sabato, Maggio 25

Giovani inattivi, giovani creativi: nuove risposte, per ripartire

0
1 2


Secondo il Rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) «Economic Survey of Italy» del 2017, la ripresa economica italiana è ancora debole. Come ha affermato lo scorso 15 febbraio a Roma il Segretario generale Angel Gurrìa, le cause sarebbero imputabili allo scarso livello di investimenti (con un Pil che cresce dell’1%), alla necessaria bonifica del sistema bancario, a un’integrazione formativa fondata sulla riforma dell’istruzione e, in un secondo momento, sull’assistenza alla ricerca di un impiego. Il tasso di disoccupazione in Italia si mantiene a livelli elevati, specie tra i giovani, dove tocca il 40 %, mentre la media stimata per i Paesi dell’area OCSE è del 13 %.

Il discorso sulla disoccupazione giovanile si intreccia con la riflessione sull’identità dei nuovi ‘poveri’: il reddito dei giovani in Italia continua ad abbassarsi e le promesse da parte dei responsabili del welfare, come la riduzione del carico fiscale a vantaggio dei neo-assunti, ricercano il temperamento di alcuni effetti inerenti a un problema ormai radicato e di ampia portata.

Al momento, le cifre sono allarmanti. Secondo i dati dell’Istat, a fronte di un tasso di occupazione del 57,5%, nel periodo tra lo scorso novembre e gennaio 2017, è confermata la crescita triennale della partecipazione al mercato del lavoro per gli inattivi tra i 15 e i 64 anni; ben diversa è, invece, la situazione per la fascia di età compresa tra i 15 e i 24, con una percentuale di inattività del 34,6%.

Ma quali sono le ragioni fondamentali che precludono ai giovani l’ingresso nel mondo del lavoro? È sufficiente addurre la crisi economica a problema originario e costitutivo? La crisi investe il sistema produttivo nazionale che, contraendosi, è incapace ad accogliere la domanda generando disoccupazione: posto in questi termini, il problema appare fin troppo ‘logico’. Intanto, sia l’OCSE che le istituzioni europee invitano a uscire dalla crisi mediante obblighi di risultato e in assenza di speciali ricette.

Da una prospettiva meno lineare, ancorata a ricerche ‘di terreno’, secondo il Report del 2014 «Studio ergo lavoro» redatto dalla Società di consulenza McKinsey&Company, da almeno un ventennio la disoccupazione tra i giovani è imputabile a cause strutturali della realtà italiana. Anzitutto, l’esistenza di un gap tra il sistema educativo (istruzione e formazione) e i bisogni specifici del sistema produttivo. Tra i motivi individuate dall’indagine, troviamo quello – soggettivo – relativo alle ragioni personali, distinte da un’attenzione per lo sbocco professionale (di cui sono a conoscenza solo il 38% dei diplomati di secondo grado e neppure il 30% degli universitari), che sarebbero anteposte alla futura occupazione. Da ciò deriverebbe una mancanza di figure specializzate a svolgere le competenze richieste, in fase di assunzione, dalle aziende.

Anche nei casi di una formazione tecnica e professionale, il vuoto di preparazione necessaria ai ruoli richiesti provoca un’asimmetria tra domanda e offerta, da cui deriva la valutazione negativa da parte delle imprese, che lamentano la brevità di stage e tirocini.  Nel 47% delle situazioni – contro una media europea del 33% – esse ritengono i neo-assunti inadeguati rispetto ai compiti da assolvere.  Sussiste, poi, il problema del ‘ponte’ in grado di collocare chi cerca lavoro ad un impiego effettivo. Nel contesto italiano, relazioni private e informali fanno premio sulla funzione dei Centri per l’impiego, a scapito di un iter trasparente e con differenze macroscopiche rispetto a Paesi come Francia e Germania (dove il canale pubblico funziona nell’80% dei casi).

Di fronte a questo quadro, le soluzioni proposte da McKinsey vanno verso un «piano d’azione sia a livello nazionale sia mirato su territori, distretti o filiere specifiche»: tale sinergia fonda il riequilibrio tra domanda e offerta sulla rivalutazione delle scuole tecniche e professionali e su una collaborazione permeabile tra mondo della scuola e mondo del lavoro (con presenza di docenti nelle aziende e imprenditori nelle scuole), oltre a canali di orientamento e collocamento più diffusi e trasparenti.

Le dichiarazioni del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti ai «Job Days», un tour di colloqui e seminari organizzati, tra novembre e dicembre 2016, in tre città (Salerno, Vercelli e Pesaro) per facilitare l’incontro tra giovani, aziende e Centri per l’impiego, sembrano di buon auspicio. Utilizzando le risorse europee destinate al Programma Operativo Nazionale (PON) «Iniziativa Occupazione Giovani», sono previste agevolazioni contributive per i datori che, entro la fine del 2017, avranno assunto giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni (con un risparmio, per chi assume a tempo indeterminato, di 8060 euro l’anno).

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.