giovedì, Ottobre 22

'Germania, errore tragico fidarsi della Turchia' field_506ffbaa4a8d4

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Tanto più emerge l’immagine quasi agiografica di una Merkel fiduciosa, aperta e tollerante, che ha sedotto molti in Europa. Che ne dice delle lodi che molta stampa le rivolge come all’unico leader europeo affidabile?

L’affidabilità della Merkel dipende dalla forza del suo Paese, non dalle campagne d’immagine.

Eppure la recente copertina dell’Economist…

Quando ero in Sudamerica, negli anni Cinquanta, leggevo l’Economist e fin da allora mi sono reso conto che pensando all’opposto di quel giornale, mi ritrovo regolarmente ad aver ragione.

CONVEGNO EUROPA E MEDITERRANEO  LA COOPERAZIONE TRA SFIDE E OPPORTUNITÀ

Pensa che l’Alternative für Deutschland, il partito che ha trionfato nelle recenti elezioni regionali, sia solo una meteora, come finora lo sono stati tutti i partiti di destra in Germania?

Potrebbe non essere una meteora. Non è una semplice espressione di intolleranza verso gli immigrati ma l’espressione della volontà di molti tedeschi di realizzare l’integrazione secondo criteri ben precisi, più restrittivi. Quanto all’altro cavallo di battaglia del partito, cioè l’opposizione all’integrazione europea, c’è poco da dire: sfonda una porta aperta. L’integrazione europea, per quel che si vede oggi, è fallita.

Puntare sulla carta turca, come intende fare la Merkel, per controllare il flusso dei profughi è un segno di abilità politica o un tragico errore?

Un tragico errore. La Turchia ha appoggiato e forse anche finanziato l’ISIS, in più ha dimostrato a diverse riprese di essere del tutto inaffidabile e di pensare solo ai suoi interessi. Ma soprattutto è ossessionata dalla questione curda che, oggi come in passato, ne determina ogni riflesso anche in politica estera. Per il governo turco i nemici veri sono i curdi, non i jihadisti. Ero ad Ankara ancora negli anni Sessanta e ricordo che nonostante la Turchia fosse già nella Nato e nel Consiglio d’Europa, ugualmente ai diplomatici occidentali era vietato visitare l’est del paese, cioè quelle regioni, un quarto dell’intera Anatolia, abitate a maggioranza dai curdi. Le cose non sono cambiate: la fobia anticurda domina tutto il quadro proprio come allora.

Secondo Lei Berlino non lo sa?

Lo saprà senz’altro. Ma il sapere le cose non impedisce che nascano a volte delle idee pazze. Tanto più è pazza questa se davvero, oltre a soldi, sono state promesse alla Turchia facilitazioni per l’ingresso nell’Unione europea.

Per finire, come giudica gli attuali rapporti politici fra Italia e Germania?

A mio parere non sono granché. La Germania sta consolidando il suo dominio assoluto in Europa attraverso l’economia e impone regole rigide che vanno bene solo a lei. L’Italia cerca di adeguarsi, riconoscendo la maggior forza tedesca, e lo fa anche a costo di commettere vere scempiaggini come il prescrivere in costituzione la parità di bilancio. Ma va detto che al di là delle questioni contingenti, i rapporti italo-tedeschi sono destinati ad rimanere un insieme di assonanze e dissonanze, così come è stato negli ultimi duemila anni.

Può spiegarsi meglio?

Insomma, c’è la cultura, c’è Goethe e il viaggio, il bel canto, la puntualità tedesca, la simpatia italiana eccetera, però quando sembra di essersi intesi, le due mentalità profondamente diverse subito mandano tutto all’aria, o quasi. Siamo destinati a non capirci, pur essendo così vicini. Prendiamo la parola austerità, che noi, forse a torto, associamo a cose tutte negative. In tedesco questa parola non c’è. Ma se ci fosse, esprimerebbe una cosa ai loro occhi così positiva, che sarebbe non un mezzo ma un valore da perseguirsi di per sé, e qui forse hanno torto loro.

Come se ne esce?

Non se ne esce. Dico la verità, è più facile per noi italiani sentirci inclini verso i finlandesi. Non abbiamo niente in comune, ne vediamo uno ogni tanto in vacanza e siamo perfettamente autorizzati a credere di poter vivere con loro in perfetta armonia. Questa illusione coi tedeschi non possiamo coltivarla, né loro con noi.

 

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