venerdì, Settembre 25

'Germania, errore tragico fidarsi della Turchia' field_506ffbaa4a8d4

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Abbiamo chiesto di svolgere una breve ricognizione sulla attuale politica tedesca a un decano della diplomazia italiana, Luigi Vittorio Ferraris, ex-ambasciatore a Berlino negli anni 1981-87, autore di numerosi saggi sulla Germania e di un Manuale delle relazioni internazionali divenuto un classico.

 

Ambasciatore, Lei ha conosciuto personalmente diversi cancellieri tedeschi. Le pare che la Merkel abbia uno stile più autoritario, più accentratore rispetto alla tradizione più recente?

Non direi. Direi piuttosto che le condizioni sono cambiate. La Germania dal 1945 in qua non è mai stata così potente, non ha mai esercitato un’egemonia così netta sul continente. Ed è inevitabile che la sua forza si esprima anche nei modi della sua leadership.

Si tratta dunque di una situazione oggettiva che non è determinata se non in minima parte dalla personalità della Merkel?

E’ così. Mi ricordo le parole pronunciate all’inizio di questo secolo dall’ex- presidente federale Weizsäcker senza nessuna arroganza, ma come una presa d’atto: la Germania è di nuovo una Weltmacht, una potenza mondiale. Aveva ragione, e adesso ce ne rendiamo conto sempre di più. A trattare con l’Iran per la questione delle armi atomiche c’erano i cinque del Consiglio di sicurezza più la Germania. Non ne aveva i titoli giuridici, però ha un grande peso politico.

Resta il fatto che sul cruciale problema dell’immigrazione la Merkel dallo scorso agosto in qua ha in pratica polarizzato l’opinione pubblica europea o a favore o contro la sua politica.

Certamente la Cancelliera su questo punto ha preso delle decisioni discutibili, nelle quali ravviso anche una qualche avventatezza. Tuttavia vanno tenuti ben presenti alcuni aspetti.

Quali?

In primo luogo la politica dell’accoglienza è stata concepita dalla Merkel soprattutto per i siriani. Che non a caso hanno il coefficiente di analfabetismo minore fra i Paesi da cui partono i profughi. Molti di essi dispongono anzi di una buona istruzione e insomma si può pensare che ci fosse e ci sia anche una dose di calcolo nel permettere loro di entrare in Germania, dove si ha un urgente bisogno di mano d’opera.

E poi?

E poi in Germania hanno già avviato molti corsi di lingua e di formazione professionale per arrivare quanto più velocemente possibile all’integrazione dei nuovi venuti.

L’integrazione riuscirà?

Francamente credo che i numeri comincino ad essere troppo elevati anche per la Germania. Non dimentichiamo comunque la caratteristica fondamentale dei tedeschi: rispettano e fanno rispettare le regole. Sarà difficile anche per i nuovi venuti sottrarsi alle regole. Gli immigrati italiani e poi quelli turchi arrivavano in Germania negli anni Cinquanta e Sessanta con idee molto diverse, ma, volentieri o no, si sono poi piegati alle regole. I controlli, compresi quelli semplicemente sociali, sono stretti in Germania e resi più facili dalle relativamente piccole dimensioni delle città tedesche, tolta Berlino. Chi non si integra non trova qui spazi interstiziali più o meno tollerati come nei paesi latini, e vive male.

Le condizioni dell’arrivo dei profughi attuali sono però un po’ diverse.

Sì, non c’è dubbio. Soprattutto ai tempi in cui ero ambasciatore in Germania (1981-1987, ndr) vedevo che i turchi erano molto discreti nella loro pratica della religione. L’islam non giocava un ruolo molto importante. Ora invece le masse in arrivo, o parti di esse, sembrano decisamente ideologizzate in senso religioso. Questo non è un problema di poco conto.

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