giovedì, Gennaio 21

Germania: neonazisti piccoli, ma da non sottovalutare Come e perché si stanno diffondendo i movimenti neonazisti in Germania, ne parliamo con il professore Gaspare Nevola

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Ieri, in Germania, circa 100 poliziotti, agendo in base ai mandati emessi dalla Corte di Giustizia Federale (GBA) il 28 settembre scorso, hanno arrestato sette persone sospettate di essere parte di un’organizzazione di estrema destra che ha aggredito immigrati e pianificato attacchi terroristici verso politici e dipendenti pubblici.

Le persone fermate –tutti uomini compresi tra i 20 ed i 30 anni, residenti in Sassonia o in Baviera – sono accusate  di far parte del gruppo denominato ‘Revolution Chemnitz’, un’organizzazione neonazista sovversiva che prende il nome dalla cittadina tedesca Chemnitz, nel Land della Sassonia (Germania centro-orientale). In una nota  la GBA ha dichiarato che «nel corso di ulteriori indagini abbiamo riscontrato indicazioni tangibili che l’organizzazione perseguiva attacchi terroristici». Come ha riferito in una conferenza stampa la portavoce della GBA, Frauke Koehler, già dal 14 settembre era stato arrestato Christian K., di 31 anni, sospettato di essere il leader dell’organizzazione. La Koehler ha riferito anche che le autorità hanno intercettato le comunicazioni che dimostravano come i sospetti stessero programmando gli attacchi e che «sulla base delle informazioni finora raccolte appartengono alla scena di hooligan, skinhead e neonazisti dell’area di Chemnitz e si consideravano figure di spicco della scena estremista di destra della Sassonia».  Secondo le informazioni del ‘Der Spiegel – una delle riviste tedesche ed europee più importanti – gli uomini avrebbero avviato delle discussioni parlando di ‘Systemwechsel’, un cambio di sistema, tramite una chat di gruppo dell’app di messaggistica istantanea Telegram, che era stato denominato per l’appunto ‘Planung zur Revolution’ (Piano per la Rivoluzione).

Chemnitz, negli ultimi mesi, è salita agli onori della cronaca perché è stata teatro di una forte ondata di proteste guidate da movimenti neonazisti, dopo che un immigrato siriano di 23 anni è stato posto in stato di fermo per aver accoltellato un cittadino tedesco e, sempre per lo stesso caso, è ricercato anche un iracheno. Al momento, però, come spiega ancora il Der Spiegel, non ci sono informazioni che questo gruppo sia riconducibile agli eventi accaduti a fine agosto a Chemnitz, «la questione di come le strutture del gruppo si affacciano sul terreno e se ci sia un ulteriore collegamento in rete nella scena degli estremisti di destra sarà investigata insieme alle autorità sassoni».

A Chemnitz, infatti, il 26 agosto scorso, a seguito dell’omicidio, circa mille estremisti si sono riversati in piazza al grido di il popolo siamo noi’ ed il giorno seguente è nato uno scontro tra neonazisti e manifestanti antinazisti, contenuto solo dall’intervento della Polizia. La risposta delle autorità però non si è fatta attendere ed un uomo di 34 anni è stato condannato, tramite procedura accelerata, a 5 mesi di reclusione per aver mostrato, durante gli scontri, il braccio e la mano tesi, riproponendo il saluto hitleriano. Anche l’opinione pubblica si è fatta sentire. Migliaia di persone e centinaia di associazioni, infatti, si sono radunate pacificamente a Colonia, Dortmund e Gelsenkirchen schierandosi contro il razzismo. Singolare l’episodio del primo settembre a Chemnitz, quando centinaia di persone si sono radunate in piazza per protestare contro il razzismo e la xenofobia intonando il coro, in italiano, «siamo tutti antifascisti», come testimonia il video di un’utente di Twitter.

Sebbene questi avvenimenti siano recenti e l’organizzazione Revolution Chemnitz sia stata sgominata solo adesso, già altri gruppi neonazisti hanno solcato la scena politica e sociale tedesca.

Nel 2011 le autorità tedesche avevano scoperto laNationalsozialistische Untergrund’ (NSU), una cellula terroristica neonazista operativa almeno dal 1997, responsabile di una decina di omicidi in giro per il Paese – definiti i delitti del kebab o omicidi del Bosforo perché la maggior parte delle vittime erano venditori di kebab o fruttivendoli – e tre attentati, tra cui l’attacco a Colonia del 2004. Il processo – costellato da errori e lentezze giudiziarie- presso il Tribunale regionale superiore di Monaco, avviato nell’aprile del 2013, si è concluso lo scorso luglio con la condanna di Beate Zschäpe, unica leader superstite del gruppo, composto, tra l’altro, da Uwe Bohnhardt e Uwe Mundlos, poco più che ventenni al momento della costituzione del gruppo e trovati morti in una roulotte a Eisenach. Nel mandato di cattura della Zschäpe, emanato il 13 novembre 2001, la Corte Federale di Giustizia tedesca aveva definito la NSU un «gruppo estremista di destra», un’«organizzazione terroristica» il cui scopo «era quello di uccidere persone di discendenza straniera» e guidata da «sentimenti anti-statali».

Nel 2015 sono stati arrestati personaggi di punta appartenenti allaOldschool Society’ (OSS) ed, anche in questo caso, mentre cercavano di organizzare attentati via chat. Secondo gli investigatori, l’obiettivo dell’OSS erano moschee, ostelli per richiedenti asilo e rifugiati.

Come riporta lo Spiegel, nel marzo 2017, tre uomini e una donna sono stati condannati a pene detentive da tre a cinque anni. Dopo undici mesi di assunzione delle prove, l’Alta Corte regionale di Monaco ha dimostrato che gli imputati costituivano un’organizzazione terroristica.

Nel marzo 2018, otto membri del gruppo di destra Freital sono stati condannati a diversi anni di prigione. La Corte Suprema Regionale di Dresda ha etichettato la Freital come organizzazione terroristica. La Corte ha dimostrato come il gruppo abbia commesso un totale di cinque attacchi esplosivi contro rifugiati e oppositori politici a causa del sentimento estremista di destra.

La questione neonazista, dunque, è radicata e si attesta già a partire dalla metà degli anni ’90. In un articolo del  27 settembre scorso, il quotidiano ‘Tagesspiegel’ ha ricostruito una mappa interattiva in cui vengono indicate le violenze che appartenenti all’estrema destra tedesca  hanno perpetuato dal 1990, anno della Riunificazione, ad oggi. In totale, sono 169 gli omicidi riconducibili a neonazisti ed altri estremisti di destra. La mappa, seppur mostrando come gli omicidi siano stati commessi in tutta la Germania nell’arco di questi 30 anni, è indicativa del fatto che la maggior parte delle violenze siano state conseguite nella Germania nord-orientale. Un dettaglio da non sottovalutare per capire come e dove sono radicati maggiormente questi movimenti neonazisti.

Per capire meglio le cause e la reale diffusione delle idee neonaziste in Germania, abbiamo contattato il professore Gaspare Nevola, docente di ‘Cultura Politica e Democrazia’ e ‘Scienza Politica’ presso l’Università di Trento.

 

Cosa sta succedendo in Germania? Perché questa diffusione di idee e movimenti nazisti?

In Germania queste pulsioni neonaziste sono in corso ormai da un po’ di tempo, almeno 20 anni, sotto traccia, nascoste, e, a volte, sono arrivate a toccare e lambire sfere parlamentari istituzionali. Quindi, qualcosa dopo il 1989 sta cambiando anche in Germania. Vero è anche la Germania è un Paese molto solido dove le cose vanno bene, quindi tutto finora è rimasto sotto controllo, però gli animi si stanno esasperando. Sono due fattori importanti che si notano anche in Germania: la crisi economica che è anche lì avvertita, soprattutto se abbinata con i flussi migratori. La Germania negli ultimi anni ha accolto oltre 1 milione e mezzo di immigrati e anche i reportage giornalistici ci dicono che la tenuta della politica della Merkel è un po’ in difficoltà, tanto è vero che la stessa Merkel deve rivolgersi alla destra istituzionale e fare compromessi. La Germania è un caso interessante perché è il Paese più solido dal punto di vista economico, ma anche dell’accoglienza e del multiculturalismo. Se anche in Germania cominciano a verificarsi fenomeni di estremismo da parte della destra, direi che le cose vanno male, ed anche peggio. Non dobbiamo però fare confusione: un conto sono gli episodi di estremismo neonazista,  che di per sé da tempo accompagnano la storia tedesca recente, restando però per lo più marginali o rigurgiti del passato; altro conto, e più serio, è il fatto che oggi l’estremismo neonazista, nel clima sociale e culturale esasperato degli ultimi anni, possa trovare linfa, e trascinarsi dietro un qualche seguito popolare.   Chiaro che le azioni violente dell’estremismo neonazista vadano anzitutto combattute con le forze dell’ordine e con iniziative della magistratura. Però, non vorrei che guardando l’indice non si guardasse la luna: l’estremismo dell’estrema destra neonazista è l’indice di un malessere che si esprime anche in forme violente, e in quanto tale deve tenerci vigili e attenti. Ma, almeno al momento, non costituisce un seria minaccia per l’ordine democratico. La situazione diventa veramente preoccupante se e quando fenomeni di questo tipo si agganciano e si collegano al processo di rifacimento della politica che è in corso in Europa e in Occidente, e che ha portato alla ribalta umori popolari e forze politiche di tipo anti-sistema: è questa la partita seria, grave, difficile per la democrazia.

Di chi le colpe? Politiche migratorie dell’UE non sufficienti, perdita di peso della sinistra, crisi della socialdemocrazia tedesca?

È un mix di tutte queste cose. Le forze che hanno governato la politica negli ultimi decenni stanno facendo sempre più fatica a formare maggioranze. I vecchi tabù dell’anti-fascismo, dell’anti-nazismo non reggono più ed evidentemente non ha funzionato qualcosa nella trasmissione culturale di certi valori. Forse sono diventatati troppo astratti e lo vediamo, soprattutto, in queste fasce che sono marginali, ma che sono formate per la maggior parte da giovani. Vuol dire che stiamo fallendo con i giovani, i quali sono in parte passivi ed in parte si radicalizzano soprattutto a destra (ma anche a sinistra). Fino a quando l’estremismo violento resta nei limiti che abbiamo osservato in Germania in questi anni, il pericolo è in buona misura governabile, arginabile. Ma se questi fenomeni dovessero saldarsi con il radicalismo anti-sistema (il variegato arcipelago che chiamiamo con una qualche disinvoltura populismo) allora dovremo arrivare alla conclusione che  nella politica democratica in Europa qualcosa si è rotto, che le cose non funzionano più come funzionavano, bene o male, con alti e bassi, dal dopoguerra. I Governi in questi ultimi  due decenni, in Europa, non sono riusciti a capire che qualcosa stava cambiando. Tanta gente ha paura per la propria propria identità, sente uno spaesamento culturale e psicologico, si sente in condizione di insicurezza, che è anche, non solo, economica.

Quanto sono veramente diffuse e radicate le idee naziste in Germania?

Al momento il fenomeno è minimale, è piccolo. Ma è da movimenti piccoli ed estremi che nascono le scintille. Questo è il vero punto. Se restano tali, io credo che possano essere tenuti sotto controllo. Se la scintilla, invece, trova paglia intorno a sé, allora certo che l’incendio può divampare. L’opinione pubblica e i media accendono molto gli animi riportando certe notizie sempre in modo molto enfatico, con poca attenzione nel cercare di fare comprendere cosa accade, anche riguardo a minuti e specifici episodi brutti. D’altra parte, abbiamo di fronte interi pezzi di società che hanno difficoltà, hanno disagio: anche questo porta alcuni segmenti della società, al momento piccoli, a sposare l’estremismo di destra. È su questo fronte che dobbiamo essere all’altezza nel comprendere e nel trovare risposte. Per il resto, l’estremismo facinoroso e violento è ineliminabile in una società pluralistica e differenziata: l’importante è che resti limitato, circoscritto, a pochi. Oggi, è vero, questi pochi sono un po’ aumentati di numero. Perché?

Quanto questi movimenti stanno influenzando la vita politica e sociale tedesca? Qual è la risposta dell’opinione pubblica?

Quando la situazione politica si polarizza e, quindi, crescono un po’ le posizioni più estreme, anche i moderati di destra si spostano un po’ verso quelle posizioni. Quindi, certo, stanno condizionando la politica, al punto che per fare un Governo in Germania bisogna mettere insieme le due forze che tradizionalmente erano alternative, i democristiani ed i socialdemocratici, e da soli fanno fatica. Non so quanto potrà durare tutto questo. La Merkel è stata molto generosa nelle sue politiche, ma forse avrebbe dovuto fare uno sforzo in più per capire cosa arrivava dalla società: un allontanarsi di una crescente parte della cittadinanza da un modello di società, culturale e di economia, quello neoliberale, che non tiene più. Il problema è che noi viviamo in società che sono costruite intorno ad un modello economico, plurale, di modi di pensare, che ha cominciato a scricchiolare ed ora sta facendo acqua da tutte le parti CANCELLARE. Bisogna provare a  capire, anziché stigmatizzare, quello che sta succedendo. Bisogna capire qual è il sintomo e qual è la causa. Secondo me l’estremismo è un sintomo di un malessere che si esprime nelle forme più dure, più feroci, più nauseabonde, ma è un sintomo. La causa è che le nostre società non funzionano più bene, quindi bisogna ripartire ,ad esempio, dal ceto medio, quel ceto che ora avverte molta insicurezza, molta ingiustizia, perché le forze politiche che hanno governato finora hanno voluto tenere in piedi un sistema che ha alimentato diseguaglianze e marginalità. Da qui la protesta anti-sistema. Noi sociologi e politologi diciamo che una democrazia è sana e si sviluppa se è capace di incorporare le sfide che vengono dal di fuori dal sistema costituito: bisogna incorporare il disagio e la protesta, la sfida, bisogna portarle dentro il sistema e cambiare qualcosa del sistema. Il malessere di questi anni, e non alludo tanto alla sua espressione negli estremismi, che sono circoscritti, ma alla sua manifestazione nei così detti populisti di destra e sinistra: non dimentichiamo che questi ultimi raramente sono cresciuti chiedendo di uscire dalla democrazia, quanto piuttosto chiedendo una maggiore o una diversa democrazia. Gli estremismi di destra sì, attaccano frontalmente la liberal democrazia, ma proprio per questo sono più facili da arginare. Il punto è che la democrazia può anche cambiare: una democrazia vitale, lo ripeto,  deve saper incorporare la domande nuove”, un po’ come nei secoli scorsi. Ci sono state grandi rivoluzioni nelle politiche degli Stati occidentali, come quando, per esempio, si è dato il diritto di voto alle donne, è stato un trauma, come una pressione che è venuta dal di fuori dal sistema e che chiedeva riconoscimento nel sistema. Adesso noi dobbiamo capire cosa fare entrare nel sistema per rinnovare la democrazia,  e cosa no. Un sistema più è rigido, più rischia di saltare per aria, quindi deve essere più flessibile, capire dove c’è il disagio, dove c’è il malessere.

L’opinione pubblica sta reagendo in modo rigido, o surriscaldato, stigmatizzando destra e a manca senza comprendere e questo, secondo me, è un errore che potrebbe essere pagato. Ho letto che questi movimenti di Cheminitz si propongono di superare lo stato di diritto democratico, è chiaro che incontriamo un movimento del genere, sia la politica, sia l’opinione pubblica, sia le forze dell’ordine devono reagire in modo fermo, devono farlo. Il punto importante  è capire cosa circola nella società. C’è molto non detto, molta opinione pubblica che resta confinata nei quartieri e questa non trova sempre eco ne grandi circuiti dei media, dei giornali. La Germania è un Paese molto composto, sia nella sua opinione pubblica, sia nelle forze di Governo, quindi non dà colpi di testa. Ma non è il paradiso terrestre. Curando le cause del malessere profondo e diffuso io credo che si depotenzino anche questi estremismi che adesso hanno buon gioco sfruttando il clima esasperato, ma che di per sé non hanno veri legami con la massa dei cittadini comuni, in Germania come altrove. Se avessero questi legami, se fossero intessuti con la società sarebbe molto più grave il problema.

Nel gennaio 2016 sono scaduti i diritti d’autore del Mein Kampf e da ciò ne è seguita una ristampa e dunque, una conseguente diffusione delle idee di Hitler. Può essere una chiave di lettura per capire questa recente animosità dei movimenti neonazisti? O quanto questa ripubblicazione è frutto di un’esigenza, cioè di una domanda di mercato orientata e proveniente dall’estrema destra? Come questa pubblicazione ha influito sull’opinione pubblica?

Difficile valutare le scelte editoriali e di mercato. Io non saprei valutare la cospicuità della domanda di un libro del genere. Certo è che tutta la letteratura, i linguaggi, i simboli neonazisti hanno sempre sedotto, soprattutto i giovani. Simbolicamente funzionano, molto più di quelli della sinistra che non se li fila più nessuno. La falce ed il martello a chi interessa? La svastica sì. Abbiamo cinema, letteratura e poi abbiamo il caso del Mein Kampf. Io sono dell’idea che una società sana, che è matura e robusta sappia giudicare e fronteggiare cose del genere. Per esempio, in Italia, quando ‘Il Giornale’ pubblicò un’edizione del Mein Kampf, ci fu una polemica. Il problema è come fare leggere il Mein Kampf, come accompagnare questa lettura, non farei delle censure perché c’è il rischio di  irrigidire il sistema democratico, che si chiude in sé stesso ed ha paura. Tu non devi aver paura, tu devi far circolare e semmai devitalizzare certi fenomeni. Forse c’è stata una domanda del Mein Kampf, ma la società di mercato è poi una società commerciale, c’è sempre qualcuno che, alla luce del principio della libera editoria, investe sul Mein Kampf e lo fa circolare. Dobbiamo stare attenti a censurare, perché la censura è l’altra faccia della paura. Se per governare e risolvere le sfide iniziamo a censurare qua e là, la qualità di una democrazia corre il rischio di deperire. Le faccio un esempio di politica olandese. Qualche anno fa in Olanda vi fu un movimento a favore della pedofilia, un’associazione culturale pedofila, che addirittura voleva presentarsi alle elezioni (ma non le fu concesso). Questa associazione venne chiaramente denunciata, si pronunciarono le corti fino alla Corte Costituzionale che emise una sentenza. Molte forze politiche e l’opinione pubblica chiedevano lo scioglimento  di questa associazione. La Corte olandese emise una sentenza secondo la quale l’associazione non andava sciolta, con la motivazione che ritenevano la società e la cultura olandese sufficientemente solida, forte e matura da fare i conti anche con un’associazione del generequesti qua. Capisci, è una cosa che fa riflettere. Se tu ti chiudi vuol dire che hai paura e alla lunga non funziona. Se censuriamo e sciogliamo, vuol dire che temiamo che i nostri valori non funzionino più. E se i nostri valori non funzionano più non saranno le misure giudiziarie a risolvere il problema.

È anacronistico -o paradossale- pensare che questi movimenti si siano sviluppati a Chemintz, in Sassonia, città che la Germania sovietica aveva eletto a simbolo del socialismo e che aveva ribattezzato dal ’52 al ’90 Karl-Marx-Stadt (CIttà di Karl Marz)? Perché proprio in questa regione della Germania e non altrove?  Quale legame tra nascita dei movimenti neonazisti e situazione socio-economica tedesca?

C’è un legame con il crollo dei regimi sovietici e poi con la frettolosa unificazione della Germania. Noi tutti abbiamo decantato le lodi della Germin  profondità. Ora assistiamo ai rigurgiti di una marginalità nella Germania orientale, che è culturale, oltre che economica e sociale. C’è un legame con un mondo che è crollato e quello nuovo, liberale e capitalistico, che non ha distribuito fino in fondo i dividendi ed i benefici del benessere e della democrazia. Se noi guardiamo la cartina notiamo le aree in cui sta crescendo l’estremismo neonazista: sono a due passi dalla Repubblica Ceca, dalla Polonia, cioè nell’ex “altro mondo. È difficile comprendere come mai si verifichi questo. La Sassonia, ad esempio, è una regione stabile, sviluppato, ma il suo modello di vita e di benessere non poi è accessibile a tutti Questo fatto provoca polarizzazione, radicalizza coloro che a quel modello non riescono ad arrivare. Però, anche se questi episodi come quelli dell’ultimo mese in Germania sono clamorosi, non dobbiamo perdere il senso delle dimensioni.

Questi movimenti hanno preso piede nelle aree dove l’immigrazione è più presente o è un fenomeno omogeneo che riguarda tutto il Paese?

È chiaro che i fenomeni più acuti sono dove il fenomeno migratorio, che stiamo tutti sottovalutando, crea dei disagi più forti. Nell’epoca della comunicazione virtuale, però, anche a coloro che non sono immersi nelle aree dense di immigrati arriva una visione della città, del Paese che vive i problemi e le paure dell’immigrazione, un po’ tutti abbozzano una ricostruzione ideologica e generalizzano al loro contesto di vita il disagio e l’insicurezza ancorati altrove. Molti degli umori anti-immigrati arrivano anche da quartieri o città dove l’immigrazione è un fenomeno minoritario, ma la reazione è come se ci fosse una crisi migratoria. È la famosa percezione che stiamo sottovalutando. I numeri contano fino ad un certo punto, poi c’è la percezione, perché gli esseri umani reagiscono a come percepiscono il mondo.

 

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