venerdì, Novembre 15

Gli operai Usa in sciopero contro General Motors Il colosso dell'auto e il sindacato Uaw si sfidano per la seconda volta in oltre dieci anni

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Lo scorso 15 settembre, i lavoratori iscritti al sindacato United Auto Workers (Uaw) hanno incrociato le braccia per intensificare la pressione sul gigante General Motors, e indurlo così a concedere loro salari più elevati, benefit accresciuti, oltre che a riaprire complessi produttivi chiusi o a rischio chiusura per effetto dello stallo a cui le parti in causa sono giunte in merito alle trattative sul rinnovo del contratto quadriennale di lavoro.

Lo sciopero a oltranza coinvolge quasi 50.000 lavoratori che operano in 31 impianti disseminati in tutti gli Stati Uniti, e segna la prima presa di posizione netta dell’Uaw contro General Motors a partire dal 2007, quando ragioni di sicurezza sul posto di lavoro indussero alla mobilitazione quasi 75.000 dipendenti occupati in oltre 80 fabbriche.

Per il momento, sono invece state risparmiate Ford e Fiat-Chrysler, con le quali l’Uaw – che da solo rappresenta oltre 150.000 dipendenti delle tre grandi imprese automobilistiche Usa con sede a Detroit – ha accettato di rinnovare a tempo indeterminato il contratto già esistente, ma solo a condizione che includesse una clausola di cancellazione dello stesso con tre giorni di preavviso.

Nello specifico, i vertici del sindacato hanno parlato di «significative divergenze tra le parti», sia per quanto concerne i salari che le normative di sicurezza che i benefit che la condivisione dei profitti, ma hanno dichiarato allo stesso tempo l’intenzione di proseguire con la linea dura – è stato calcolato che la paralisi di un impianto di assemblaggio frutta all’azienda una perdita pari a ben 1,3 milioni di dollari all’ora. Con oltre 750 milioni di dollari in dotazione al fondo speciale per gli scioperi, l’Uaw dispone infatti delle risorse per compensare i lavoratori che aderiscono allo sciopero in attesa del raggiungimento di un accordo che, nelle loro previsioni, dovrebbe costringere General Motors ad accordare ai lavoratori benefit sanitari aggiuntivi aumenti salariali come forma di ‘paracadute’ a protezione di possibili rovesci – del genere di quello occorso sull’onda della crisi del 2008 – e ad effettuare le produzioni dei nuovi modelli di auto in quattro impianti teoricamente destinati alla chiusura.

I portavoce di General Motors, invece, hanno espresso «rammarico e delusione» per i forti rallentamenti subiti dalle negoziazioni nonostante l’azienda avesse messo sul tavolo 7 miliardi di investimenti, quasi 5.500 nuove assunzioni, la ricalibrazione del profit-sharing e la revisione del sistema di retribuzione e di erogazione dei bonus, legandolo alla produttività dei lavoratori. Il colosso automobilistico avrebbe inoltre offerto all’Uaw di realizzare batterie e furgoni elettrici presso due fabbriche che in un primo momento erano state destinate allo smantellamento. Come contropartita, General Motors ha richiesto ai sindacati un adeguamento dei piani sanitari di cui beneficiano i lavoratori nel settore dell’auto-motive alla media nazionale (gli impiegati nel comparto automobilistico hanno costi a loro carico pari al 4%, a fronte del 34% medio che pagano i lavoratori occupati presso grandi aziende Usa operanti in altri settori), una maggior flessibilità nelle assunzioni e l’accettazione di un piano di riduzione dei costi finalizzato a liberare le risorse necessarie a sostenere gli investimenti incentrati sulle attività d’avanguardia, come la guida automatica. Attualmente, General Motors è chiamata a sostenere un costo del lavoro complessivo prossimo ai 60 dollari orari, a fronte dei 50 registrati da concorrenti che impiegano forza lavoro non sindacalizzata.

Dal canto suo, General Motors ritiene di avere le carte in regola per resistere all’assedio, avendo accumulato scorte di veicoli per quasi 800.000 unità proprio per far fronte ad eventuali blocchi della produzione. Il problema è che lo sciopero mette seriamente a rischio il lancio dei modelli su cui la cara ripone grandi aspettative, a partire dalla nuova Chevrolet Silverado e da un pick-up serie Sierra.

Allo stesso tempo, tuttavia, a favore dei General Motors giocano le beghe giudiziarie in cui sono incappati i vertici dell’Uaw. Il suo segretario generale Gary Jones e il suo predecessore sono infatti stati sottoposti dal Dipartimento di Giustizia a un’inchiesta per corruzione destinata verosimilmente a minare la credibilità dell’apparato dirigenziale del sindacato. Ed anche, forse, a indirizzare le trattative con General Motors in una direzione non esattamente gradita ai lavoratori.

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