mercoledì, Ottobre 28

Chi sono gli imprenditori che fuggono dalla Catalogna? L'instabilità politica ha causato polemiche e malcontenti da parte di aziende e istituti finanziari che stanno iniziando a trasferire la propria sede legale nel resto della Spagna

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Dopo il referendum, la Catalogna è piombata in una situazione di instabilità politica. Il quadro che si prospetta sembra alquanto complicato, perché, se da un lato, assistiamo alla presenza di movimenti separatisti che lottano per l’indipendenza; dall’altro sono state violate le norme giuridiche che hanno permesso ai catalani, in passato, di vivere in pace e prosperità.

L’instabilità politica ha causato polemiche e malcontenti da parte di aziende e istituti finanziari che stanno iniziando a trasferire la propria sede legale nel resto della Spagna e che vivono nel timore dell’isolamento economico e amministrativo che si creerebbe dopo la rottura con il resto del Paese.

Ma quali sono i motivi che stanno generando l’esodo delle aziende catalane?

Una delle spiegazioni fornite dagli imprenditori è quella di proteggere clienti, azionisti e dipendenti, dato che l’autoproclamazione dell’indipendenza spingerebbe la Catalogna fuori da qualsiasi perimetro commerciale e giuridico. Inoltre, se il Paese diventasse indipendente sarebbe considerato uno stato terzo e non farebbe più parte della comunità europea con tutto ciò che ne deriva, non sarebbe più membro del mercato unico e verrebbe escluso anche dalle organizzazioni internazionali, come il Wto (World trade organization, Organizzazione mondiale del commercio).

Un altro inconveniente che si creerebbe riguarda il mercato del lavoro. Nel 2016 la Catalogna ha attirato 4,6 miliardi di investimenti provenienti dall’estero, con la creazione di 26mila posti di lavoro. In condizioni di isolamento economico ciò non avverrebbe, il che potrebbe indurre gli stranieri che hanno scelto di trasferirsi in Catalogna per lavoro a lasciare la Regione.

Nel caso delle banche il timore è quello di perdere liquidità dopo la fine dei rapporti con la Banca centrale europea (Bce). Infine, un altro motivo è legato alla possibilità di conservare o meno la moneta unica, ovvero l’euro. Le ipotesi emerse finora riguardano il ricorso a una moneta regionale o il mantenimento dell’euro anche in caso di uscita dall’Unione Europea, come già hanno fatto alcuni Paesi esterni alla UE. Il problema è che non è possibile gestire un Paese simile senza il controllo di una Banca centrale e senza la copertura della Bce, ad esempio in caso di una grave crisi di liquidità, quindi la richiesta di indipendenza, invece, di apportare benefici, sta creando delle serie difficoltà ad imprenditori ed aziende.

Ed ecco che il Governo di Madrid per favorire la fuga delle imprese e facilitare il trasferimento, il 6 ottobre del 2017 ha approvato un decreto, mossa strategica che rappresenta uno strumento di pressione nei confronti delle autorità catalane e che riduce i tempi del trasferimento di sede. In sintesi, l’atto prevede che il cambio di domicilio possa essere deciso solo dal Consiglio di amministrazione delle società, senza passare per il voto dell’assemblea degli azionisti (che in precedenza era l’unico organo con potere decisionale in materia).

Quali sono le aziende che intendono trasferirsi e cambiare sede legale? Le aziende che hanno già cambiato sede hanno un valore di mercato equivalente al 50% del PIL catalano. Banco Sabadell è stato il primo a trasferire la sua sede legale da Barcellona a Alicante. Poi, è stata la volta di CaixaBank che ha trasferito la sua sede a Valencia, così come Banco Mediolanum.

La multinazionale dell’energia Gas Natural Fenosa (di proprietà del gruppo La Caixa) ha cambiato la sua sede legale da Barcellona a Madrid e Aguas de Barcelona, una società di gestione delle acque presente in 24 paesi, ha comunicato il suo trasferimento a Madrid.

Ed ancora SegurCaixa Adeslas, assicurazione che si occupa della gestione dell’assistenza sanitaria in Spagna, ha approvato il trasferimento della sua sede a Madrid e Inmobiliaria Colonial, una delle più grandi agenzie immobiliari della Catalogna, ha fatto altrettanto.

José Luis Bonet, presidente di Freixenet, storica azienda che si occupa della produzione dello spumante Cava, ha annunciato che riunirà il proprio consiglio d’amministrazione per affrontare il cambio di sede legale al di fuori della Catalogna. Idilia Foods, grande gruppo spagnolo che si occupa di dolciumi e cioccolato, come il Cola Cao e Nocilla, si trasferirà a breve e Pastas Gallo, pastificio famoso in Catalogna, ha registrato il cambio di indirizzo a Cordoba.

Tra le ultime aziende, ad annunciare un cambio di sede, vi è la casa editrice Grupo Planeta, che ha lasciato Madrid, e l’assicurazione Axa Spagna, che ha trasferito la propria sede a Bilbao. Oryzon Genomics, impresa che si occupa di tecnologia, ha annunciato il trasferimento a Madrid da Barcellona, e subito il suo titolo è aumentato di oltre il 13 %. Eurona, invece, compagnia di telecomunicazioni, grazie al suo trasferimento, è riuscita a far salire subito il titolo al 9 %.

Oltre alle aziende spagnole, altre multinazionali, con sede a Barcellona, stanno monitorando la situazione. Questi gruppi hanno anche predisposto piani di emergenza per spostare le loro sedi legali in Spagna o chiudere i loro centri di produzione.

Fra i Paesi coinvolti vi è la Germania che possiede molte imprese in Catalogna, come la Volskwagen, la Bayern e Lidl, che dovrebbero lasciare la regione nel  caso di una dichiarazione di indipendenza unilaterale, e l’Italia che è presente sul territorio con circa 600 aziende.

L’elenco delle imprese pronte ad abbandonare Barcellona è lungo e nessuno immaginava che la fuga sarebbe iniziata così presto.

In sintesi, questo trasferimento delle imprese produrrà in Catalogna un crollo economico causato dalla distruzione del tessuto aziendale, dalla riduzione delle attività e dalla fuga del capitale umano. Inoltre, in caso di indipendenza, le società che si sono trasferite dovranno pagare una tassa sulle società allo Stato spagnolo e non più alla tesoreria catalana.

Ma la reazione dei movimenti indipendentisti non si è fatta attendere. La Cup, partito vetero-comunista, ha definito ‘boicottaggio’ il trasferimento di sede di Sabadell, Caixa e Bbva (banca spagnola che ha grossi interessi in Catalogna) e ha annunciato che la Catalogna indipendente avrà la sua grande banca pubblica, senza specificare se sarà l’unica. Oriol Junqueras, il Vicepresidente dell’amministrazione indipendentista, ha detto « non credo che ci sarà una fuga da parte delle imprese», ma la fuga è già avvenuta e lui stesso non è la persona adatta per rassicurare gli imprenditori catalani riguardo la situazione economica che è in netto declino, anche perché nel 2013 sosteneva di poter bloccare l’economia catalana per una settimana fino a costringere Madrid a concedere l’indipendenza. Il suo desiderio non si è mai realizzato.

Se la situazione andasse a peggiorare, si avvererebbe quello che molti economisti, che si sono occupati del tema, chiamano il ‘suicidio economico’ della Catalogna, ovviamente sostenuto dal Governo centrale di Madrid.

Dunque, bisognerebbe mantenere uno stato di sicurezza giuridica in Catalogna, soprattutto perché il Governo locale disobbedisce costantemente alle leggi dello Stato centrale ed è impegnato in un processo di secessione al di fuori di qualsiasi garanzia giuridica. Oggi, infatti, in Catalogna c’è tutto tranne che sicurezza per le imprese.

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