lunedì, Marzo 25

Germania: Merkel-Seehofer, si tratta per non far cadere il governo Migranti: 'Non ci saranno mai dei rimpatri dell'Ue verso la Libia'. E Macron va in missione in Africa

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Aveva detto in nottata che le sue dimissioni erano congelate per tre giorni. Ora il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, ha dato ad Angela Merkel fino a mercoledì prossimo. Nel pomeriggio i due si sono riuniti insieme al presidente del Bundestag, Wolfgang Schaeuble, come riferisce Dpa. Il presidente però non è ottimista: «L’Unione è sul baratro». Mentre la Cdu vede ancora spazio per un compromesso con la Csu bavarese sui migranti.

Al Consiglio europeo della settimana scorsa sono stati raggiunti dei «progressi ma resta molto da fare». Così Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea. Tra le prime azioni viene annunciata una proposta legislativa, per rafforzare Frontex trasformandola in un vero e proprio corpo di polizia di frontiera, per lavorare in modo più efficace sui rimpatri. Ma contatti vanno avanti anche per la realizzazione di piattaforme regionali di sbarco nei Paesi terzi. Mentre la portavoce della Commissione europea per la migrazione Natasha Bertaud ha ribadito: «Non ci saranno mai dei rimpatri dell’Ue verso la Libia o navi europee che rimandano i migranti in Libia. Questo è contro i nostri valori, il diritto internazionale e quello europeo. Siamo ben al corrente della situazione inumana per molti migranti in Libia. L’Onu è al lavoro per migliorare le loro condizioni, e c’è un meccanismo di transito d’urgenza, per evacuare queste persone dalla Libia».

Intanto il presidente francese, Emmanuel Macron, ha cominciato oggi una visita di tre giorni che lo vedrà impegnato in Mauritania, dove è atteso al summit dell’Unione africana, e poi in Nigeria. Nell’agenda della missione diplomatica figura in primo piano la questione della sicurezza, un tema d’attualità dopo gli attacchi terroristici del fine settimana contro il quartier generale dello stesso G5 Sahel a Sévaré, in Mali, e contro i soldati dell’operazione francese Barkhane, ma anche la questione migratoria.

Nuovo allarme terrorismo in Europa. In Belgio, la polizia ha arrestato una coppia belga di origini iraniane perché stavano organizzando un attentato con dell’esplosivo in Francia, a Villepinte, durante una conferenza organizzata sabato scorso dai mujaheddin del popolo iraniano. La coppia è stata fermata sabato, e nella loro auto la polizia ha trovato 500 grammi di esplosivo e un detonatore. In contemporanea, in Francia veniva arrestato un presunto complice ed interrogate altre due persone, mentre in Germania è stato fermato un contatto della coppia, un diplomatico iraniano che lavora presso l’ambasciata a Vienna.

Passiamo agli Usa, perché secondo il sito Axios Kim Jong Un e Donald Trump potrebbero incontrarsi di nuovo nei prossimi mesi. Si parla infatti di un secondo vertice a New York il prossimo settembre, sempre se Pyongyang farà progressi sufficienti verso la denuclearizzazione. Il viaggio coinciderebbe con l’Assemblea Generale dell’Onu e darebbe alla Corea del Nord un’opportunità diplomatica senza precedenti.

In Medioriente, un palestinese che insieme ad altri tre si era infiltrato in Israele dal sud di Gaza dopo aver passato la barriera di sicurezza è stato ucciso dal fuoco dell’esercito israeliano. «Quattro terroristi hanno attraversato la barriera equipaggiati con cesoie e materiale combustibile prima di cercare di dare fuoco ad una postazione di tiratori scelti sguarnita» ha affermato un portavoce dell’esercito israeliano. Intanto il 74% degli israeliani ritiene che il piano di pace che il presidente Donald Trump si appresta a presentare sia destinato al fallimento, nonostante il 77% dello stesso campione ritenga il capo della Casa Bianca il miglior sostenitore degli interessi dello stato ebraico. Lo rivela un sondaggio del ‘Peace Index of the Israel Democracy Institute‘ e della ‘Tel Aviv University‘.

In Siria invece l’Onu afferma che gli sfollati nel sud del Paese sono più di 270mila, una cifra assai più alta degli ultimi dati diffusi sempre dalle Nazioni Unite.

In Messico, ha vinto le elezioni presidenziali il leader di centro-sinistra del movimento Morena, Andrés Manuel López Obrador. López Obrador ha pronunciato un primo discorso in cui ha invitato i messicani alla riconciliazione. Ed ha assicurato che la coalizione da lui guidata «non punta a costruire una dittatura, per cui i cambiamenti promessi avverranno in base all’ordine istituzionale esistente».

Chiudiamo con il caso Ema, perché la Corte di Giustizia della Ue ha respinto, «per difetto del solo presupposto dell’urgenza e senza nulla anticipare sul merito della questione», la richiesta del Comune di Milano di sospensiva del trasferimento dell’Agenzia europea per i farmaci ad Amsterdam.

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