venerdì, Febbraio 28

Gioco d’azzardo e pubblicità: il Governo risponde all’ADOC Intervista a Pier Paolo Baretta, Sottosegretario dell'Economia e delle Finanze con delega ai giochi

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L’Adoc segnala diverse mancanze nella regolamentazione attuale riguardo l’esposizione dei più giovani nei confronti del gioco d’azzardo, tra le quali una facilità disarmante con cui un minore può accedere a siti di scommesse e affini senza che vi siano filtri efficaci

Il problema è che lo strumento tecnologico che consente l’utilizzo del gioco online è talmente variegato da risultare poco aggredibile, mi riferisco al gioco che avviene per così dire al di fuori della legge. Per quanto riguarda il gioco online legale invece ci sono controlli e chiavi di accesso che impediscono l’accesso al minore. In questo caso il problema semmai è quello di un eccesso di offerta. Sulle regole riguardo il gioco online illegale il ritardo riguarda quindi la gestione delle nuove tecnologie, un ritardo quello del legislatore che però attiene a molte altre sfere oltre a quella del gioco d’azzardo.

Il giro d’affari attinente al gioco d’azzardo è enorme, ma l’Adoc segnala come il regime fiscale riguardante questo settore (imposta indiretta in media pari all’ 8,7%) sia vistosamente basso

Questi dati non mi risultano. Di fronte ad un totale di giocate pari a 90 miliardi di euro, lo Stato ne riceve 10 solo dalla giocata, e poi agisce la tassazione che sul gioco online si attesta su una media del 20%, composta dal 18% sulle scommesse fisiche e dal 23 % sull’online puro.

 

Su quest’ultimo punto abbiamo voluto risentire Maurizio Vannoli dell’Adoc per avere un’ulteriore delucidazione sui dati relativi alla tassazione sul gioco, che riporta come su 95 miliardi spesi per il gioco dagli italiani (nel 2016), 8,5 sono andati agli operatori e 10 alle imposte di Stato “che nel frattempo ne ha spesi 8 per combattere la ludopatia”, con i restanti 76 miliardi che sono andati alla vincite.

Se però da un lato la tassazione è stata effettivamente aumentata sia per le slot machine che per le VLT (Video Lottery Terminal), ovvero gli apparecchi da intrattenimento simili alle slot machine dalle quali si differenziano per le modalità di gioco più evolute, la vincita massima più alta e la possibilità di pagamento in banconote, il mercato del gioco è stato progressivamente spostato a favore delle VLT.

E qui sta il problema, visto che per le giocate su queste slot machine 2.0 sono tassate in misura nettamente inferiore rispetto alle loro antenate: 5,5% contro il 17,5 %. In un anno 22,8 dei 50 miliardi giocati alle macchinette sono passati alla regime fiscale paradisiaco previsto per le VLT.

Come spesso accade, fatta la legge si è trovato il modo di aggirarla.

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