giovedì, Agosto 13

Gibilterra: l’ostacolo che può far saltare Brexit Un accordo di oltre 500 pagine rischia di saltare per un territorio di meno di 7 km2. Quali sono le ragioni e quali i possibili risvolti?

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Dopo mesi e anni di lunghe e difficili trattative, di scontri, dimissioni e rimpasti di Governo, di polemiche, prese di posizioni e tentativi di istituire un dialogo più o meno costruttivo, di dubbi, passi avanti e marce indietro, l’accordo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea sembra essere giunto in prossimità del suo perfezionamento. Ulteriori incontri e dettagli sono ancora da risolvere, ma le oltre 500 pagine che compongono il trattato che separerà i destini di Londra e Bruxelles paiono aver messo un forte punto sulla cosiddetta Brexit, che da due anni, ormai, occupa i pensieri e le azioni di gran parte del mondo politico e diplomatico d’Europa. Eppure, proprio in prossimità dell’agognato traguardo, una minuscola fetta di territorio di meno di 7 chilometri quadrati rischia di riaprire una porta che sembrava quasi chiusa a chiave. È Gibilterra, Territorio d’Oltremare appartenente al Regno Unito ma incastonato a sud della penisola iberica.

Gibilterra è da lunghissimo tempo al centro di contese fra Londra e Madrid. La Spagna ha tentato in più occasioni di prendere possesso del lato nord delle mitologiche colonne d’Ercole o, comunque, di accordarsi con il Regno Unito per istituire una co-sovranità nell’area, ma i tentativi sono sempre falliti. Solo nell’ultimo cinquantennio, si sono tenuti due referendum: il primo nel 1967, che ha sancito con il 67% dei voti il mantenimento della dipendenza britannica su Gibilterra; il secondo nel 2002, con un rifiuto della sovranità condivisa con gli spagnoli supportato da ben il 98% dei votanti. Un terzo referendum, quello della Brexit, ha riaperto la questione: gli abitanti di Gibilterra hanno infatti votato per il 95,8% a favore del Remain, attirando le mai sopite mire della Spagna, che ha letto in questo risultato suggellato da una percentuale bulgara la possibilità di riaprire il discorso a proposito della sovranità condivisa.

L’accusa mossa da parte della Spagna è la mancanza di chiarezza circa il destino di Gibilterra. Non è chiaro, infatti, quali saranno i rapporti fra Unione Europea e il promontorio a sud della penisola iberica. Madrid ritiene necessario essere interpellata ogni qual volta venga affrontata la questione della posizione di Gibilterra nei confronti della UE e spinge affinché sia messo nero su bianco ogni aspetto futuro. Il Presidente Pedro Sanchez ha infatti fatto capire che, qualora non verrà fatta chiarezza su questa vicenda, la Spagna si riserverà di porre il suo veto sull’accordo finale della Brexit.

L’apparente durezza spagnola sulla questione di Gibilterra può essere spiegata attraverso vari punti di vista. Da un lato, l’area più conservatrice del Parlamento spagnolo ha accusato i vari governi che si sono succeduti dal 2016 a oggi di aver seguito una linea troppo morbida con Londra, non facendo il possibile per riappropriarsi del territorio gibilterrino: Sanchez potrebbe così dimostrare che anche a sinistra la questione di Gibilterra è sentita. Inoltre, a breve, si terranno le elezioni in Andalusia, il primo vero banco di prova per il Partito Socialista al Governo: l’alzata dei toni può anche essere interpretata come una mossa elettorale. In ogni caso, la Spagna non ha mai nascosto le proprie mire sul promontorio e ritiene che ogni accordo che lo riguarda deve vederla coinvolta.

Per chiarire meglio la questione relativa a Gibilterra, abbiamo posto alcune domande a Guido Ascheri, Ragioniere Commercialista e ACA Certified Accountant presso la Ascheri & Partners Ltd.

 

Per quali ragioni Gibilterra è così attrattiva per le compagnie finanziarie spagnole?

Gibilterra è attrattiva per le compagnie finanziarie di tutto il mondo, non solo spagnole. Ad esempio, non si pagano imposte sui dividendi delle società quotate. Ha inoltre altri vantaggi comuni a tutti i Territori d’Oltremare del Regno Unito o ai Territori della Corona: l’Isola di Man e Jersey hanno più o meno le stesse caratteristiche. Gibilterra ha sempre avuto un profilo basso, infatti si parlava spesso dell’Isola di Man, ma quasi mai di Gibilterra. La Spagna ha sempre aspirato a riprendersi la sovranità sull’area: dall’inizio del XVIII secolo, infatti, il territorio è stato ceduto ai britannici a seguito della Pace di Utrecht. Tuttavia, alla base dell’accordo c’è un piccolo difetto: Gibilterra è stata ceduta al Regno Unito in uso perpetuo, non come proprietà vera e propria. Proprio su questo dettaglio giuridico si basano le pretese spagnole su questo territorio. Inoltre, la Spagna ha bisogno di un centro finanziario e vorrebbe entrare a dividersi la torta. C’è un precedente, nella storia: è Andorra, attualmente un principato retto dal Presidente francese e dal Vescovo di Urgell, spagnolo. In passato, per il piccolo Stato dei Pirenei si era creata una situazione simile a quella attuale per Gibilterra, fino a che è stata trovata la soluzione che dura ancora oggi (anche Andorra garantisce vantaggi fiscali).

La ‘guerra’ di questi giorni è dovuta alla particolare natura di Gibilterra: è nella UE, ma al contempo è parte del Regno Unito. Ha la sterlina, come moneta, ma è legata alla UE da un accordo speciale che le permette di gestire le operazioni in euro. Ha, insomma, un piede da una parte e uno dall’altra. Se dovesse uscire con la Brexit, Gibilterra darebbe accesso al mercato europeo a tutte le società finanziarie britanniche, senza che queste debbano passare per Francoforte o Parigi, perché le loro licenze sono comunque valide. Gli spagnoli, dal canto loro, rivendicano come la posizione dei gibilterrini sia cambiata nel corso degli anni, come dimostra il referendum della Brexit.

Il Regno Unito vuole trattare il destino di Gibilterra con l’Unione Europea, mentre la Spagna vuole che la questione venga risolta al di fuori, in un accordo esterno fra le due monarchie. È una situazione spinosa, ma l’impressione è che nulla cambierà, nella sostanza. È una vicenda complicata sotto il profilo istituzionale; sotto quello giuridico manterranno la Common Law. Gibilterra, comunque, non ha mai dato né avuto problemi: l’unico impedimento, al momento, è la pretesa spagnola di avere per sé un centro finanziario che non può avere in casa propria.

Quali settori seguono con maggior interesse la vicenda relativa a Gibilterra nell’ambito della Brexit?

Banche, assicurazioni e le gestioni di patrimonio sono i più interessati alla questione relativa allo status di Gibilterra. Senza dimenticare il gioco: Gibilterra è uno dei centri in cui vengono rilasciate le licenze per il gambling internazionale. In questo è concorrente di Malta: a differenza di quest’ultima, Gibilterra mantiene un profilo più basso.

Quali potrebbero essere gli esiti della vicenda?

È una transazione fra Spagna e Regno Unito, visto che Madrid minaccia di mettere il veto sull’accordo per la Brexit. Tuttavia, la Prima Ministra Theresa May avrà più problemi in casa di quanti ne avrà in Europa: deve far approvare il suo progetto – con alcune modifiche trattate con la UE – dal proprio Parlamento, ma non è detto che riesca a trovare una maggioranza. Inoltre, ci sono alcune cause in corso: secondo alcune interpretazioni, dev’essere il popolo e non il Parlamento ad approvare l’accordo; c’è la richiesta di un secondo referendum; c’è la questione alla Corte di Giustizia Europea, che deve stabilire se eventualmente il Regno Unito potesse rinunciare all’uscita dalla UE. È difficile quindi fare previsioni: che sia con il Regno Unito, che sia in compartecipazione con la Spagna, non cambierà nulla per Gibilterra. I vantaggi che ci sono oggi, ci saranno anche domani.

Che spinge una società a registrarsi a Gibilterra piuttosto che in altre giurisdizioni simili?

Non c’è grande differenza fra le varie giurisdizioni a tassazione agevolata, anche perché più della metà di queste dipende in qualche misura dal Regno Unito. Condividono così la stessa origine, la stessa legislazione di base. Non ci sono elementi che renderebbero Gibilterra più o meno appetibile dell’altra. Gibilterra fa parte della Comunità Europea ma non ha l’IVA e le merci possono girare liberamente senza arrivare fisicamente lì. Conviene a tutti mantenere Gibilterra così com’è.

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