domenica, Agosto 9

Gianni de Conno con gli occhi di Emanuela Bussolati Sognatore gentile, un artista di enorme sensibilità, capace di portarci fuori dal tempo

0

Gianni de Conno, grande artista italiano, famoso soprattutto per le superbe illustrazioni, è morto nei giorni scorsi. Troppo presto.

Se fate come il sottoscritto, e andate su internet a dare un’occhiata alle sue opere, resterete senza fiato. Un sognatore gentile, un artista di enorme sensibilità, capace di portarci fuori dal tempo per andare in cerca di visioni ristoratrici, quanto mai necessarie.

Recupero solo adesso che le nostre strade si erano casualmente incrociate, durante un lavoro effettuato insieme ad un’altra autrice di notevole valore, Beatrice Masini, dove avevo avuto un piccolo ruolo nella fase della gestazione. Gianni era l’autore delle illustrazioni, le avrei viste solo a volume ultimato, un bellissimo progetto della casa editrice Carthusia, sul tema delicato della donna e del cancro. Sono andato a riguardami quelle pagine, una gara di bravura tra i due autori. Immagini e parole che si rincorrono verso l’alto, fino all’ultima pagina.

Non mi attribuisco colpe specifiche per tale occasione persa. Sebbene abbia scritto una ventina di volumi, non ricordo di avere mai frequentato sistematicamente il mondo degli autori, i contatti sono quelli di lavoro, sporadici, qualche fiera di quando in quando. Le affinità elettive sono trasversali, si trovano dove capita, meglio se lontano, ci si arricchisce maggiormente. A meno che non si incontrino persone speciali, come Emanuela Bussolati, illustratrice e autrice, sempre piena di idee geniali, persona con cui riesco a misurarmi spesso su temi di impegno civile. Raramente parliamo di lavoro.

Insieme con Emanuela abbiamo lavorato a una fortunata collana, nota in Italia e all’estero, i cui sei volumi amiamo come due genitori amano o propri figli. Un lavoro ricco di confronto che ancora oggi stimola delle belle chiacchierate. A differenza del sottoscritto, lei conosce molto bene tanti Colleghi, è un’autrice a tempo pieno, anzi una grandissima autrice, i suoi libri sono conosciuti e apprezzati in moltissimi paesi. È stata lei a comunicarmi la notizia della scomparsa di Gianni de Conno ed è a lei che chiedo di farcelo conoscere meglio.

Domenico
Oggi mi avevi detto che Gianni era un uomo molto riservato. Già questo mi era piaciuto, ma ciò che più mi aveva colpito è stata la sincera ammirazione con cui ne parlavi. Era stato questo a farmi sorgere la curiosità di confrontarmi con te. Dimmi qualcosa dell’uomo, conosco la tua capacità di leggere nell’animo, con acume e pacatezza, apprezzo i tuoi giudizi sinceri, che non scadono mai nel compiacimento.

Emanuela
La mia non era una frequentazione assidua: l’illustrazione, come la musica, richiede una dedizione quasi totale e tutte le amicizie tra colleghi sono sporadiche anche se molto forti per affinità del sentire o per pura ammirazione. Nel caso di Gianni c’erano appunto poche parole ma sempre significative e da parte mia una grandissima ammirazione. D’altra parte gli era riconosciuta da chiunque, per la sua poesia, oltre che per la straordinaria tecnica con cui la rappresentava. E la poesia sgorga dal profondo e rimane inimitabile.

Domenico
Ogni artista viene riconosciuto per un tratto caratteristico. Ricordo che Patrizia Zerbi, l’editore della nostra collana, mi aveva detto che tu saresti stata l’illustratrice più adatta al progetto. Era talmente convinta, che si prese tempo tutto il necessario per acquisire la tua disponibilità, perché cercava quelle specifiche caratteristiche. Ti confesso che ancora oggi sono stupito da questa sua consapevolezza, segno certamente di abilità professionale non comune. Ti chiedo quali erano le caratteristiche specifiche dell’artista de Conno, quelle che si è portato con sé e che rimpiangeremo, perché non sono nella disponibilità di altri artisti.

Emanuela
Gianni era così padrone della sua tecnica e così visionario che posso tranquillamente dire che la sua caratteristica specifica era poter affrontare qualsiasi tema, senza mai essere banale. Sempre riconoscibile con il suo stile pacato eppure fortissimo, tutti lo chiamavamo Maestro. E lui, generoso sempre, come chi sa che le tecniche nascono nell’anima e ogni anima è diversa, dava consigli, regalava pennelli, ti diceva come cavartela nei guai di software.

Domenico
Dieci anni fa, quando uscì il primo volume della nostra collana, mi dicesti che era stato un viaggio dentro te stessa. Non credo di avertelo mai detto, ma fu così anche per me. Autore e illustratore, se lavorano a stretto contatto, finiscono per toccare i vissuti del partner e anche per capirne la natura. A riprova di questo, in cucina, me la trovo sempre sotto il naso quando preparo i pasti, c’è appesa una tua dedica, che mi coglie perfettamente.  Guardando le tavole di Gianni de Conno, come mi è capitato di fare spesso nelle ore dopo la sua morte, credo di immaginare che gli scrittori con i quali si è misurato devono essere stati “toccati” dalla sua sconfinata capacità di immaginare universi che prima non c’erano, rendendoli plausibili ma nello stesso rischiando di fare apparire “insufficiente” la scrittura dell’altro, costretto, a sua volta, a sporgersi parecchio dal parapetto.  Vorrei conoscere il tuo pensiero su questo passaggio.

Emanuela
Non penso che in un libro equilibrato si rischi di far sentire insufficiente l’una o l’altra modalità espressiva, compreso il progetto e il design del libro. Un libro convincente è sempre il connubio di queste tre cose e il risultato di un lavoro sereno (non senza tensioni ma sereno) tra autori di immagini e di testi, editori, redattori e grafici (il tutto anche al femminile, visto che l’editoria per ragazzi è quasi del tutto al femminile). I disegni di Gianni, reggerebbero bene anche un piccolo formato ma “respirano” in un formato grande e ancora di più in un formato scenografico, come ho potuto verificare nella biblioteca del Falco magico a Carpi, dove ha illustrato uno splendido boccascena.

Domenico
Ci sono due tipi di autore per bambini e ragazzi, quelli che li conoscono e parlano di loro, e quelli che non li conoscono e finiscono per parlare di se stessi, proiettandosi nei loro personaggi. Come sai, una delle ragioni per le quali mi piace lavorare con te riguarda proprio la tua notevole competenza pedagogica. Ti chiedo, posto che esista una tale bipartizione, dove potremmo collocare Gianni de Conno.

Emanuela
Competenza a comunicare i sentimenti profondi e segreti, i gesti dell’espressione di sé, la poesia di una vita impastata di serenità e sofferenza.

Domenico
Cara Emanuela, una volta, durante un intervallo del nostro lavoro, mi raccontasti un bellissimo ricordo d’infanzia, chissà perché da allora penso che quell’episodio abbia a che fare con il tuo bisogno di parlare con le immagini, una sorta di linguaggio pre-verbale che, tuttavia, è assai più denso di quello verbale. Voglio dire che in un’immagine ci sono più cose e si possono raggiungere spazi molto più ampi.  Mi torna ancora in mente la tua notazione sulla discrezione di Gianni, in fondo anche tu non sei una che tiene comizi. La protagonista di Anna dei Miracoli diceva che le parole ti possono fare viaggiare nel tempo, l’impressione, almeno per la mia piccola esperienza, è che una tavola illustrata vada molto più veloce e arrivi più lontano, di quanto non possa fare una parola. Del resto le immagini, ad esempio, possono raggiungere anche bambini collocati in uno stadio non ancora irrorato dal linguaggio verbale. Se potessi interpretare il pensiero di Gianni de Conno, ora che non può più parlare, cosa mi diresti a proposito di questa propensione a mettere per immagini un pensiero che l’altro autore aveva già scritto con la penna.

Emanuela
Non mi è possibile interpretare il pensiero di Gianni. Posso dirti sicuramente che nelle sue illustrazioni, tutte, anche le più semplici, la bellezza e la poesia sono proprio nella superba, rinascimentale essenzialità e nel desiderio di passare più livelli di lettura a chi legge non solo compitando le lettere, le parole, le frasi ma anche a chi legge il significato che sta dietro le lettere, le parole, le frasi , quello che ha messo chi scrive, quello che ha interpretato chi illustra e anche quello che il lettore di immagini e parole sarà stimolato a intuire e a creare a seconda della sua specifica sensibilità.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore