giovedì, Luglio 2

Giovani contro vecchi nella mega-Valtur europea. È il Titanic? No, è l’Italia Azzolina con imbuti e elucubrazioni, virologi e sedicenti tali a litigare, Conte che media, il rapporto Censis-Tendercapital che ci racconta i giovani assassini della vecchiaia, e l’Olanda che ci dice chiaramente che i soldi l’Europa ce li darà, ma se li spendiamo male, peggio per noi

0

Parlare di sciatteria, come fa lucidamente Chiara Saraceno, a proposito della Ministro Lucia Azzolina e della scuola che esce dalle sue elucubrazioni, è a dir poco una minimizzazione. Si tratta delle solite, purtroppo ormai usuali in questo ceto dirigente scadente come pochi, invero aiutato da una amministrazione tarda, lenta, e ancora più incompetente e comunque demotivata, si tratta, dico, delle solite approssimazioni, mezze misure, cose dette e poi ritirate, ecc.: tipico di chi non ha la minima idea di cosa fare, ma sa cosa è un microfono. Insomma: siamo quasi a Luglio, alla fine di un anno scolastico disastroso, dove neppure l’ultimo giorno di scuola è stato concesso e gli esami sono diventati una farsa, tra tesine scopiazzate e interrogazioni ‘a distanza di due metri’ della durata di un’ora. Ma del resto perché stupirsi cara professoressa Saraceno (cara Collega, se mi permette)? Questa è laculturadi costoro, muniti di imbuti, incapaci di distinguere tra nozione e cultura, tra chiacchiera e scienza, tra qualunquismo e politica, ma tutti ahimè fortemente Tafazzi. Per non parlare della ridicolaggine degli esami (universitari in particolare) con molte telecamere puntate sullo studente, ‘sorveglianti’ a distanza che sbirciano cinquanta TV per scoprire lo studente che copia, famiglie immobilizzate per non essere in grado di aiutare i figlioli e manco possono telefonare, ecc. con linee internet zoppicanti. Una buffonata mostruosa, buona solo per chi ha soldi e disponibilità e, per di più, un ragionevole collegamento internet.

Eppure, sarebbe stata anche qui, la grande occasione per fare sul serio finalmente, sia nella scuola che nell’Università, per costruire scuole adeguate, riparare bene quelle esistenti, riorganizzare le fatiscenti strutture di ricerca ormai centri burocratici produttori di improbabili documenti di valutazione, anzi di au,tovalutazione. Non so dove sia la nostra scuola, ma so dov’è la nostra Università … laggiù nelle graduatorie (certo molto rozze e approssimative, ne convengo, ma sempre rilevanti) in fondo, che a stento si vede e forse nemmeno. Ma del resto, questo Paese che pure ha saputo reagire bene come pochi all’attacco del virus, pur mostrando chiare le falle, le incapacità, le purulenze di un sistema sanitario inadeguato e campanilistico, come, oggi oramai, anche la scienza, perfino lascienzanella diatriba avvilente, volgare, sprezzante e stupidamente campanilistica tra virologi e sedicenti tali, farmacisti e sedicenti tali, ecc. a litigare (anche alquanto volgarmente) sulla infettività e pericolosità del virus, ma sempre con cautela, con parole ambigue, double face. Eccolo, il gap di cui spesso parlo, il gap tra la gente normale (una parte, purtroppo, sempre minore e perfino spaurita) e i presunti tenutari della scienza e del potere, anzi, della scienza trasformata in potere, quando non viceversa, Gallera e Zaia docent.

Non diversamente dalla scuola, dunque, anche il resto. Con molta calma e lentezza, ci si avvia verso una ‘soluzione’ del problema autostrade, con minacce, attacchi, agguati, ritirate, ecc. Alla fine, sembrerebbe, ne uscirà un grande pasticcio, una sorta di ‘cyborg’ o, più probabilmente unozombie’. Anche qui, si doveva e si poteva decidere subito e con chiarezza: dentro o fuori con le rispettive conseguenze. Così, invece, avremo, se ci arriveremo ed è ancora tutto da vedere, una sorta di via di mezzo, un ente bloccato già sul nascere, che finirà per produrre solo guai. Se ben capisco, Conte strilla contro la concessione ai Benetton, ma alla fine cede, ma cede appunto creando il pasticcio. Evviva.
Scrivevo ieri che mozzarella-Zingaretti era venuto il momento che si desse una smossa. Lo ha fatto, cioè ha ‘dichiarato’, e poi? Vertice di maggioranza, in cui si sono confrontati il solito super mediatore Dario Franceschini, la piagnucolosa Teresa Bellanova, l’ormai inesistente, anzi, patetico Alfonso Bonafede. Per decidere che? di rinviare. Zinga, qua o ci si dà da fare o andiamo a mare tutti: alle riunioni di vertice bisogna che vadano i segretari e, se del caso, rompano. Meglio rompere ora e cercare subito di ripartire, sia pure con un nuovo Governo senza Conte e con molto meno Di Maio e Renzi, piuttosto che continuare questo strazio che ci sta portando al disastro.

È il Titanic. Un Titanic, però e ribadisco quanto ho scritto ieri, dove comincio a convincermi che questi ceffi al Governo abbiano scelto quella che indicavo come ipotesi ‘b’: trasformare l’Italia in una sorta di mega-Valtur europea, con popolazione in vita grazie a sussidi e simili. Il sogno, dicevo, di Grillo e, con ironia, di Ricolfi. Bella cosa, in un Paese in cui, pare, i giovani hanno rancore verso gli anziani ai quali preferirebbero fossero date meno cure, per ottenerne di più loro! Se è vero, è la fine della società civile!

Ma il problema vero resta, lo continuo a ripetere, l’Europa.
L’altro ieri è venuto a Roma il Ministro degli Esteri olandese, che dopo un lungo soliloquio, ha detto chiaramente che i finanziamenti del fondo di rinascita -o se preferite dire come Mentana, del ‘necssst generecion iu’ (in italiano normale ‘prossima generazione europea o dell’Unione Europea’)- sono da intendersi condizionati alle riforme e ne ha anche citate alcune. Peraltro, contenute nel piano medesimo, non se le è inventate. Altrimenti, pare che abbia aggiunto, se avete bisogno di soldi subito, c’è il MES.
Ora, però, analizziamo un momento.
Cominciando, appunto, dal MES. Si tratta di soldi subito e parecchi e ne abbiamo bisogno perché le casse sono vuote e la raccolta di fondi sul mercato, oltre a richiedere tempo, costa di più. Si dice che c’è il trucco, che poi arriva la Troika. Ebbene, noi non abbiamo l’avvocato del popolo lì bello che pronto a fare meraviglie? Bene, vada a Bruxelles, negozi un contratto decente e si prenda sti maledetti soldi. Ma se … ma se non è capace di fare un contratto decente, se non ha il coraggio di farlo perché teme che la signora von der Leyen sia più brava di lui e lo freghi, se ha paura di Giggino, se teme Grillo, se traballa di fronte a Casaleggio, se è innamorato di Renzi, per favore se ne torni a casa sua, e così ci libera anche da Casalino.
Ma il punto centrale è e resta l’altro. Se vogliamo davvero accedere ai soldi del fondo di rinascita, che si continua a dire che ammonterebbe a circa 120 miliardi, una buona parte dei quali ‘a fondo perduto’, allora non basta fare un contratto e il discorso del Ministro olandese assume un significato completamente diverso.
Perché è più che evidente, credo, che il solo fatto di avere fatto, sia pure a sé stesso, quel discorso, implica che ormai almeno l’Olanda (dove proprio oggi si è trasferita la ‘Campari’ … non lo ho detto ieri?) l’idea di tirare fuori quei soldi e di darli in qualche modo all’Italia l’ha accettata. Certo, farà melina in ogni modo, cercherà di aumentare la parte da restituire rispetto all’altra, cercherà di ridurne l’ammontare complessivo, ma dovrà dire di sì, come gli altri.

Perché a quel punto, conviene a tutti. A noi per i soldi che arriveranno, sia che li usiamo bene, sia che (come sembra sempre più probabile, purtroppo) li usiamo male, sia che, infine, li usiamo pessimamente nazionalizzando mezza Italia, come vogliono Grillo, Conte e Salvini e magari spegnendo l’ILVA. Agli altri Stati europei per le conseguenze economiche e di concorrenza c’è piena facoltà di scelta.
E ciò perché a quel punto, il bivio di cui parlavo ieri sarà davanti a noi. E se, come temo ogni minuto di più, imboccheremo la strada ‘b’, cioè quella dello spreco, del rinvio, delle mezze misure, dei progetti abborracciati, delle scuole aperte ma chiuse, dei cantieri promessi e mai aperti, ecc., per non parlare delle mazzette dei giochi di potere, dei progetti sbagliati ma politicamente utili, se imboccheremo quella strada, avremo dato il tempo ai nostripartnerdi comprarsi ciò che ancora c’è di buono e poi mollarci al nostro destino, magari dentro l’UE, ma in posizione ancillare e marginalizzata, anche perché non saremo più (come, temo, già oggi) la settima potenza industriale del mondo.
Il messaggio del Ministro olandese è chiaro, e non è né una minaccia, né un memento, è solo la constatazione della realtà: ‘i soldi vi arriveranno semestralmente e quindi o fate come diremo noi o vi possiamo lasciare affogare’.
Lo ha capito qualcuno?

Se qualcuno lo avesse capito oggi, invece delle sceneggiate provinciali di villa Pamphili, avremmo un Governo intero, tutto in Parlamento, a riferire il suo progetto complessivo: a. come riorganizzare la scuola e l’Università e la ricerca; b. quali settori produttivi lanciare con finanziamenti e quali scoraggiare; c. come rilanciare l’agricoltura di qualità e quale; d. quali lavori di risanamento geologico fare subito e quali in prospettiva; e. dove, come e quanto riforestare il Paese; f. come avviare un programma serio di ristrutturazione delle periferie; g. quali linee di collegamento fondamentali lanciare immediatamente; h. quali collegamentiperifericipotenziare e rilanciare, ecc., altro che bonus monopattino! Ma specialmente, come riformare il processo civile e penale, come privilegiare l’amministrazione efficiente rispetto a quella inefficiente, come riportare a unità e coerenza il sistema sanitario ora preda del disordine e della privatizzazione selvaggia, come porre un fine subito alla evasione fiscale: tutti, notate bene, provvedimenti a costo zero, ma a resa immensa.
E invece: cincischiamenti, vertici, colpi bassi, colpi alle spalle, incompetenza e rinvii, rinvii, rinvii e ammiccamenti, ammiccamenti, ammiccamenti.

(Uso, augurandomi che non me ne vogliano, una efficace immagine di ‘Marsala Live’, della quale mi sono ricordato mentre scrivevo)

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.