domenica, Novembre 17

Gli amministratori tra minacce ed intimidazioni field_506ffbaa4a8d4

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Sono 1265 i sindaci che in Italia subiscono minacce durante lo svolgimento del loro mandato. Sono presi di mira soprattutto i comuni con piccola e media densità popolare. Questi sono i dati pubblicati da Avviso Pubblico e riportati nella relazione conclusiva approvata nel 2015 dalla Commissione d’inchiesta del Senato sulle intimidazioni agli amministratori locali. Le Regioni più colpite sono Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna e Liguria. I numeri potrebbero essere ancora superiori se si considerano gli amministratori che non denunciano per timore di ulteriori ritorsioni.

Dall’inizio del 2016, inoltre, si è verificata un’impennata con una media di due intimidazioni al giorno. Le prepotenze e le sopraffazioni  si consumano ad opera di una criminalità organizzata che ha subito, soprattutto negli ultimi anni, una metamorfosi. Ad essere interessate dai tentativi di infiltrazione mafiosa sono, secondo i dati di Avviso Pubblico, anche le Regioni del Centro nord. Le mafie incidono proprio nelle situazioni di debolezza istituzionale, dove lo Stato viene a mancare. “I Comuni a piccola e media densità popolare sono più facili da condizionare. Basta spostare 500 o 600 voti da una parte verso l’altra. Ci sono, però, amministrazioni che reagiscono e tentano di denunciare, ma è difficile in questo momento fermare un’organizzazione criminale longeva che non abbiamo mai voluto combattere seriamente. L’Italia ha la legislazione antimafia migliore al mondo che però andrebbe svecchiata. Le mafie sono criminalità di potere e cercano per questo di corrompere la burocrazia su cui attecchiscono più facilmente perché i burocrati stanno nell’ombra. Poi, però, le organizzazioni criminali condizionano anche il politico perché hanno bisogno del consenso elettorale. Vengono spesso contattate dai politici e dagli amministratori locali” commenta Antonio Nicaso, giornalista e studioso che conosce le dinamiche interne alla criminalità organizzata e i suoi rapporti istituzionali.

Ci sono alcuni amministratori che cedono alle ‘lusinghe’ di questi interessi collusi, ma la maggior parte sono onesti e combattono questo sistema, cercando di smantellarlo alla radice, trovando di fronte a loro molti ostacoli. Tra questi vi è Salvatore Fuda, sindaco di Gioiosa Jonica che ha subito ad oggi, ben tre tentativi di intimidazione, come lui stesso ci racconta. Il primo è avvenuto nell’ottobre 2015. Hanno dato alle fiamme i cassonetti vicino casa sua. “Un fatto a cui non avevo dato molto peso” confida il sindaco di una delle aree calabresi più calde per la presenza della criminalità organizzata. A seguire, però, il secondo atto, la notte tra il 6 e il 7 dicembre, ben più preoccupante. E ancora il terzo. “Hanno esploso diversi colpi di arma da fuoco sulla mia macchina e quella di mia moglie parcheggiate nel cortile di casa. Poi, la notte del 31 dicembre vengono date alle fiamme due camionette del Comune per la raccolta dei rifiuti” conferma il sindaco calabrese.

Le ragioni che, in generale, determinano gesti di intimorimento nei confronti degli amministratori locali sono molteplici. Dall’organizzazione della raccolta rifiuti alla concessione delle gare d’appalto, di licenze e di sussidi nel campo dell’edilizia abitativa e non. Dalle demolizioni conseguenti ad abusi edilizi (come nel caso del sindaco di Licate) fino alla gestione dei beni confiscati alle mafie e alla criminalità organizzata.

Tutte questioni complicate da una burocrazia ingessante e da una mastodontica macchina amministrativa che, paradossalmente, anziché garantire trasparenza e legalità, facilita l’ingresso di interessi da parte di gruppi e organizzazioni (criminali e non) che vogliono accaparrarsi il controllo sulla direzione e conduzione dei lavori pubblici.

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