domenica, Novembre 29

Giustizia, la grande dimenticata Non è stato fatto niente per ridurre il rischio contagi COVID-19. E poi una penosa e vergognosa classifica: gli enormi costi degli errori-orrori giudiziari

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Non se ne parla; non ce n’è traccia nelle agende delle forze politiche; lo stesso ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che pure dovrebbe essere il primo a preoccuparsi, sembra interessato a tutt’altro. Si parla dei cosiddetti ‘errori giudiziari’, che molto spesso sono ‘orrori giudiziari’, consumati in nome del ‘Popolo italiano’. Dal 1991 al 2019 se ne sono censiti ben 28.893, circa mille l’anno; più di tre al giorno. Si tratta di ‘errori/orrori’ che stravolgono e ‘segnano’ in modo indelebile chi ne è vittima, e le loro famiglie; e poi il grave peso in termini economici: indennizzi e risarcimenti che gravano sulle casse dello Stato, e dunque del cittadino. Ogni anno circa 28 milioni e 400mila euro di rimborsi; dal 1991 al 2019 circa 824 milioni di euro.

  Dati ufficiali, forniti dai Ministeridell’Economia  e della Giustizia. Se ne ricava una penosa e vergognosa classifica. Prima Napoli, con un totale di 129 casi (tra i più recenti, un imprenditore che ha scontato 800 giorni di carcere, prima di essere assolto. Segue Reggio Calabria: risarcimenti per oltre 9.800.000 euro. Terza Roma: 105 ingiuste detenzioni, quasi 5 milioni di risarcimenti.

  Nel solo 2019 le ingiuste detenzioni riconosciute sono un migliaio, oltre 44 milioni di euro di risarcimenti e indennizzi.

  Come si vede, cifre sono da capogiro. Occorre poi tener presente che i casi di ingiusta detenzione potrebbero essere molti di più rispetto a quelli che risultano dal censimento ufficiale che tiene presente solo i casi in cui si giunge a un effettivo risarcimento per i giorni ingiustamente trascorsi in carcere o agli arresti domiciliari. Accade infatti che delle domande di riparazione presentate alle corti dappello, una gran parte vengono respinte: almeno un terzo.

  Fronte carceri: da marzo a oggi, per prevenire l’emergenza Covid-19 nelle carceri italiane è stato fatto poco o nulla. La situazione, negli ultimi giorni, è ulteriormente peggiorata e ormai appare fuori controllo. Rita Bernardini, esponente del Partito Radicale e Presidente d’onore dell’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’,  denuncia: “Gli ultimi dati ci dicono che i casi positivi tra i detenuti sono arrivati a 537 e fra gli operatori, agenti compresi, a 737“. Numeri che crescono con allarmante rapidità: si pensi che l’8 ottobre del 2020 le cifre ufficiali diffuse dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, rese note dallOrganizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria, parlavano di 34 detenuti contagiati e di 61 operatori di polizia. Sempre l’Osapp, denuncia che in due settimane i numeri delle persone contagiate, tra detenuti e personale penitenziario, sono aumentati del 600 per cento. In base agli ultimi dati diffusi dal Dap ai sindacati di polizia, (8 novembre), il totale di persone contagiate nelle carceri arriva a 1.274 unità. Tutto questo a fronte di una popolazione carceraria che aumenta: nelle carceri italiane sono stipati oltre 54.800 detenuti; i posti ufficiali sono 47.000.

  LUnione Camere Penali denuncia: “Nei Palazzi di Giustizia e negli Istituti di pena, i ritardi per giungere a sentenza, dovuti all’enorme carico processuale, si sono ulteriormente aggravati per l’emergenza sanitaria, che ha ridotto il personale e ha imposto la drastica diminuzione dei fascicoli da trattare in udienza […] I tempi della Giustizia saranno, pertanto, ancora più lunghi, con gravi riflessi individuali su imputati e persone offese e conseguenze negative per la credibilità del Paese e per la sua economia“.

  Dal Governo, finora sono arrivate flebili risposte, inadeguate e insufficienti. Il Decreto ristori non prevede misure efficaci per contrastare i problemi delle carceri, e la principale causa di diffusione del virus: il sovraffollamento.

  L’indifferibile esigenza di prevenire ed evitare una massiva diffusione del contagio tra la popolazione carceraria può essere soddisfatta solo con una significativa diminuzione della stessa, in misura tale da eliminare il sovraffollamento cronico rispetto ai posti disponibili e assicurare, anche all’interno degli istituti penitenziari, la praticabilità delle misure di prevenzione del contagio che lo stesso Governo impone ai cittadini liberi“, si legge in un documento delle Camere penali, “i provvedimenti adottati sino ad ora appaiono totalmente inadeguati ad affrontare la nuova ondata del virus, che si presenta molto più pericolosa e cruenta della prima. Non a caso il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, con una sua circolare, ha rinnovato l’invito – già espresso nell’aprile scorso – di ridurre la richiesta di misura cautelari in carcere e di procrastinare l’esecuzione delle misure già emesse“.

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