venerdì, Novembre 27

Gli auguri di Natale da incazzo di Conte Ha un’idea sig. pochette di quanti si sono incazzati come bufali muschiati a sentire parlare di regali?

0

Acido. Siccome alcuni dei miei Lettori, mi dicono che sono alquanto ‘acido’ -hanno usato proprio questo termine, sarà vero?-, mi stavo un po’ scervellando per trovare un argomento ‘dolce’. Ammetterete che di questi tempi non è facile.
Beh, lo avevo trovato e la penna era pronta, la carta pure (vabbè, su non sottilizziamo, uso la tastiera, ma insomma un po’ di poesia, no? La penna d’oca eccetera) e stavo per iniziare quando, sfiorando per errore un tasto sbagliato della tastiera del PC, mi si è parata dinanzi la faccia sorridente di pochette, quello che voi chiamate Giuseppe Conte, ma per me è pochette, né più né meno.
Sorridente, oddio, si fa per dire. Ci avete certo fatto caso, lui non sorride, digrigna i denti, fa un evidente sforzo per mostrare senza dubbi che … sorride, ha il dubbio che non si capisca che ha anche bei denti, merito del suo dentista; non mi pare che abbia figli piccoli, che ne sarebbero traumatizzati a vita, ma quel ‘sorriso’ lo riserva a noi. Ahimè. Io ogni volta che lo vedo, devo prendermi un paio di bustine di Gaviscon.

Ma insomma, il pochette, era seduto di sguincio a un tavolo enorme, davanti ad una enorme e improbabile libreria, completa di espositore per le riviste, e diceva … diceva, mostrando i dentoni, quasi testualmente: «Natale non è solo festa e regali, ma anche un momento di raccoglimento spirituale, e farlo con tantissime persone non viene troppo bene». Frase che dipinge il personaggio meglio anche del suo ghigno.

Ha un’idea sig. pochette di quanti si sono incazzati (non vi arrabbiate, ogni tanto una parola precisa ci sta bene) come bufali muschiati a sentire parlare di regali?
Quelli che non lavorano da sei mesi
, quelli che sono stati appena licenziati, quelli che devono chiudere i bar e i ristoranti, quelli che sono stati pagati in nero da chi ha, però, incassato i soldi delristoro’ (solo uno come pochette può usare un termine simile), quelli che sono spaventati perché la nonna ha il Covid-19, quelli che sono terrorizzati perché hanno il Covid e non sono nonni, quelli che non hanno il Covid ma hanno un tumore e non riescono a fare la chemio, quelli che vogliono fare un tampone e gli si risponde di farlo privatamente a cento euri l’uno, quelli che sono costretti a stare in casa dove non hanno la gigantesca brasserie di pochette e i lindi corridoi dove pochette cammina a passo veloce e indaffarato ma vivono in quaranta metri quadri con moglie e figli e nonni, e potrei continuare. Tutti questi, lei no certo e nemmeno Giggino (che sputa veleno su De Luca, invece di fare il ministro … beh si fa per dire) e, quanto a questo, neanche Salvini, anche se la compagna dovrà andare a Rebibbia a trovare il padre, e nemmeno Zingaretti o Franceschini (così non direte che sono di parte) e, figuriamoci, nemmeno Renzi nella sua villetta unifamiliare un po’ sdrucita in un quartiere periferico degradato di Firenze (o forse sbaglio?), insomma loro non credo proprio, loro laclasse dirigente’, proprio no, loro i regali se li scambiano, e li ricevono, specialmente: loro … mi viene in mente il grandissimo Fortebraccio, che, giustamente li chiamava ‘lorsignori’.

Ma che bravo pochette, che senso dell’opportunità, che delicatezza d’animo, forse glielo ha suggerito l’innominabile da duecentomila, circa, l’anno. Ottima idea, ha fatto emergere la sua anima (beh, si fa per dire).
Mi sono disperso, stavo parlando delle sagge parole di pochette sul Natale di raccoglimento e riflessione e preghiera, quest’ultima lui non l’ha detta, ma uno che gira con San Pio da Pietralcina in tasca, certo più pratico delle sei corone da rosario del suo collega Salvini, non occorre che le dica certe cose, sono implicite.
E dunque, con quel bel ghigno, pochette ci, vi, augura un Natale intimo e tranquillo.
Quello che mi domando è se si renda conto della enorme volgarità di quello che ha detto e del modo in cui lo ha detto, dell’insulto colossale.

Ora, dico amici miei Lettori che mi criticate: scusatemi, una persona dabbene come me, che vorrebbe scrivere un bella cosetta tranquilla e mentre sta per scriverla gli capita ‘sta roba davanti, uno così è acido? E scusate, voi che avreste fatto? Lo avreste ringraziato per i gentili auguri? A Napoli (e io ahimè sono napoletano, pochette non può capire … non tutti i pugliesi sono Renzo Arbore, lui capirebbe) di fronte a quel sorriso, a quella postura, a quelle parole uno a Napoli si … vabbè, avete capito!
Tanto più, che mentre le mie dita ormai impazzite cercavano di ritrovare la tastiera per scrivere qualcosa (e quello che ne è venuto fuori lo state leggendo) di meno acido possibile (e vi assicuro che di cose ne ho tolte!), mi è capitato di vedere della letterina di Natale del bimbo di 5 anni che scrive meglio di Umberto Eco (come sottolinea Gramellini) e che gli manda una letterina preoccupata che Babbo Natale possa avere delle difficoltà a muoversi a causa delle autocertificazioni e quant’altro e che garantisce anche che sotto l’albero ci mette un bottiglione di disinfettante … e lui, pochette, lui che fa? Si accomoda sorridente davanti ad un computer (altrettanto se non più improbabile della brasserie) e sorridendo gli risponde di stare tranquillo, il bimbo (deficiente?) che lui, pochette, gli fornirà una autocertificazione internazionale … non ha aggiunto che ci sono anche le impronte digitali, ma si intuiva.
Spiritoso, dolce, affettuoso.
Temo davvero che l’innominabile da duecentomila (circa, se no mi fa causa) sia ormai alle corde, non sa più che inventarsi, e raschia il fondo del barile delle banalità e delle melenserie, magari anche altrui, e le scodella sul piatto di pochette, il cui senso del ridicolo è pari solo al suo livello etico.
E ora, ditemi che sono acido: cercherò di farmene una ragione.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.