mercoledì, Dicembre 11

Giustizia: ‘salvo intese’, dritti contro la Costituzione Su due punti la ‘riforma’ sembrerebbe chiara e il contrario di ciò che ci si attenderebbe: sull’obbligatorietà dell’azione penale e sulla modifica del sistema di elezione del CSM. I rischi di distorsioni gravi della Costituzione si moltiplicano

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L’ipocrisia, è ormai la bussola, si fa per dire, della nostra politica, e dei nostri politicanti, l’ipocrisia e la falsificazione della realtà.
Basti vedere quanto accaduto ieri: in un Consiglio dei Ministri drammaticoper la nostra democrazia, conclusosisalvo intesecioè con un nulla di fatto, nessuna intesa trovata per il momento, è stato approvato/non approvato -«approvato, salvo intese»-, «un disegno di legge che introduce deleghe al Governo per l’efficienza del processo civile e del processo penale, per la riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario e della disciplina su eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati nonché disposizioni sulla costituzione e il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura e sulla flessibilità dell’organico di magistratura».
Il tutto appare -‘appare’ perché il testo di riforma redatto dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede non è ancora pubblico, per tanto appare da quanto trapelato- andare in senso esattamente contrario rispetto a quanto fissato in Costituzione.

Poche ore prima, aIn Onda’, il Ministro Bonafede, interpellato certo non era quello il motivo per il quale era lì, ma il problema c’era, per marginale che sia interpellato sullo scandaloso sconcio, benché minimale, del figliolo prediletto del Ministro della cattiveria, Matteo Salvini, che va a spasso sulle moto d’acqua della Polizia, risponde che le priorità del Ministro sono altre e quindi non ha nulla da dire.
Io direi,
più semplicemente, che ha paura, perché se dicesse qualcosa in critica (ammesso che la pensi, ma su ciò sorvoliamo) a quello di cui parlo, rischierebbe di aumentare i rischi per il Governo, tanto più che l’adamantino Ministro non nega la cosa, ma dice che a un padre (anzi: a un papà) deve essere consentito un errore, purché, generoso, non siano messi in difficoltà i poliziotti senza colpa che scarrozzano il predetto figliolo violando la legge. Potrei anche concordare sul fatto che si tratti di cosa di secondaria importanza, ma non sul fatto che sia trascurabile, perché è l’espressione del potere senza controlli, dell’abuso del potere, dell’indifferenza verso le regole, usati a proprio vantaggio politico e di divertimento.
Perché
l’aspetto disgustoso della vicenda non è tanto la passeggiata del figlioletto del Ministro, ma il fatto che, con arroganza e sprezzo delle Istituzioni e della Costituzione, al giornalista che filmava il fatto i poliziotti abbiano cercato, con successo, di impedire di filmare, cioè di fare il proprio mestiere, anzi, dovere.
Ma, e riecco l’ipocrisia, non prendendosi la responsabilità di arrestare il giornalista, cioè usando il proprio potere in modo legittimo ma controllabile, con il rischio che ciò avrebbe comportato, ma facendo valere il proprio potere senza controlli e garanzie: cioè esercitando la violenza del potere.

Certo, dice il Ministro, a proposito delle foto del giovane delinquente americano bendato, che si tratta di un errore e che in tutte le categorie del lavoro vi sono persone che sbagliano, ma ciò non inficia la validità del comportamento generale dei Carabinieri. Ci sono, anche lì persone che sbagliano, ma non è il caso di farne un dramma. Che, tradotto in italiano, vuol dire: inutile arrabbiarsi se la Costituzione vien stracciata … detto dal Ministro della Giustizia! Che si affanna a sottolineare che il problema reale è la morte di quel carabiniere.
Questa insensibilità totale per le regole e per le garanzie è appunto l’ipocrisia di cui parlavo. Posso solo dire che si comincia così, ma poi si arriva chi sa dove, no? 

Il tutto mentre il Ministro era intervistato sulla riforma della Giustizia da lui presentata e che, dice il Ministro, sarà approvata entro Dicembre.
Eh no, signor Ministro, si sbaglia o meglio dice una cosa errata, deliberatamente errata. Perché la ‘legge’ del Ministro, è, in realtà, una legge di delega al Governo a … fare la legge, anzi, le leggi: si tratta di decine di provvedimenti da prendere dal Governo (e qui ci sarebbe da dire che una volta di più si espropria il Parlamento dei suoi poteri e doveri) che poi, chi sa quando, li porterà ad una verifica necessariamente sommaria del Parlamento. E dunque, una riforma importantissimo, che inciderà, o dovrebbe incidere, sulla vita quotidiana di tutti i cittadini, verrà approvata, dio solo sa quando, con un ‘controllo’ parlamentare, praticamente nullo.

Sul merito non entro, anche perché in gran parte si tratta di scelte tecniche complicate, sulla cui efficacia sulla durata e l’efficienza dei processi, avrei grandi dubbi. Ma, credo, bisogna aspettare e vedere. Dubito che fissare un limite temporale nel processo basti ad accorciarlo, se le risorse restano immutate e se la possibilità di ricorrere alla giustizia, specie civile, resta immutata.
Colpisce, però, che almeno su due punti lariformasia chiara e sia il contrario di ciò che ci si attenderebbe.

Il primo è certamente, con grande gioia della ben nota associazione della signora Annalisa Chirico, sulla ‘giustizia giusta’, signora che immagino eccitatissima e festante, che dovrebbe passare un provvedimento di plateale violazione della nostra Costituzione: l’obbligatorietà dell’azione penale. Perché si prevede che nelle singole Procure si deciderà periodicamente quali reati perseguire con priorità: cioè quali perseguire e quali no. Ho già avuto occasione di parlarne in termini critici e preoccupati. Speravo che della cosa non si parlasse, ma a quanto pare gli amici della signora Chirico sono più forti della Costituzione.
Il senso di una norma del genere è, molto semplicemente, che qualcuno, ovviamente legato al potere politico, deciderà, nemmeno a livello nazionale e quindi pensate al pasticcio che me conseguirà, se e quali reati perseguire, per cui molti altri saranno semplicemente ignorati. Alla faccia delle garanzie e della eguaglianza di fronte alla legge.
È vero, si obietterà, oggi ciò accade di fatto, perché i magistrati sono oberati di lavoro, e non possono fare tutto, ma oggi proprio per questo si può pretendere da un magistrato che faccia il suo dovere, magari pretendendo perfino un risarcimento del danno. Domani, con questa riforma non più, e la Costituzione è nel cestino dei rifiuti.

L’altro aspetto è, come era prevedibile, il Consiglio Superiore della Magistratura, del quale tra l’altro si propone la modifica del sistema di elezione, l’unica parte della ‘riforma’ che entrerebbe subito in vigore, se ben capisco.
Anche di ciò ho accennato, ricordando come la Costituzione voglia che il CSM sia ‘eletto’ dai Magistrati. Siccome modificare la cosa non era possibile senza cambiare la Costituzione, si è immaginato un trucco: non si elimina l’elezione, ma la si fa solo dopo avere estratto a sorte gli eleggibili. In un primo momento si era parlato del contrario; prima elezione e poi sorteggio tra gli eletti. A mio parere poco accettabile, ma che forse ad una Corte Costituzionale benevola poteva apparire accettabile in quanto il sorteggio avveniva dopo l’elezione, solo tra gli eletti, cioè i prescelti, quelli che, comunque avevano raccolto un consenso dei colleghi.
Con la proposta attuale, si fa l’opposto: si sceglie a caso delle persone, e poi tra quelle si vota, il che rivoluziona completamente il sistema e, a mio parere, è il contrario di quanto vuole la Costituzione.

Vedremo. Ma le premesse non sono esaltanti e i rischi di modifiche, di distorsioni gravi della Costituzione si moltiplicano.
Sempre di più questo Stato viene trasformato in un regime fondato sulla forza, sulla violenza, sui privilegi e sulla prevaricazione.
In queste poche righe, credo, abbiamo visto, come in una palingenesi, in trasparenza cosa si intende fare da parte di questo Governo, che si accinge a settembre (e Di Maio sembra ne sia fiero) a ridurre il Parlamento ad un consesso di yes-men, impossibilitati a parlare ed esprimere un parere diverso da quello del potere. Lo ho detto più volte: se Matteo Renzi voleva cambiare la Costituzione, trasformandola in un regime autoritario, questo Governo cerca di arrivarci per gradi e con una serie di modifiche di fatto.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.