venerdì, Novembre 15

Germania: Merkel – Schulz, è di nuovo Grosse Koalition La strada sarà in salita o in discesa? Ne abbiamo parlato con il Professor Gian Enrico Rusconi

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La coalizione, quindi, rischia di essere estremamente fragile?

Assolutamente sì. Era il massimo che potevano fare, ma l’ equilibrio dei tre partiti è divenuto più complicato: la Merkel si ritroverà a dover fare la Merkel, non avendo più quella forza e quel prestigio che aveva prima.

Andrea Nahles potrebbe essere l’ ‘Anti-Merkel’?

Sì. E’ un tipo forte, preparato.

In questo senso, trovando nuovamente un compromesso con la CDU e rieditando quella Grosse Koalition che nel corso della campagna elettorale Shulz aveva dichiarato impossibile, l’ SPD, in quanto partito, si rafforza o si indebolisce?

Sicuramente l’ SPD sta rischiando grosso. Però andare all’ opposizione non so quanto sarebbe stato meglio. C’erano voci, addirittura, che prospettavano nuove elezioni e l’ SPD avrebbe peggiorato la sua situazione.  Quindi, tutto sommato, questa scelta è la meno rischiosa rispetto alle altre. Se non si fosse fatta la coalizione e si fosse ritornati alle urne, sarebbe stato un brutto colpo per tutti perché c’è anche il grande silenzio dell’ Alternative für Deutschland che sono più di cento giorni che è in Parlamento, che si comporta abbastanza correttamente, ma è sempre all’ estrema opposizione. Il discorso che si faceva ed è il motivo per cui non ha funzionato l’ ipotesi “Giamaica” è che in Parlamento vi sarebbero state due opposizioni: una a sinistra e una a destra. Il quadro politico è molto cambiato e chi l’ avrebbe detto un anno e mezzo fa quando si parlava dell’ egemonia tedesca della Merkel: è bastato il 12 per cento dell’ AfD che, peraltro, andrebbe guardata bene: è sbagliato dire che sono neonazisti. Certo possono venire fuori anche questi aspetti, ma, secondo me, è una posizione molto forte.

E’ la fase discendente della parabola politica di Martin Schulz?

Stando agli Esteri, non potrà certo fare una politica così forte per conto suo. Dovrà accontentarsi di essere un collaboratore della Merkel. Una delle conseguenze del merkelismo è stata la lenta perdita di valore del Ministero degli Esteri perché era lei a fare la politica estera sia in Europa, sia verso Putin sia verso gli Stati Uniti. Inoltre, ha dato la guida del partito ad una donna che lo ha sostenuto, ma che sa benissimo che lui è impopolare. Quindi è un po’ la fine politica di Schulz che esce di scena, sostanzialmente. Il giudizio di diffidenza che ho avuto nei confronti di Schulz lo confermo. Anche se il giudizio dovesse essere d’ approvazione, bisognerà vedere come riusciranno a mettersi d’ accordo un socialdemocratico alle Finanze e un democristiano all’ Economia.

La Merkel incontrerà maggiori difficoltà in questa legislatura, rispetto ai casi precedenti, a tenere insieme la coalizione?

Sì. Non se l’ aspettava, secondo me, e sarà dura. Senza poi contare che la CSU si porta a casa gli Interni nel tentativo di fermare l’ avanzata dell’ AfD. Anche qui, Seehofer, che si è molto bloccato in questi mesi, è andato a Berlino e ha ceduto il posto ad un altro. Per questo, ho l’ impressione che i partiti tedeschi siano ancora partiti ‘vecchia maniera’, solidi. Molto dipenderà, anche, dal contesto internazionale. Con l’ isolazionismo americano, l’ avanzata della Russia di Putin e poi la Cina, tutto sta cambiando.

 Con questo nuovo governo, la Germania riuscirà a tener testa alle nuove sfide contemporanee?

E’ difficile. Del resto, la Germania era ben incastrata nel sistema precedente. Non è un caso, per esempio, che le maggiori simpatie per la Russia vengano dall’ estrema destra che sta dietro all’ AfD, in omaggio ad una tradizione, per così dire, bismarkiana. Non saprei, anche se, va detto, la Merkel si è adatta spesso a nuovi scenari.

 L’ Unione Europea può tirare un sospiro di sollievo?

No perché non c’ è ancora un chiaro equilibrio. E’ ambiato completamente l’ equilibrio geopolitico.

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