mercoledì, Agosto 21

Gioco d’azzardo e pubblicità: il Governo risponde all’ADOC Intervista a Pier Paolo Baretta, Sottosegretario dell'Economia e delle Finanze con delega ai giochi

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Una settimana fa avevamo dato voce all’Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori (ADOC) nella persona del suo segretario nazionale Maurizio Vannoli sul tema del gioco d’azzardo e pubblicità in tv. Solo uno degli aspetti caratterizzanti un fenomeno al limite della pandemia, soprattutto tra i più giovani dove le cifre sull’accesso al giro delle slot e delle scommesse sono sempre più impressionanti, come rilevato dall’Adoc nelle inchieste condotte sul tema.

Un mercato, quello dei giovani e giovanissimi, più appetibile che mai soprattutto per le agenzie di scommesse, verso cui la strategia pubblicitaria si sta concentrando con forza aggirando quelle limitazioni che applicate su raccomandazione dell’Unione Europea. Argini che però sembrano essere troppo fragili a dispetto di un segmento che rappresenta un giro d’affari enorme ma sul quale il fisco italiano sembra imporsi in maniera ridicola in confronto a quanto succede per qualsiasi altro bene di consumo.

Molte quindi le perplessità sollevate dall’Adoc, che quindi abbiamo voluto girare ad un rappresentante delle istituzioni molto attivo sull’argomento, il Sottosegretario dell’Economia e delle Finanze con delega ai giochi Pier Paolo Baretta, alla ricerca di risposte sul presente ma anche sul futuro prossimo.

Secondo l’Adoc il modo in cui sono state recepite in Italia le raccomandazioni della Commissione Europea del 2014 non sarebbe efficace

Partiamo dicendo cosa abbiamo fatto finora. L’anno scorso, come governo, abbiamo introdotto una prima forte limitazione alle pubblicità sul gioco d’azzardo dalle 7 alle 22 per tutte le tv generaliste, con quindi un passo in avanti importante rispetto alla situazione precedente. La mia opinione è pero che questo non basti, perché effettivamente c’è un problema che riguarda i canali non generalisti e anche la fascia oraria, soprattutto quella della sera.

Diversamente da altri settori come per esempio quello del tabacco, qui noi non abbiamo una regola europea che vieti la pubblicità, e questo si riflette su problematiche riguardanti la concorrenza di cui dobbiamo tenere conto.

Personalmente penso che i paletti che abbiamo posto per ora siano solo il primo passo di un percorso che dovrà portare alla proibizione totale della pubblicità. È importante non tornare indietro, perché le spinte per una liberalizzazione più marcata per quanto riguarda la pubblicità comunque ci sono.

Lei vede una volontà politica per portare avanti in futuro il processo che avete iniziato o potrebbero prevalere le spinte opposte?

La volontà politica di sicuro si vede, ma ho l’impressione che tutti coloro che portano avanti posizioni proibizioniste finiscano, in assoluta buona fede, per favorire il mantenimento dello status quo. Quindi invece di favorire un avanzamento graduale verso una direzione finiscono per bloccare la situazione, con il rischio che chi dice di voler fare tutto e subito finisce per non fare niente. Paradossalmente anche un eccesso di volontà politica rischia di essere controproducente. Servono soluzioni forti ma proiettate nel tempo.

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