sabato, Dicembre 14

Gioco patologico, gli strumenti utili per prevenirlo Ecco come le aziende leader del settore, in sinergia con le università, hanno sviluppato modalità per tutelare la ludopatia

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Giocare responsabilmente non è una frase vuota, uno slogan utile solo per le campagne di sensibilizzazione. È un vero e proprio faro, un obbligo morale per tutti coloro che si avvicinano per la prima volta al gioco e anche per chi è appassionato da tempo. 

La responsabilità è quella di conoscere i propri limiti, saperli interpretare e saperne rimaner dentro. Senza questa consapevolezza il gioco non diventa un divertimento e una passione, diventa una prigione, una malattia. Dal 1980 il gioco patologico è infatti riconosciuto come disturbo psichico indipendente, in tutti i sistemi di classificazione internazionale. La sua definizione è legata al gioco “persistente, ricorrente e progressivo” che comporta quindi “conseguenze personali e sociali negative” come l’indebitamento, il disfacimento dei legami familiari, la compromissione dello sviluppo professionale. Una vera e propria dipendenza che quindi porta con sé un serie infinite di conseguenze drammatiche: crisi coniugali, divorzi, difficoltà economiche, debiti, usura, assenze dal lavoro, rischi per la sicurezza, compromissione della salute. 

Per questo la Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze, la FederSerD, offre un valido a “tutte le tutte le persone che girano intorno a loro e hanno disperatamente bisogno di aiuto per gestire una situazione esplosiva”. Così ha spiegato il presidente Fausto D’Egidio, che parla innanzitutto dell’importanza della prevenzione. 

Esistono infatti alcuni sintomi, alcuni segnali utili per riconoscere il giocatore problematico. In questo caso può essere utile anche un autotest o i kit di auto-aiuto. Come quello sviluppato dall’operatore Snai Casinò, che offre supporto a potenziali individui problematici. “Quando il gioco diventa un’esigenza per la quale vengono messe da parte tutte quelle attività sociali, lavorative e relazionali dove ormai anche il principio di paura rispetto alla vergogna, al fallimento, al rifiuto sociale lasciano spazio alla necessità del gioco, quando cominciano a entrare dei processi di pensiero distorti che allontanano il soggetto dalla verità e costruiscono una realtà fittizia siamo già ad una configurazione patologica perché c’è una perdita del contatto con la realtà”, ha spiegato il professor Gabriele Zanardi del Dipartimento di Sanità Pubblica, Neuroscienze, Medicina Sperimentale e Forense dell’Università degli studi di Pavia.

Proprio dalla sinergia tra università, associazioni e aziende di gambling si sono sviluppati alcuni dispositivi molto utili per l’utenza tra questi la possibilità di impostare un limite personale di spesa, con il giocatore che può decidere l’ammontare giornaliero della spesa in gioco, oppure l’autosospensione, con la richiesta di bloccare tutti gli account per un periodo di tempo determinato. 

Piccoli ma utilissimi strumenti per salvaguardare l’esperienza di gioco. Per renderlo davvero responsabile e soprattutto sicuro.

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