martedì, Ottobre 20

Gli amministratori tra minacce ed intimidazioni field_506ffbaa4a8d4

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Gioiosa Jonica è stato però il primo Comune italiano a costituirsi parte civile nei processi di mafia” rivela con orgoglio il primo cittadino di un Comune di 7000 abitanti che vuole, con orgoglio, risalire la china, nonostante le tante difficoltà. “C’è gente appassionata, disposta a sacrificarsi, ma non è facile. Il diritto al lavoro è l’unico antidoto possibile all’Antistato. A volte, però, è molto difficile. Non si riesce ad avere la forza materiale per dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Sto parlando dell’impossibilità della macchina amministrativa di programmare con atti di indirizzo politico. Facciamo programmazione senza risorse e, soprattutto, senza personale perché è ridotto” precisa il sindaco Fuda.

Le intimidazioni agli amministratori locali vengono effettuate con diverse modalità e può accadere che  semplici gesti dimostrativi (messaggi o avvertimenti) si trasformino in atti concreti ancora più gravi. Dagli incendi d’auto, appartamenti o altri beni fino alle aggressioni fisiche o all’utilizzo di armi o esplosivi. Naturalmente, è importante precisare che questo fenomeno non interessa soltanto i sindaci ma anche assessori e consiglieri comunali. Quello delle minacce è un problema serissimo che rischia, com’è comprensibile, non solo di minare la serenità e l’incolumità della persona interessata e del suo nucleo familiare, ma anche di inficiare il proseguo dell’attività amministrativa.

Roberto Montà, oltre ad essere il presidente di Avviso Pubblico è anche il sindaco di Grugliasco, uno dei Comuni allocati nelle zone più calde del Piemonte per quanto riguarda la criminalità organizzata. Anche lui è stato vittima di intimidazioni. “Nell’ottobre 2015 ho trovato sul parabrezza della mia auto, davanti casa, cinque bossoli di proiettile. Chi lo ha fatto sapeva dove abito e i miei movimenti. Non avevo mai avuto minacce durante la mia attività amministrativa. L’unica ipotesi che mi viene in mente sulle possibili cause, anche se non ne ho certezza, è riconducibile allo sgombro di un Centro sociale, in occasione del quale c’erano state manifestazioni e incursioni in Consiglio comunale. Non sono nella condizione, però, di poter addossare responsabilità” sottolinea il primo cittadino del comune piemontese.

Nella storia degli ultimi quarant’anni, ci sono stati 70 casi di amministratori che a seguito di atti ritorsivi si sono dimessi. Tuttavia, specialmente negli ultimi anni, si sta diffondendo sempre di più la volontà da parte dei sindaci di proseguire indomiti nel loro lavoro come atto di responsabilità nei confronti delle comunità locali. Ciò non toglie gravità ad un fenomeno che va affrontato con lucidità e determinazione. Importante sarebbe anche l’istituzione di una banca dati nazionale per la rilevazione degli episodi intimidatori che consentirebbe la loro registrazione e il conseguente censimento, incrociando sia le denunce che gli amministratori inoltrano alle autorità competenti sia i dati riferiti alle dimissioni e agli scioglimenti dei consigli comunali.

Il problema, secondo Nicosa, è proprio la mancanza di un orizzonte di prevenzione come conseguenza di un approccio di comprensione profonda delle dinamiche che portano a possibili intrecci tra le mafie e il mondo politico. “Il rapporto con il potere è un tratto costitutivo delle organizzazioni mafiose. Inizialmente hanno avuto un rapporto di collaborazione mercenaria con una parte della classe dirigente e si sono sempre affrancate nella reciproca utilità, creando un rapporto quasi simbiotico con il potere, cercando di infiltrarsi nelle classe dirigente dei piccoli e grandi centri non solo del Mezzogiorno, ma anche del centro-nord. Bisogna tenere conto che uno dei tratti fondamentali delle mafie è la loro capacità di relazionarsi con la politica” evidenzia il giornalista e scrittore Antonio Nicaso. “Ci sono politici e amministratori che prestano il fianco a certi meccanismi, come il voto di scambio, e altri che invece cercano di resistere. Le indagini degli ultimi vent’anni evidenziano un mutamento radicale nel rapporto tra politica e mafia. Prima erano i mafiosi a chiedere favori ai politici, ora sono sempre più i politici a bussare alle porte della criminalità organizzata e ad offrire la loro disponibilità in cambio di sostegno elettorale continua Nicaso.

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