domenica, Marzo 24

Gioco al massacro dei M5S e del PD

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Se la ricorda (forse) solo chi ha ormai i capelli imbiancati: una pacata canzone di Sergio Endrigo, annata 1968. Si intitola ‘Il dolce paese’. Il ‘dolce Paese’ è l’Italia, naturalmente: «dove chi sbaglia non paga le spese / Dove chi grida più forte ha ragione / Tanto c’è il sole e c’è il mare blu».
Un dolce e beato Paese dove vive la gente più antica del mondo, che si contenta di due soldi di pane e speranza: «Beve un bicchiere e tira a campà».
E’ vero che gli anni passano. Trascorsi cinquant’anni, se Endrigo fosse ancora vivo forse non si azzarderebbe più a cantare che «c’è il mare blu», né che ci si sfama sia pure di pane e vino con due soldi; quanto alla speranza meglio lasciar perdere…

Vogliamo dare un’occhiata al ‘nuovo’? Avanzi, vien da dire. Nel senso non che procede, proprio nel senso di qualcosa che costituito proprio da avanzi. Uno va a Ivrea, per vedere che aria tira alla manifestazione organizzata dalla ditta Casaleggio a un anno dalla morte del fondatore Gianroberto.
Ti imbatti, per dire, in Virginia Raggi la sindachessa di Roma capitale. Confida di essere in una sorta di ‘missione-pellegrinaggio’: «Sono qui per ascoltare, per imparare. Noi siamo gente coraggiosa che guarda al futuro, e ci attrezziamo sempre di più per raggiungere i nostri obiettivi a medio-lungo termine».
Povera Roma. Uno magari pensa che il sindaco di una città si debba preoccupare dell’immondizia, se viene o no raccolta; del traffico; dei servizi pubblici essenziali… Raggi guarda al futuro; più prosaicamente meglio sarebbe se guardasse al presente; comunque: «ci attrezziamo sempre di più per raggiungere i nostri obiettivi a medio-lungo termine».
Ah si? E di cosa si tratta? «Bisogna chiedersi come si può essere tecnologicamente progrediti senza essere umanamente imbarbariti». Che vuole dire una frase del genere? Quale progetto si cela dietro il tecnologico progredire che al tempo stesso ci scampi dall’umano imbarbarimento? Ecco che a Ivrea è un gran parlare di «astronavi volanti», «robot umanoidi», «smartphone con le braccia che toccano le cose». Dopo aver guardato il futuro, diamo un’occhiata al presente? Una domanda facile, semplice: a Roma, come vanno le cose? «Bene, bene», è la risposta della signora sindachessa; risposta che raggela: «Bene, bene», cosa? «Bene, bene», dove? «Benebene», quando? Ci deve essere, a nostra insaputa, un’altra Roma, parallela, diversa da quella in cui tutti si vive, dove abitano la signora Raggi con i suoi cari. Non c’è altra spiegazione.
Roma non fa testo, si dirà. Va bene. A parte la non entusiasmante prova televisiva a ‘La 7‘ fornita da Casaleggio junior, il Movimento 5 Stelle sta assumendo una fisionomia rassicurante: nel senso che quella che era un’impressione, ora sta diventando una certezza: sono unnuovoche delnuovoha tutti le lacune e le incognite; ma al tempo stesso delvecchioha tutti i vizi e i difetti. C’è il gran capo, Beppe Grillo, che tutto dispone e impone, divide et impera. Poi c’è la corte dei miracoli dei vassalli, valvassori, valvassini… i Luigi Di Maio e gli Alessandro Di Battista, i volti presentabili come Chiara Appendino. Davide Casaleggio che ‘governa’ con pugno di ferro e guanto di velluto il ‘motore’ operativo del Movimento, che ispira la stessa simpatia di un funzionario di Equitalia quando bussa alla tua porta. Ecco, questi personaggi studiano come governare il Paese, sicuri di ottenere una maggioranza schiacciante.

E c’è anche il rischio di l’incredibile diventi realtà: una masochista Inghilterra esce dall’Unione Europea; gli Stati Uniti eleggono per presidente Donald Trump; perché Grillo non dovrebbe poter varcare un giorno il pesante portone di palazzo Chigi?

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