lunedì, Maggio 27

Giustizia: caro Ministro, queste sono le riforme che vogliamo Mentre gli avvocati sono sul piede di guerra, ancora condanne dalla Corte di Giustizia europea

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«No allo stop della prescrizione, processi più corti e meno demagogia». Ha le idee chiare l’appena eletto presidente dell’Unione Camere Penali Italiane Gian Domenico Caiazza. Chiaro il programma e carattere combattuto, da ‘mastino’ che sa coniugare realismo duttile con intransigenza difesa di valori. Lo dimostra nelle aule dei tribunali di mezza Italia, nelle difese dei suoi clienti; lo ha dimostrato quando ha guidato la Camera penale di Roma; e, ultimo non ultimo, da segretario della Fondazione Enzo Tortora.

Caiazza si dice ben consapevole del fatto che si vivono «tempi durissimi, in cui sono in discussione le garanzie delle persone», e si rammarica per il fatto che la pubblica opinione «non percepisce questo allarme, pensa che la reazione ‘securitaria’ li metta al sicuro. Invece i diritti in gioco sono i loro. Ci si accorge di che cosa significa un Paese che non rispetta le regole del processo penale solo quando ci si finisce dentro. Solo allora si scopre il valore della presunzione di non colpevolezza e della libertà personale».

Intervistato da ‘Il Tempo’ riconosce: «C’è una maggioranza schiacciante su posizioni opposte alle nostre. Abbiamo di fronte uno schieramento populista e giustizialista molto compatto e intorno il deserto, a parte l’eccezione dei radicali. Non c’è più niente, non c’è una sponda. Dobbiamo cercare di riunificare le forze politiche sparpagliate e nascoste».

Non saranno giorni facili. Un segnale, certamente non positive, viene da via Arenula, sede del ministero di Giustizia. Il ministro Alfonso Bonafede, non certo per caso, ha disertato il congresso.

Uno sgarbo istituzionale, lo definisce Caiazza. Un minimo di ‘dialogo’ comunque ci dovra’ inevitabilmente essere; piu’ diplomazia da parte del ministro, sarebbe stata cosa saggia. Forse qualche ‘suggerimento’ sulla questione delle carceri, che gli sta esplodendo in mano, potrebbe gli poteva tornare utile.

Sul tappeto i contrasti e i dissensi sono tanti. Paziente, Caiazza li elenca: «Chi vuole fermare i tempi della prescrizione si assume la responsabilità di decuplicare la durata del processo penale. I ruoli dei tribunali, delle corti d’appello e della Cassazione si affollano perché c’è il rischio della prescrizione. In alternativa si lavorerà meno e i processi si allungheranno ancora di più. Nel nostro Paese la prescrizione raggiunge già un numero di anni insensato. È scandaloso che uno venga imputato di rapina aggravata a 20 anni e possa essere processato fino a 40. Abbiamo bisogno di accorciare i tempi del processo, non di finire di sfasciarlo».

Caiazza annuncia poi le future iniziative: «Vogliamo avere assicurazioni circa la calendarizzazione della discussione del nostro disegno di legge sulla separazione delle carrier dei magistrati. Non è più un’istanza degli avvocati, ma di 71 mila cittadini. La magistratura è compatta contro questa nostra proposta; noi lanciamo un guanto di sfida: la Costituzione impone la terzietà del giudice rispetto al Pubblico Ministero e il difensore. Ai magistrati non vi piace la nostra proposta? Ci dicono qual e’ la loro, per rispondere al dettato costituzionale».

La giustizia continua a essere ‘emergenza’. I processi civili e penali del nostro Paese continuano a essere celebrati con esasperante lentezza. Il settimo rapporto della Commissione europea per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa (Cepej), fornisce un quadro allarmante e avvilente.

Nel 2016, la durata media in primo grado di un procedimento civile-commerciale è stata di 514 giorni; peggio di noi solo la Grecia (610), e la Bosnia-Erzegovina (574). Nel campo penale si e’ registrato qualche miglioramento; non sifficiente per perdere il primato nella lunghezza dei procedimenti in primo grado.

Il raffronto con la media dei paesi europei e’ quanto mai significativo: 233 giorni in primo grado (in Italia più del doppio); 244 in secondo (in Italia quasi il quadruplo); 238 nell’ultimo (in Italia si sfiora il quintuplo).

Non solo i processi. Le carceri italiane sono vere e proprie polveriere. Quelli che seguono sono dati ricavati dal quattordicesimo rapporto dell’associazione Antigone. La sovrappopolazione carceraria e’ ormai un dato uniforme e costante. Nella romana Regina Coeli il tasso di sovraffollamento del 156,1 per cento. A Como il tasso è del 200 per cento; a Taranto del 190 per cento. I detenuti sono passati dai 56.289 del marzo 2017 ai 58.223 del marzo 2018. Il tasso di suicidi dietro le sbarre è salito dall’8,3 del 2008, al 9,1 del 2017: in numeri assoluti significa passare da 46 morti del 2008 a 52 morti del 2017.

Prima di chiudere questa nota, la storia di Antonio Saladino, morto il 18 marzo scorso nel carcere Arghillà di Reggio Calabria. La madre e la sorella attendono ancora che si faccia piena luce sul caso: «Della morte noi avvisati solo il giorno dopo da un prete».

La procura ha disposto l’autopsia ma, ancora le due donne attendono le risultanze del medico legale. «Non so cosa sia successo, so solo che allo Stato ho dato un figlio vivo e me l’ha restituito morto».

Racconta la sorella: «Mio fratello da circa un mese non stava bene, aveva sempre la febbre. Quel giorno in particolare vomitava anche. Ora io mi chiedo: ma se stava male fin dal mattino perché solo la sera tardi hanno richiesto l’intervento del 118? Non potevano richiederlo prima?».

Quando arrivano i sanitari del 118 l’unica cosa che possono fare e’ constatarne il decesso.infatti, giungeranno presso il carcere reggino non potranno fare altro che constatare il decesso. «La magistratura ci dica come è morto. Vogliamo sapere solo questo».

«Quella sera – racconta la sorella – hanno fatto solo una telefonata a mia madre, intorno all’una di notte, che purtroppo non ha risposto vista l’ora e poi non hanno più richiamato. Solo il giorno dopo un prete è venuto ad avvisare e non l’ha detto neanche a noi direttamente ma, ad alcuni familiari perché quella mattina sia io che mia madre non eravamo in casa».

Buona giornata. E in bocca al lupo.

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