro.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore