venerdì, Settembre 25

Giustizia: al Senato qualcosa si muove Il ‘viaggio della speranza’ in Calabria, Puglia e Sicilia

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Qualcosa, sia pure lentamente, in modo quasi impercettibile,  sembra muoversi, per quanto riguarda le questioni relative alla Giustizia. Non figura nelle agende e nei programmi dei maggiori partiti, ma ogni tanto esplode qualche contraddizione. L’ultima viene colta dal Presidente dell’Unione delle Camere Penali Giandomenico Caiazza, che parla di possibili aperture, finora insperate, da parte di un autorevole esponente del Partito Democratico, Goffredo Bettini. In una recente intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera’, osserva Caiazza, Bettini ha consegnato alcune idee sulla Giustizia penale in Italia inedite per l’area politica di provenienza e per molti versi sorprendenti. Le ha infatti inserite nel contesto di un ragionamento che spiegava il senso dell’alleanza politica Pd-5 Stelle, da lui sostenuta e difesa, per rimarcare la distanza culturale e programmatica “più dolorosa” (sono sue parole) tra le non poche che pure a suo dire caratterizzano una convivenza necessitata – è la tesi – dal contingente quadro politico e sociale“.

Bettini è considerato uno dei più autorevoli e influenti consiglieri dell’attuale segretario del PD Nicola Zingaretti. Molto spesso dice quello che il segretario può solo sussurrare, e lo anticipa.

Pur avendo cura di sottolineare che le sue sono opinioni personali, difficile pensare che non costituiscano qualcosa di più, e che non siano destinate a pesare dentro e fuori il PD. Come sia, Bettini per ‘marcare’ la distanza dalla visione del M5S del PD ha scelto proprio i temi della giustizia.

Caiazza ha cura di elencare i temi: “Durata eccessiva e non governata delle indagini preliminari; abuso della custodia cautelare, definita nei suoi eccessi “torturante”; l’abolizione della prescrizione, fiore all’occhiello del giustizialismo grillino, con la indecente conseguenza che noi penalisti abbiamo definito ‘dell’imputato a vita’; ed infine – davvero parole rivoluzionante sulle labbra di un leader piddino – la necessità di rafforzare e garantire la terzietà del Giudice rispetto al Pubblico Ministero, per garantire un indispensabile ‘riequilibrio tra accusa e difesa’.

Saranno anche opinioni personali, chiosa Caiazza: “Ma è bene rimarcare che non le avevamo mai sentite, dette così e dette tutte insieme, da parte di un leader di scuola comunista ed ora piddina del calibro di Bettini. Quei punti, elencati con una attenzione al dettaglio che non si può seriamente ignorare, costituiscono da sempre, non uno escluso, il tratto identitario di quella idea liberale della giustizia penale che definisce storicamente il terreno privilegiato dell’impegno politico delle Camere Penali italiane”.

Vedremo. Come dice il detto: se son rose, fioriranno.

Altro fronte da non perdere d’occhio. E’ trascorso quasi un anno dal primo via libera unanime; finalmente i senatori della Commissione Giustizia sembrano aver maturato l’intenzione di dar vita all’indagine conoscitiva sulla situazione delle carceri italiane. La  conferma da una delle ultime sedute della seconda Commissione:  il presidente Andrea Ostellari ha riferito le proposte avanzate dai gruppi parlamentari durante un ufficio di presidenza: riprendere in mano l’indagine deliberata a novembre 2019 (ma mai veramente iniziata), e dare il via ad audizioni di esperti, alti funzionari e governativi, allargando il raggio d’azione anche a temi più spinosi, come il rapporto tra il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria e i magistrati di sorveglianza; e l’emergenza carceraria della primavera di quest’anno.

Ancora: si ipotizzano ‘sopralluoghi’ in carceri ‘simbolo’, come il napoletano Poggioreale, o il milanese San Vittore (con focus sull’incidenza della tossicodipendenza sui detenuti).

I senatori non intendono limitarsi alla consultazione dei dati pervenuti durante l’esame del decreto Scarcerazioni (maggio scorso), o invitare funzionari dell’amministrazione penitenziaria. Vogliono parlare con il Governo: “L’esigenza di ricostruire l’indirizzo politico, impresso agli uffici dal vertice del dicastero”, spiega Ostellari, “richiede che l’organo detentore della responsabilità politica venga in commissione ad illustrare i quesiti sul tavolo”. Non si esclude quindi l’audizione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Nel dettagliare l’obiettivo generale, Ostellari elenca i temi da affrontare: “Le modalità di gestione del sistema carcerario, per sapere se e in che misura esse rispondano alle linee di indirizzo da lui (il ministro; ndr) impresse all’amministrazione penitenziaria durante la vigenza del suo ufficio“. Per non parlare delle “anomalie” riscontrate “nell’adempimento delle istruzioni date” per porre rimedio all’emergenza carceri durante l’emergenza Covid.

Prende intanto il via un’iniziativa organizzata dall’associazione ‘Nessuno Tocchi Caino’: un ciclo di incontri, presentazioni di libri e manifestazioni, un vero e proprio ’viaggio della speranza’. E’ il titolo di un racconto per immagini, parole e atti dell’VIII Congresso di ‘Nessuno tocchi Caino’ che si è tenuto nel Carcere di Opera a Milano nel dicembre del 2019.

Il viaggio della speranza“, spiegano i promotori, “non è solo un libro, è un viaggio vero e proprio che attraverserà la Calabria dal 12 al 20 settembre, venendo dalla Puglia, per proseguire in Sicilia, dove Nessuno Tocchi Caino – una lega internazionale di cittadini e parlamentari per l’abolizione della pena di morte nel mondo, che fa parte della “galassia” Radicale – sarà dal 20 settembre al 4 ottobre prossimi”.

Per quel che riguarda il libro, è un volume di 440 pagine, dedicato a Marco Pannella; oltre alla prefazione del professor Tullio Padovani e alla Lectio Magistralis della presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, il libro contiene le riflessioni, le testimonianze e le emozioni emerse nel carcere di Opera nei due giorni di un Congresso che, nel concatenarsi degli interventi di magistrati, giuristi, professori universitari, operatori penitenziari e detenuti, a suo modo è stato anch’esso una traversata dal dolore alla guarigione. Una breccia nel muro del ‘fine pena mai’.

La ‘Carovana della speranza’ intende percorrere una nuova frontiera, quella invocata da Aldo Moro: “Non un diritto penale migliore, ma qualcosa di meglio del diritto penale“.

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