giovedì, Ottobre 22

Gli amministratori tra minacce ed intimidazioni field_506ffbaa4a8d4

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All’esame del Senato c’è un DDL sull‘inasprimento delle pene nei confronti di coloro (singole persone o organizzazioni) che commettono atti di intimidazione e di minaccia nei confronti degli amministratori pubblici. Esso estende l’incriminazione non soltanto a coloro che commettono gesti concreti, ma anche a coloro che inviano messaggi minatori. In questo caso, sono previste delle particolari fattispecie di aggravanti, come ci conferma anche la senatrice del PD, Doris Lo Moro. Ad esempio, se alla violenza o alla minaccia seguono atti ritorsivi. Oppure se con la violenza o la minaccia si agisce per ostacolare una precisa attività (per esempio, per veicolare o impedire una gara d’appalto).

“Infine, si interviene chirurgicamente sull’art.90 del Testo Unico sull’ordinamento degli enti locali, con ulteriori aggravanti se questi delitti vengono compiuti in un contesto elettorale” dice la senatrice. Il provvedimento è il frutto dei lavori parlamentari della Commissione Lo Moro e ha come obiettivo proprio quello di supportare le persone che adempiono con senso di responsabilità al loro ruolo istituzionale. Il testo è stato già approvato in Commissione Giustizia ad ottobre e, come conferma la relatrice Lo Moro, già questo mercoledì approderà al Senato. Si attende una approvazione a larga maggioranza. Poi i lavori proseguiranno alla Camera dei Deputati. Questo Disegno di Legge è molto atteso perché introdurrà pene detentive fino a 7 anni per coloro che, a diverso titolo, compiono atti di intimidazione. Tecnicamente si tratta di un perfezionamento dell’art.338 del Codice Penale che ad oggi prevede la minaccia a un corpo politico plurale. “Con questo intervento legislativo prevediamo che la violenza o minaccia sia estesa ad un singolo componente politico. Questo perché il danneggiamento è un reato pluri-soggettivo che colpisce non solo la singola persona, ma l’istituzione che rappresenta. L’obiettivo è garantire maggiore tutela nei confronti degli amministratori onesti, ma non è un vantaggio per coloro verso i quali,  partendo dal danneggiamento, si arrivi attraverso varie indagini a dimostrare eventuali collusioni” argomenta la senatrice Lo Moro

La necessità di intervenire con fermezza diventa ancora più impellente in un periodo storico difficile, in cui le istituzioni hanno perso la loro credibilità di fronte ai cittadini. Il provvedimento è stato licenziato con il benestare  di Avviso Pubblico che il prossimo 24 giugno a Polistena (poi a Gioiosa Jonica) ha organizzato la manifestazione ‘Amministratori sotto tiro‘ per concentrarsi sul rispetto della legalità, ma anche sulla necessità di intervenire per sburocratizzare un paese che ha fame di trasparenza. Ci sarà anche la presentazione del rapporto 2014-2015 sulla incidenza della criminalità organizzata sul tessuto istituzionale.

Secondo Montà, i loschi affari della criminalità organizzata attecchiscono proprio sulla debolezza e sulla mancanza di partecipazione dei cittadini onesti alla vita politica attiva. Questa manifestazione sarà anche l’occasione per gli amministratori locali di tutta Italia di incontrarsi, confrontarsi e chiedere vigilanza sul fenomeno delle intimidazioni, dimostrando la volontà di non mollare e di non cedere il passo a chi vuole incancrenire le istituzioni. “La responsabilità passa anche attraverso la formazione degli amministratori e delle classi dirigenti, partendo dalla consapevolezza di voler colmare questi vuoti istituzionali pur sapendo che è un compito difficile. Tutti coloro che hanno rappresentanza nei corpi intermedi sono a rischio. Se non si interviene per tutelare dalle minacce chi mette in gioco la propria responsabilità al servizio delle comunità, salta la democrazia e il Paese. La prima responsabilità istituzionale è di tenere il tema in agenda, affinché l’attenzione rimanga alta oltre le celebrazioni di fatti eclatanti. Inoltre, sul tema del consenso e della ricerca di voti bisogna tenere la barra dritta. Perché le infiltrazioni agiscono proprio sulle falle del consenso popolare e con il supporto dei corpi intermedi” conclude Montà.

 

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