giovedì, Ottobre 1

Giù le partite Iva

0

Partite Iva in flessione, è quanto emerge  da un’analisi compiuta dall’Ancot, Associazione nazionale consulenti tributari sui dati dell’Osservatorio partite Iva, diffuse  di recente dal ministero delle Finanze. «In tutta Italia sono state 458.148 le partite Iva che sono state  aperte nel periodo gennaio-ottobre di quest’anno in flessione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del 2,74% -sottolinea  l’Ancot-.Nel solo mese di ottobre del 2014, in base alla classificazione per settore produttivo, il commercio continua a  registrare il maggior numero di avviamenti di partite Iva con il 26,5% del totale, seguito dalle attività professionali con il 12,2% e  dall’edilizia ed alloggio/ristorazione, entrambe con il 9,1%. Rispetto al mese di ottobre 2013, tra i settori principali si  osservano incrementi relativi a sanità (+7,7%), servizi alle imprese (+7%) e istruzione (+4,5%). Un calo di nuove aperture di partite Iva  si nota, invece, nel settore delle attività finanziarie ed assicurative (-12,6%), delle attività artistiche (-11,6%) e  dell’agricoltura (-9,8%)».

«In questi giorni è molto alto l’interesse da parte  delle istituzioni di Governo nei confronti del cosiddetto ‘popolo’  delle partite Iva – ha detto il presidente nazionale dell’Ancot,  Associazione nazionale consulenti tributari Arvedo Marinelli – che comprende il mondo delle libere professioni che stanno cercando di  reagire alla crisi economica. Un impegno che deve essere supportato da adeguate politiche che il  Governo potrà mettere in atto soprattutto per agevolare la  costituzione di aperture di nuovi studi professionali da parte dei  giovani. Politiche di intervento che dovranno necessariamente tener  conto di un’equa incidenza contributiva e in proposito auspico un  intervento da parte del nuovo presidente dell’Inps il prof. Tito Boeri al quale rivolgo a nome anche dell’associazione che presiedo i  migliori auguri di buon lavoro».

«L’appartenenza alla zona euro è irrevocabile, l’Euro c’è per restare  e crescere ed ha provato la sua resilienza» queste le parole di un portavoce della Commissione europea in merito alle indiscrezioni dello Spiegel sull’eventuale uscita della Grecia dalla zona Euro. «L’articolo 140, paragrafo 3, dei Trattati europei dice  che l’adesione all’euro è irrevocabile, dal primo gennaio scorso, con l’ingresso della Lituania, l’Eurozona conta 19 membri e  ci aspettiamo che cresca ancora».

Sempre oggi il portavoce del Governo tedesco Steffen Seibert ha chiarito la posizione della Germania: «Il governo tedesco e i suoi partner lavorano per rafforzare l’Eurozona nel suo insieme e per tutti i suoi membri, Grecia inclusa, per fare questo bisogna andare avanti sulla strada seguita finora e sulle riforme, l’Eurozona ha fatto molti progressi, un’unione bancaria, un fondo di salvataggio e la possibilità di ammorbidire l’effetto contagio». Anche il quotidiano tedesco Bild prende posizione ed è una posizione durissima: «Se i radicali di sinistra vincono le elezioni di fine gennaio e  sospendono gli impegni assunti a livello europeo, il governo tedesco  esibirà il cartellino rosso. Un passo che doveva essere compiuto già  da tempo! » questo il commento dell’analista Jan W. Schäfer.

«Solo così –  prosegue il giornale dopo aver azzardato un paragone tra le sanzioni che spettano al calciatore che commette un fallo e la possibilità  invece per un paese che non rispetta le regole di ricevere comunque  aiuto e sostegno – Atene può sperare di essere ancora oggetto di  solidarietà. Perché l’Euro può benissimo vivere senza i greci».

Diversa la posizione del Presidente Francese Francois Hollande che nel corso di un’intervista alla radio France Inter ha dichiarato: «La zona euro ha bisogno di concentrarsi maggiormente sulla crescita e meno sulla riduzione del suo deficit. L’Europa non può continuare a essere identificata dall’austerità’, per questo incontrerò di nuovo la Merkel su iniziativa del presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, e parleremo del futuro dell’Europa e del rapporto franco-tedesco».

Calano le richieste dei sussidi per  la disoccupazione in Spagna nel 2014, ad un ritmo più veloce dal 1998. Lo indica il ministero del Lavoro spagnolo. Il tasso di disoccupazione è sceso di 253.627 unità, ovvero del 5,39 per cento nel 2014. Questo è stato il più grande calo registrato dal 1998. A dicembre le richieste  di disoccupazione sono scese di 64.405 unità. Complessivamente i  disoccupati sono pari a 4,45 milioni.

Il calo dei rendimenti sui titoli di Stato ha prodotto un significativo risparmio sul costo del debito pubblico. Nel corso dell’anno da poco alle spalle si può calcolare una minore spesa interessi di circa 3,7 miliardi di euro per le emissioni di titoli rispetto all’anno precedente. La flessione dei rendimenti ha riguardato tutte le categorie di titoli pubblici, quelle a breve e quelle a lungo termine, anche se il fenomeno è stato pia’ significativo sui titoli con scadenze corte.

Come il caso del Btp a tre anni che viaggia stabilmente con rendimenti intorno allo 0,70% mentre nell’estate dell’anno precedente aveva toccato il 2,70% per poi attestarsi al 2,40%. A fine anno il collocamento da 3,5 miliardi di Btp a tre anni registra una spesa per interessi di circa 24 milioni di euro l’anno rispetto ai quasi 80 milioni dell’anno precedente.

Nel 2014 il Tesoro ha collocato titoli per un importo di 453,5 miliardi di euro con un rendimento medio ponderato dell’1,35% rispetto al 2,08% del 2013 con un importo assegnato superiore a 476 miliardi. Per i Bot a 12 mesi il rendimento medio nel corso del 2014 si è dimmezzato allo 0,48% rispetto allo 0,99% dell’anno precedente.

Il tasso massimo nel corso dell’anno è stato pari a 0,74%, praticamente il valore minimo del 2013. Per i Btp il tasso medio ponderato e’ sceso dal 3,60% al 2,20%, più che dimmezzato il rendimento medio sui Ctz biennali allo 0,72% dall’1,65% del 2013.

Volano le riscossioni di Equitalia, lo scorso anno-comunica la società- sono arrivate a 7,4 miliardi di euro, con un incremento del 4% rispetto al 2013. Crolla la Borsa di Milano che chiude con una perdita del 4,92% a 18.188 punti. L’indice All Share cede il 4,47%.  Meglio lo spread che chiude a 133 punti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore